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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Martini: riconoscimento anche per le altre coppie purchè senza pari diritti
Martini: riconoscimento anche per le altre coppie purchè senza pari diritti
L'intervento del Cardinal Martini sulle famiglie ovvero il massimo che la parte "progressista" della chiesa cattolica può condedere. Dall'Avvenire di giovedì 7 dicembre.
Venerdì 08 Dicembre 2000
di Redazione
in Religione

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MILANO Messaggio per Sant'Ambrogio: nella società multietnica salvaguardare l'uguaglianza dei componenti e il rispetto delle identità «Politiche più forti per la famiglia»

Martini: tutela per quella fondata sul matrimonio. No all'equiparazione ad altre forme Lo Stato può considerare la rilevanza di altre modalità di convivenza che però non possono pretendere pari trattamento Davide Parozzi



MILANO. Difendere, in Italia e in Europa, il valore sociale della famiglia basata sul matrimonio. No all'equiparazione a ogni altro tipo di convivenza, coppie di fatto o omosessuali. Stabilire una precisa gerarchia per quanto riguarda sostegni e riconoscimenti ai diversi tipi di convivenze. Promuovere, nell'orizzonte di una società sempre più multietnica, modelli di integrazione che difendano una visione della famiglia basata sull'eguaglianza dei componenti, il rispetto delle loro identità e l'aspirazione a una vera comunione. Il cardinale Carlo Maria Martini chiede ai politici iniziative chiare a difesa dell'istituzione familiare basata sul matrimonio. Lo ha fatto durante il tradizionale «Discorso alla città» che si tiene ogni anno alla vigilia della festa del Patrono, Sant'Ambrogio. Un appuntamento che raduna, nella basilica romanica dedicata al vescovo di Treviri, i rappresentati delle massime istituzioni civili. E che ieri, per la prima volta, ha richiamato anche gli oltre 200 sindaci dei comuni della diocesi. Un momento civile forte, quindi, usato dall'arcivescovo di Milano per lanciare il suo appello di appassionata difesa dell'istituzione familiare sottoposta a numerose sfide. Dalla fragilità delle relazioni di coppia ai ritmi della società, ai modelli imposti da una cultura di massa veicolata dai mass-media con messaggi spesso intrisi di «decadimento e banalizzazione». Tuttavia, questa istituzione continua ad avere una forza e una tenuta che smentisce i suoi detrattori e quanti, ancora 20 anni fa, ne profetizzavano, auspicandola, la scomparsa. Educatrice, feconda e stabile. Ma anche capace di essere luogo di «amorevole medicazione delle debolezze dell'umano». La famiglia proposta dal cardinale si riallaccia alla visione «romana e cristiana» ma coglie anche i profondi cambiamenti avvenuti nella società. Senza però mai abbandonare un'idea di fondo: la comunità familiare ha un ruolo pubblico importante nella società nonostante siano forti i tentativi di «spingerla sempre più nel privato». Essa invece, sottolinea Martini « è uno snodo tra persona e società, persino tra persona e stato». Questa «società naturale basata sul matrimonio» - come recita la Costituzione secondo una definizione coniata da Palmiro Togliatti - ha quindi un carattere originario, «precedente allo Stato» il quale è «obbligato ad inchinarsi alla sua autonomia» e a favorirla con i suoi atti. Da qui, sottolinea Martini, discende il fatto che lo Stato stesso possa considerare «l'eventuale» rilevanza di altre forme di convivenza le quali, però, non possono pretendere l'equiparazione, in quanto a status, alla famiglia. Le autorità civili quindi «possono» adottare un «approccio pragmatico e testimoniare una sensibilità solidaristica» ma devono «assolutamente» distinguere la famiglia da altre unioni non fondate sul matrimonio. E qui l'affondo. «Le unioni omosessuali - ha scandito l'arcivescovo - pur potendo giungere, a certe condizioni, a testimoniare il valore di un affetto reciproco, comportano la negazione in radice di quella fecondità (non solo biologica) che è la base della società stessa. Le cosiddette "famiglie di fatto", poi, pur potendosi aprire alla fecondità hanno un deficit costitutivo di stabilità e di assunzione di impegno che ne rende precaria la credibilità relazionale e incerta la funzione sociale. esse infatti rischiano costitutivamente di gettare a un certo punto sulla società i costi umani ed economici delle loro instabilità ed inadempienze». Nasce da qui la necessità di politiche forti a sostegno della famiglia e «diversità di sostegni» e di riconoscimenti alle diverse forme di convivenza a seconda del grado «di apporto alla costruzione sociale». Una differenziazione a cui è chiamata anche la stessa Europa, in nome di considerazioni di «ragionevolezza laica» che, pur nella tolleranza non rinuncia a giudicare le diversità. Un aiuto alle famiglie, quindi, che si traduce anche in scelte politiche in grado di assicurare stabilità e fecondità. No, quindi, a un liberismo incontrollato sulla politica della casa o alla mancanza di una reale azione a favore dell'occupazione giovanile. Va nello stesso senso la richiesta di un welfare che aiuti realmente le famiglie selezionando gli interventi di sostegno e «dove le risorse sono limitate» adottando «criteri selettivi» che «facciano perno sulle condizioni di reddito» e tengano conto del dovere etico e costituzionale della solidarietà sociale. L'ultima sfida è quella della società multietnica. La formazioni di famiglie composte da persone di religione diversa, spesso è motivo di tensioni. Soprattutto in presenza di tradizioni e culture, come l'Islam, in cui vi è «la sovrapposizione di religione e politica e della immediata sovrapposizione del diritto positivo da istanze religiose». Occorre, spiega ancora Martini. un «accorto discernimento». Accanto alla «cordiale» apertura al pluralismo delle culture, è necessario custodire «principi e valori di portata universalistica, retaggio della nostra tradizione europea ed universale» quali l'uguaglianza tra i coniugi e il riconoscimento di eguale dignità e diritti. Davide Parozzi

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