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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Mai più sacerdoti omosessuali?
Mai più sacerdoti omosessuali?
La verità è che la Chiesa cattolica continua a sottovalutare il grave e urgente problema del futuro del prete cattolico
Giovedì 23 Marzo 2006
di Il Giornale di Calabria
in Religione

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di Carlo Rippa

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Il 31 agosto 2005 Benedetto XVI ha approvato la nuova Istruzione vaticana che vieta l'ammissione dei gay al sacerdozio. Il documento, composto da otto pagine, chiarisce inequivocabilmente che: "La Chiesa non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay". Per essere esclusi dall'ordinazione è sufficiente quindi che si verifichi anche una sola delle tre fattispecie indicate nel testo: pratica dell'omosessualità, tendenze omosessuali radicate, sostegno alla cultura gay. Il documento vaticano ha generato inevitabilmente molte perplessità e reazioni varie, sulle quali intendo soffermarmi sia pure brevemente. Anzitutto non si capisce per quale ragione si è voluto condannare in modo specifico soltanto l'omosessualità e non anche la più ampia categoria degli "abusi sessuali", troppo frequenti in tutti gli stadi della gerarchia cattolica, fra i quali rientrano, in primo luogo, la pedofilia e la convivenza, a volte anche palese, con persone dell'altro sesso. Ancora, non si è tenuto conto del fatto che il sacerdozio è una "chiamata di Dio" ed è fin troppo evidente che Dio finora ha suscitato vocazioni sia tra gli eterosessuali che tra i gay e certamente continuerà a suscitare vocazioni fra gli omosessuali, anche dopo la pubblicazione dell'Istruzione vaticana che ne vieta l'ammissione al sacerdozio. Era quindi inevitabile che il mondo gay dovesse sentirsi pesantemente discriminato e che alcuni preti omosessuali si chiedessero se fossero diventati improvvisamente preti "di serie B". In verità, chi ha avuto la fortuna di conoscere qualcuno dei gruppi di omosessuali credenti, presenti in molte regioni d'Italia e nati attorno all'impegno di don Domenico Pezzini, sa benissimo che si tratta di comunità ferme nella fede e salde nella carità, lontanissime dal relativismo fatuo e sciocco del mondo e difficilmente reperibili nelle sonnolenti comunità parrocchiali. Peraltro l'assurdità del documento vaticano che discrimina i gay non è certamente attenuata dalla constatazione che, specie negli ultimi anni ed in alcuini Paesi, come negli Stati Uniti, la presenza di sacerdoti omosessuali sia diventata notevole. La verità è che la Chiesa cattolica continua a sottovalutare il grave e urgente problema del futuro del prete cattolico, non solo in terra di misione e il declassamento delle piccole e medie comunità parrocchiali senza più un parroco residente. Infatti, decresce sempre di più il numero dei preti; si vuotano le piccole parrocchie; ci si illude di risolvere il problema affidando ad un povero prete due, tre e qualche volta quattro comunità, procurando tra l'altro forme di esaurimento nervoso ai pochi sacerdoti disponibi. E tutto questo nel mentre alcune diocesi, pur di modeste dimensioni, risultano incomprensibilmente amministrate da due Vescovi: il nuovo nominato ed il vecchio sostituito, cioè l'emerito. Alla luce delle considerazioni fatte, appare abbastanza evidente che la nuova Istruzione vaticana, che blocca l'ammissione dei gay al sacerdozio, è destinata ad aggiungersi, ingigantendoli, ai gravi problemi già esistenti e a generare molte reazioni negative. Tra le tante voci critiche del documento vaticano, degno di particolare attenzione è il comunicato della Conferenza episcopale dei vescovi statunitensi, a firma del presidente monsignor William Stephen Skylstad, nel quale, fra l'altro, si legge: " fin da quando si è iniziato a discutere di questo documento, nei media si è posta la questione se un uomo con inclinazione omosessuale possa essere un buon prete. La risposta si trova nelle vite di quegli uomini che, con la grazia di Dio, sono stati preti veramente impegnati e hanno cercato ogni giorno non di essere serviti ma di servire il popolo loro affidato, rappresentando fedelmente con le parole e con l'esempio l'insegnamento della Chiesa nella sua pienezza, .....". Un'ultima considerazione sull'argomento fin qui trattato. Nei primi mesi dell'anno appena trascorso, la Giunta regionale della Toscana ha approvato una legge contenente "Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere". Leggendo il testo di detta legge, si rimane favorevolmente impressionati dalla presenza di disposizioni profondamente rispettose della vera natura e della inviolabile dignità della persona umana. Infatti, all'art.10, con riferimento ad ogni singola persona, si parla di "scelta dell'orientamento sessuale o della identità di genere"; all'art.15 si dispone di favorire "l'offerta di eventi culturali e forme di intrattenimento aperte ai divesi stili di vita, così come caratterizzati, tra l'altro, dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere", nonchè di incentivare politiche regionali del lavoro per "i transessuali e i transgender", e ancora, di "promuovere iniziative di particolare rilievo sociale ed istituire circuiti di solidarietà tra gli utenti" al cui scopo le "Usl possono stipulare convenzioni con le associazioni e i gruppi rappresentativi dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere". E' del tutto evidente che per la Regione Toscana ogni scelta sessuale ha lo stesso valore e merita identica promozione; con la predetta legge regionale vengono razionalmente delineate le differenze o dualità dei sessi, nel rispetto della dignità della persona e della legge naturale universale. Dopo la pubblicazione della nuova Istruzione vaticana che discrimina pesantemente i gay, è auspicabile che in Italia, in particolare nella Regione Toscana, si diffondano a dismisura i gruppi di omosessuali credenti, come il gruppo "Kairos", già presente nella città di Firenze: un modo certamente efficace per contrastare la cultura, a mio parere disumana, portata avanti dalla Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.

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