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| "Credevamo non ci fosse più una confessione di Stato |
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| Gianni Long, presidente FCEI, interviene sulla sentenza del Consiglio di Stato |
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| Giovedì 02 Marzo 2006 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Roma (NEV), 22 febbraio 2006 - "Ritengo che la sentenza del Consiglio di Stato sia espressione di una difesa del 'confessionismo' ormai superato. E' assurdo dire che la laicità - pure più volte proclamata - vuole dire in realtà che una confessione di Stato c'è". Questa l'opinione di Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che lo scorso 16 febbraio si è detto perplesso sul recente pronunciamento del Consiglio di Stato, anche perché "evidentemente non c'è chiarezza sull'interpretazione da dare al concetto delle 'eguali libertà delle confessioni religiose' che pure è espressione della Costituzione".
In un'articolata sentenza il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di una madre di origini finlandesi, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocefisso dalla scuola media frequentata dai propri figli ad Abano Terme (Padova). Secondo la sentenza il crocefisso deve restare nelle aule scolastiche perché "è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili", quali la tolleranza, il rispetto reciproco, la valorizzazione della persona, ecc. "Il Consiglio di Stato di fatto dice che è legittimo mettere il crocefisso nelle aule, anche se non ne impone l'obbligatorietà - spiega Long - però sarei molto meno sicuro sul grado di apprezzamento da parte del Consiglio di Stato, se un consiglio d'istituto decidesse di affiggere nelle aule la croce ugonotta (stemma valdese), o la mezzaluna islamica". Il presidente della FCEI ha inoltre ricordato l'esistenza di sentenze della Corte Costituzionale, in cui è chiarissimo il concetto seguente il quale: "Il modo di regolare i rapporti fra le confessioni religiose e lo Stato (Concordato, Intese o confessioni senza Intesa) non comporta una differenza qualitativa fra le confessioni stesse.
Questa decisione del Consiglio di Stato è in evidente contraddizione con quelle sentenze: ribadisce di fatto che la laicità in Italia prevede comunque una differenza tra religioni", conclude Long con una punta di amarezza.
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