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| Scomunicato dai mormoni perchè gay |
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| Il caso del bresciano Pierre Martinazzi escluso dalla comunità. I mormoni: "La scomunica? un atto d'amore: indica la retta via" |
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| Martedì 03 Gennaio 2006 |
| di Bresciaoggi |
| in Religione |
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Il tribolato rapporto tra religione e omosessualità rivive nella vicenda (lunga circa trent’anni e resa nota recentemente dal mensile «Pride») che vede coinvolti Pierre Martinazzi, ballerino, coreografo e insegnante di danza bresciano, e la chiesa dei mormoni della nostra città.
La storia ha inizio negli anni ’70. «Stavo passeggiando per le vie del centro - racconta Martinazzi - e fui avvicinato da due mormoni che, dopo una breve discussione, mi invitarono alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni per partecipare a una funzione».
L’ambiente era tranquillo e Pierre lo frequentò per qualche settimana. «Passai con loro due o tre domeniche - racconta - e alla fine mi convinsero a battezzarmi per diventare mormone a tutti gli effetti. Mi chiesero addirittura se volevo ordinarmi diacono, ma sapendo poco di questioni teologiche, rifiutai».
Il rapporto tra Martinazzi e i mormoni non era destinato a durare nel tempo: «Tra le altre cose, mi infastidiva il fatto che i mormoni sembrassero avere dell’omosessualità una visione limitante e assolutamente inaccettabile».
Trent’anni dopo, Pierre ha iniziato a ricevere lettere dalla comunità che lo informavano sulle iniziative svolte dalla chiesa bresciana fino al gennaio 2004 quando ha incontrato per caso altri due ragazzi mormoni. «Abbiamo scambiato qualche parola - ricorda - e, oltre a dire loro che facevo parte dei battezzati, precisai alcune mie convinzioni sulla scarsa libertà che impone l’obbligo di credere a presunte verità rivelate e presi le difese della diversità e degli omosessuali in particolare».
Dopo qualche giorno, Pierre ha trovato una sorpresa nella casella postale. «Intorno al novembre 2004 - ricorda - mi arrivò una convocazione dal "consiglio di disciplina" presso la sede dei mormoni di Brescia per un colloquio chiarificatore. Non diedi peso alla questione e non mi presentai. Così - scherza ora - ho subito un vero e proprio processo in contumacia». Pochi mesi dopo, la scomunica. «Martinazzi avrebbe avuto la possibilità di parlarne durante il consiglio di disciplina ma si è sempre sottratto al confronto», fanno sapere dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni sottolineando che «ognuno è libero di scegliere di fare ciò che vuole, ma se entra a far parte di una qualsiasi setta ci sono regole che deve rispettare e questo tipo di comportamenti vìola i comandamenti di Dio»
«L’omosessualità - secondo Mario Bellini, presidente di Palo della comunità mormone bresciana - non è compatibile con il pensiero cristiano e noi chiediamo ai nostri aderenti di non commettere atti omosessuali. La scomunica è comunque un atto di amore. Essere scomunicato significa essere fuori dalla comunità. Ma lo scomunicato può continuare a frequentarci, senza ricevere i sacramenti. La scomunica serve per ritornare sulla retta via e, dopo un certo periodo, ci si può anche ribattezzare. Il problema non è di non amare queste persone, ma di aiutare veramente queste persone come potrebbe capitare a un alcolizzato o un drogato».
L’evento, tutto sommato, non cambia la vita di Martinazzi ma, in questo periodo così dibattuto, ripropone una visione dell’omosessualità come qualcosa che si deve per forza estirpare, combattere o aiutare a superare: «Potevo anche lasciar perdere - conlcude Pierre -. In fondo, se non avessi detto nulla, sarei ancora mormone».
(Francesco Apostoli)
IL COMMENTO DELL’ARCIGAY
«Molte religioni sono omofobe E su Brescia grava una cappa»
«La vicenda di Pierre Martinazzi conferma l’omofobia di molte religioni che tendono ad escludere una persona solo perchè è omosessuale». Lo sostiene Luca Trentini, presidente del neonato coordinamento provinciale dell’Arcigay, sottolineando le difficoltà dell’essere gay a Brescia nel 2006.
Sono 2.826 gli iscritti all’Arci gay «Orlando» in provincia di Brescia, ai quali vanno sommati circa 2800 bergamaschi che rientrano sotto la giurisdizione bresciana: «Anche se sono sempre più diffusi gli attestati di solidarietà, siamo ancora molto indietro - sostiene Trentini -: ci sono ancora episodi di intolleranza e di diffidenza derivati per lo più da un’ignoranza intesa come non conoscenza del fenomeno».
Questione di mentalità: «Senza sbandierare ai quattro venti la nostra condizione, vorremmo solo potarla a un normale livello di quotidianità, visto che è nel quotidiano che costituisci una società nuova». Missione che, a Brescia, sembra essere davvero difficile e che si scontra con discriminazioni sul posto di lavoro, senza contare alcuni casi veramente singolari come quello (riferito da Trentini) «del travestito multato dai vigili di Lonato perchè andava in giro indossando abiti da donna». Una realtà decisamente ostica per l’associazione che non riesce a trovare visibilità e che spesso vede molte iniziative bloccate anche a livello politico. Il riferimento di Trentini va al consiglio comunale in cui «la Margherita - sostiene - blocca da tempo l’ordine del giorno sui Pacs».
Promosso due anni fa dal comitato «Un Pacs avanti» (sostenuto da Cgil, Rifondazione Comunista, Magazzino 47, Democratici di Sinistra e Arci) il provvedimento mira a inserire nello statuto comunale l’impegno a una campagna di promozione e discussione sui diritti dei gay: «Purtroppo - conclude Trentini - in città incontriamo spesso una sorta di "cappa bianca" che ci impedisce di dare visibilità a qualsiasi nostra iniziativa».f.ap.
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