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| Due collaboratodi ri "Babilonia" si confessano |
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| In confessionale dettami diversi da quelli propugnati dalle gerarchie ecclesiastiche |
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| Giovedì 03 Novembre 2005 |
| di Babilonia |
| in Religione |
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L’AMORE DI UN UOMO PER UN ALTRO UOMO (O DI UNA DONNA PER UN’ALTRA DONNA) È DAVVERO UN PECCATO? LA CATECHESI RATZINGERIANA CI AVVISA, DICE CHE NON SI PUÒ: CASTITÀ, PREDICA! RECENTEMENTE, BENEDETTO XVI DURANTE IL SINODO HA FIRMATO LE «ISTRUZIONI», IN 16 PAGINE, SECONDO LE QUALI I CANDIDATI CHE RIVELANO TENDENZA OMOSESSUALE, SE NON DIMOSTRANO DI RIUSCIRE A VIVERE «CASTAMENTE» DA ALMENO TRE ANNI, NON SARANNO AMMESSI AL SACERDOZIO. NON È BASTATA LA VOCE DI PADRE GERALD J. CHOJNACKI, RESPONSABILE DEI GESUITI DELLA PROVINCIA DI NEW YORK A FAR RETROCEDERE L’INIZIATIVA PAPALE. NON SI POSSONO MANDARE IN CRACK ALTRE DIOCESI, COME È SUCCESSO A BOSTON, PER GLI SCANDALI DI PRELATI «TROPPO ZELANTI» CON GIOVANISSIME VITE. INSOMMA, LA CHIESA È COSÌ OMOFOBA COME CI È DATO CREDERE? IL NOSTRO OTTIMO CHRISTIAN POCCIA SI «CONFESSA» A ROMA E COSÌ DANIELE STEFANONI A MILANO. LEGGETE QUELLO CHE CI RACCONTANO, PERCHÉ POI IL PENSIERO È ALTRO RISPETTO AI DETTATI CHE LA GERARCHIA ECCLESIASTICA CI IMPONE COME DOGMI INACIDITI.
MARIO CIRRITO
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E G O T E A B S O L V O
d i C h r i s t i a n P o c c i a
Avevo dimenticato l’imbarazzo di raccontare a un perfetto sconosciuto, uno che non sa niente di me e mi giudica in qualche modo, i miei pensieri intimi, di dovergli rivelare tanto di me. Il mistero della confessione m’è sembrato sempre un’umiliazione per mondare la propria coscienza di scelte che i devoti chiamano peccati. Seduto sul legno del confessionale ho sentito la voce del prete attraversare la piccola grata da una parte all’altra e invitarmi alla penitenza. Mi sono fatto muto, all’inizio. Sapevo come cominciare, me l’ero ripetuto molte volte nella testa, ma le parole ora non venivano fuori. Sono venuto qui, in questa chiesa anonima di Roma, per capire. Per confessare, come farebbe un buon cristiano, peccati (si chiamano così i miei desideri) che ho commesso consapevole di farlo, perché fanno parte di me, della mia vita di uomo e dell’amore che tento di offrire e conquistare. Sono entrato da quella porta di legno di fronte a cui sta un uomo vissuto duemila anni fa e messo in croce, odiato dai maestri di fede e tradito, rinnegato persino dai suoi discepoli, e ucciso, si dice, per aver nutrito troppo amore per noi; sono entrato per capire perché quelli che a lui si rivolgono e in nome suo parlano, condannano l’amore che io non voglio rinnegare: l’amore di un uomo per un altro uomo. Voglio saperlo sottomettendomi, come un peccatore, alla confessione davanti a un ministro di Dio, spiegandogli la mia omosessualità e chiedendogli che mi spiegasse, lui, perché la Chiesa non è disposta ad accettarmi. Non c’era risentimento né volontà di essere accolto nel popolo di Dio. Lo facevo per pura scienza. “Sono omosessuale”. Vinco la mia riluttanza a dover chiarire le mie inclinazioni affettive e sessuali, soprattutto a uno sconosciuto in tonaca nera, e comincio. «Sono omosessuale e voglio sapere cosa dovrei fare per essere accettato dalla Chiesa.» Dall’altra parte la risposta non viene subito. Deve volerci qualche secondo per mettere in fila le parole da dirmi, mi pare di sentire un sospiro, poi la voce. «Devi vivere in purezza e castità », mi dice il sacerdote, come fosse una cosa banale, tanto banale da sapere, lui e io, che non è possibile. A meno che non mi faccia prete. E pure in quel caso non ci giurerei. «Ma io non voglio rinunciare ad avere rapporti sessuali» è la mia risposta piccata e mi sento pronunciarla con un tono di sfida e un po’ mi assale il senso di colpa. In fondo sono io a essere nel posto sbagliato, a parlare con uno di cui so benissimo la riprovazione nei confronti delle mie scelte. Deve averlo capito, perciò mi invita a proseguire il discorso fuori dal confessionale e quindi fuori dal sacramento. Non conosco bene le procedure, ma onestamente mi sento sollevato. Usciamo e ci sediamo su una delle panche. Guardarsi negli occhi è meglio. «Il punto di vista della Chiesa è che fuori dal matrimonio è peccato avere rapporti sessuali. Quindi non solo il sesso tra due uomini o due donne, ma anche tra un uomo e una donna non sposati non è consentito». «La Chiesa non permette a due uomini di sposarsi, è ovvio quindi che il sesso fuori dal matrimonio è la sola possibilità per gli omosessuali» – gli rispondo. Guarda altrove, si aggiusta a sedere sulla panca. Mi pare si faccia comprensivo. «L’amore tra due persone non è mai condannabile. La posizione dottrinaria della Chiesa è rigida, ma io credo non ci sia nulla di male se due uomini si amano». Mi sorprende. Immaginavo di dover litigare o almeno di far valere le mie ragioni con maggiore tenacia, e invece mi ritrovo ad averla vinta facilmente, senza combattere. E allora forse è vero che c’è una crepa insanabile tra i vertici del Vaticano, con le loro posizioni reazionarie e omofobe, e i sacerdoti che vivono a contatto con le persone. O magari quest’uomo di mezza età con il crocifisso appeso al collo, è solo un’eccezione. “La giustizia divina è insondabile”, conclude. Che qualcuno lo spieghi a Ruini e Ratzinger.
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C O N F E S S I O N A L I M I L A N E S I
di Daniele Stefanoni
Per noi milanesi il Duomo è un po’ un punto di riferimento, una presenza che ti accompagna da sempre e che sai che sarà lì per sempre. Vuoi per le guglie che svettano così in alto che da tante parti della città le vedi spuntare, vuoi per quella Madonnina così dorata e illuminata da fare tenerezza nel grigiore generale, vuoi per le pubblicità dei telefoni cellulari che coprono i lavori di restauro e che ti tengono informato sulle ultime uscite tecnologiche. Se oltre a essere milanese sei anche religioso, beh la musica cambia, perché il nostro Duomo non è proprio il luogo più adatto per il raccoglimento e la meditazione. Tra frugamenti alla mia tracolla da parte della polizia che presidia l’ingresso, giappocino- indonesio-mediorientali che galoppano chiassosi tra le navate, corsie canalizzate e divieti di accesso, mi si affaccia alla mente l’immagine del supermercato. Ma mi sforzo subito di far rientrare nel fondo della mente l’immagine blasfema, per carità. In un angolo, mi accoglie confortevolmente un moderno confessionale, con impianto a cristalli liquidi che informa sulle generalità del sacerdote confessore e con sistema di luci verde-rosse che regolano i flussi dei fedeli. «Si accomodi caro», «Buongiorno padre, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Senta io non so cosa raccontarle dei soliti peccati, niente di che, solo qualche messa saltata, qualche preghiera della sera sfumata nel sonno. Ma sono qui per un altro motivo, ecco io sono OMOSESSUALE. Sì ha capito bene, sono GAY». Ossignur! Mi affretto a specificare che sono assolutamente felice e tranquillo nella mia condizione, ma gli dico che mi disorienta invece l’atteggiamento duro, escludente, mistificatore della Chiesa di fronte a questo tema. «Niente di così duro figliolo, in una lettera di un po’ di anni fa si dice con molta delicatezza, mi sembra, non vorrei sbagliare che ehmm, insomma, mi pare…». Vabbè. Il pacioso padre con il sorriso stampato sul volto mi rassicura sul fatto che devo riconoscere il mio “limite” (l’essere gay?) e «non bisogna mai presumere delle proprie forze». Mi sforzo di portarlo sul concreto, perché non lo seguo più nei suoi voli pindarici sullo spirito, l’amore, la trinità: «Senta padre, io ho un compagno [magari!] da molto tempo, ci amiamo, guardiamo al futuro insieme. Non posso voler bene al mio compagno senza farci anche l’amore, come invece vieta il Catechismo della Chiesa Cattolica!». Candido mi risponde che un uomo e una donna possono formare una famiglia e due uomini no, quindi niente sesso, ma solo amicizia tra persone dello stesso sesso. Provo a obiettare che, a dispetto di quanto dica lui, il mio è amore e non amicizia, ma non vuole sentire ragioni: posso dirgli che c’è realizzazione umana, emotiva e fisica nel mio rapporto a due, ma non importa, è un errore in sé, perché non segue la volontà di Dio, che è assolutamente eterosessuale: «è evidente!». Se lo dice lui! Con buona pace della mia felicità. Eppure proprio evidente non è il suo teorema, perché mi cita in modo generico e impreciso nomi di libri della Bibbia in cui ci sarebbero le riprove della sua tesi senza mai scendere nello specifico, ma soprattutto alla domanda se il versetto della Genesi che tanto a cuore gli sta (“Uomo e donna li creò”) non debba essere interpretato storicamente, come si fa per il resto della Bibbia, è sicuro di sé: niente da fare. Insomma la Genesi, dicendo che Dio ha creato l’uomo e la donna, esclude in modo incontrovertibile l’omosessualità: non è forse chiaro? Bello, mi piace questo metodo fanta-teologico: così magari Gesù alle nozze di Cana, trasformando l’acqua in vino, voleva dire che è peccato bere la Coca Cola… “da acqua in vino la trasformò”…. Dopo una sviolinata su quanto la Chiesa di oggi sia aggiornata sull’acquisizione della scienza - anche se sul tema della fecondazione assistita di recente si deve essere distratta un po’ -, mi fa notare che la Tradizione della Chiesa è costante nel dire che l’omosessualità non va praticata. «Padre scusi ma la donna nella Chiesa ha visto cambiare il proprio ruolo, e poi la lingua latina durante le celebrazioni non si usa più, la schiavitù tollerata fino al Concilio di Trento ora è rifiutata, le richieste di perdono del Papa defunto… la tradizione può essere meno tradizionale!». Quando mi muovo su terreni che non conosce e che confermano che questa tradizione tanto stabile non è, mi si indispettisce, nonostante mi consideri un povero ignorante perché mi consiglia delle letture sulla sessualità “più facili e accessibili” rispetto agli scritti del nostro amato Papa. «Insomma padre che devo fare con il mio compagno? Lo pianto e mi cerco una ragazza? Non sarei una persona a metà negando la mia reale sessualità?» «Ma no, non serve negarla l’omosessualità: basta che non abbiate rapporti sessuali. La sessualità non è tutto, la si può vivere senza attuazioni! ». Esco dal Duomo sempre meno convinto della robustezza delle argomentazioni che tradizionalmente la Chiesa usa su questo tema. La chiesetta di San Babila, nell’omonima piazza, è un punto di riferimento per la Milano bene, vi si sono celebrati matrimoni vip, è a due passi dal quadrilatero della moda (che fa chic), ha una struttura assai più piccola e meditativa che concilia la preghiera. «Buongiorno padre» e ripeto quanto detto all’altro sacerdote, serenità della mia vita e fidanzato azzurro compresi. È un fiume in piena il sacerdote, non tace un attimo, neanche quando provo a infilarmi nel suo pontificale cercando di muovere obiezioni timide. Allora mi godo lo spettacolo, non posso fare altro. Quando pronuncio la parola omosessuale (che lui eviterà accuratamente usando giri di parole ogni volta), i suoi occhietti anzianotti si sgranano dietro gli occhiali ambrati alla moda. Mette subito le mani avanti dicendo che sarebbe bene che io mi affidassi a un confessore stabile che mi accompagni regolarmente: non fa mai riferimento a sé stesso, però, come se non se la sentisse di riaffrontare queste questioni. Mentre parla tira fuori paragoni tra l’infelice e l’offensivo: mi racconta di un suo amico che fa il ladro (!!!), è consapevole del proprio peccato, ma prega e si confessa. «E poi fare lo spacciatore è ben altra cosa che rubare!» Deduco che egli scorga un parallelismo con la condizione gay… Insiste sulla legge naturale, su “uomo e donna li creò”, e tutte le volte in cui, tra mille difficoltà a farmi spazio nel suo comizio, provo a obiettare che l’omosessualità c’è da sempre nel creato oppure che ogni rapporto eterosessuale non è procreativo (anzi è bene che non lo sia), tra lo ieratico e il serafico tronca, sentenziando che nel creato c’è il male che cresce assieme al bene, pertanto ahimè accade che gli etero non procreino e che i gay siano gay. Un teologo sopraffino! La conclusione? «Figliolo, una domanda: ma sei davvero omosessuale? Ma noooooo, vedrai che non è così, secondo me non lo sei, fidati!». Teologo e psicologo! Chissà che, scegliendo interlocutori più attrezzati teologicamente, non esca qualche pensiero un po’ più elaborato. Beh, conviene provare a bussare al confessionale dei Domenicani, magari a Santa Maria delle Grazie, fianco a fianco al Cenacolo di Leonardo. Dopo un paio di tentativi a vuoto (e poi dicono che i cattolici non si confessano… trovassero un confessore ad accoglierli!), mi riceve un paffuto sacerdote che francamente mi spiazza positivamente fin da subito. «Ma non terrai mica il pizzetto per darti importanza?» E mi dà una pacca affettuosa sulla mia gamba accanto alla sua. Mi sta già un po’ simpatico. Questa volta non c’è più il fidanzato del Mulino Bianco e la vita di coppia serena e felice alla Pretty Woman, ma un racconto in cui sono single e in crisi con la fede: «Padre sono omosessuale e la Chiesa mi disorienta con i suoi out-out. Non capisco tanta acrimonia». Udite udite: «Ma te non ce l’hai la Coscienza? Seguila e farai bene». Cerco di fargli capire che vorrei scendesse nel concreto della mia vita con i suoi consigli. Afferra la mia intenzione e mi rassicura circa i discorsi taglienti dei teologi dicendomi che quelli di vita vera e di storie umane, come se ne raccolgono invece in confessionale, non ne sanno niente, dunque fanno in fretta a emettere sentenze tranchant. Bisogna seguire la propria natura perché altrimenti si rischia di essere snaturati, di risultare degli esseri diversi a forza di nasconderla o forzarla. Scendendo ai consigli pratici e pragmatici, come ci tiene a precisare, mi suggerisce di non darmi fino in fondo alla persona di cui mi dovessi innamorare, finché non fossi sicuro anche del suo amore, perché molti gay pensano solo al sesso e poco a metter su una coppia. I suoi occhi sono profondi e appassionati. Aggiunge meditativo, facendo riferimento alla propria vita difficile e sofferta (non mi è dato di capire dai suoi accenni il concreto significato di questa sofferenza però), che immagina un giorno in cui le cose cambieranno e in cui anche noi gay saremo trattati diversamente dalla Chiesa, ma fino a quel giorno conviene stare attenti a esporsi in certi ambienti per non rischiare di incontrare difficoltà gratuite. Finalmente una voce fuori del coro che considera la natura umana non un demone da combattere ma un dono di Dio per cui rendere grazie. Per la prima volta in questi giorni esco sorridente dal confessionale. Grazie padre sconosciuto della chiesa famosa, le tue parole trasmettevano coraggio e fiducia nella vita al di là di mille teoremi teologici. Questo articolo ha ricevuto 292 visite.
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