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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Celibato dei preti cattolici, una ferita al cuore
Celibato dei preti cattolici, una ferita al cuore
I preti e il sesso, viaggio tra i segreti del desiderio negato. Prima dell´abbé Pierre altri casi di "outing" celebri.
Domenica 30 Ottobre 2005
di la Repubblica
in Religione

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SABATO, 29 OTTOBRE 2005



Pagina 39 - Cronaca



Ma in Italia sacerdoti e religiose vivono in solitudine le relazioni che nascono sul sagrato



MARCO POLITI



ROMA - Hansjoerg Vogel, vicepresidente della conferenza episcopale svizzera, ha detto apertamente ai fedeli di amare una donna e di aspettare un figlio da lei. Rembert Weakland, tra i più colti e impegnati dell´episcopato statunitense, confessò dal pulpito di avere avuto vent´anni prima una relazione con un seminarista. Chiese scusa per lo scandalo e si meritò l´applauso dai fedeli. Robert Fortune Sanchez, vescovo di Santa Fe, non fece outing spettacolari, in compenso i suoi superiori gli scoprirono cinque amanti.

Storie clamorose che hanno chiuso il secolo trascorso e possono ripresentarsi ogni momento. Il desiderio irrompe tempestoso nelle vite dei celibi in tonaca. Pochi ne parlano, mentre una legione vive in silenzio drammi, tentazioni, lacerazioni. La suora che si lascia avvicinare sul bus, il frate bibliotecario che ogni giorno alle 11 incontra la baby sitter, il prete che vaga nei parchi di notte. Spesso solo lo scandalo dà voce a chi si è represso per giorni, notti, anni. «Amo la mia donna e non me ne vergogno. Non ho rubato, non ho ucciso, non sono mafioso», dichiara con disperata spavalderia il trentatreenne don Giuseppe Noto, parroco a Castelvetrano, fuggito l´anno scorso con una ventitreenne studentessa di teologia. «Mi sono invaghito di lei, c´è stato un trasporto cresciuto piano piano, mi sono innamorato, è diventata un´ossessione», confessa al magistrato in Piemonte (nel febbraio 2004) don Roberto Volaterra, dopo aver insidiato una quattordicenne.

Sono un terremoto i desideri per chi ha promesso la grande rinuncia della carne. Tanti tra preti, monaci e suore riescono a tenere in pugno il proprio destino, tanti crollano una o più volte. E allora o imboccano la via del concubinato clandestino oppure entrano nella spirale caduta-rimorso-pentimento-ricaduta. A meno che non intervenga una svolta decisiva che li porti al matrimonio e all´abbandono dell´abito o ad un rinnovato impegno pastorale come l´Abbé Pierre.

Franco Barbero, sospeso a divinis nel 2003 perché benediva coppie omosessuali, ha ricevuto via e-mail molte confessioni di religiosi. «Celebravo la liturgia e davanti a me c´era la donna che mi ama e piangeva». «Mi sono innamorato di Laura e andrò avanti». «Voglio restare prete, ma ho paura che scoprano che amo Maria». «A trentotto anni so solo fare sesso e non ho mai imparato ad amare».

Don Vinicio Albanesi, responsabile della Comunità di Capodarco, ricorda preti che a un certo punto si sentono presi nella trappola del desiderio «e non si capacitano di ritrovarsi in un contesto per loro così complicato». Più terribile, aggiunge, è lo stato di chi intraprende una relazione omosessuale, perché «deve gestire una doppia difficoltà: la questione della castità e della diversità». Gli esiti? Se la soluzione non è limpida «possono manifestarsi turbe o si può venire schiacciati dalla situazione».

Per Ausilia Riggi, ex suora che in un suo libro si è occupata anche delle «donne dei preti», incide la dimensione in cui si svolge il gioco del desiderio tra l´uomo sacerdote e la sua controparte femminile: «La sfera del sacro suscita un interesse morboso e sofferto al tempo stesso. Lui è quello che si apparta, si eleva, si sublima, e può scattare il gioco del gatto e del topo in cui non si sa chi è l´uno e chi l´altro». E´ un gioco delle ombre, un incrociarsi di attrazioni ambigue. «La donna - dice la Riggi - è spesso incantata dal sacro. Ci sono altri uomini che potrebbe desiderare o da cui viene desiderata, ma lei vive l´incantamento della situazione ambivalente». E il maschio prete? «Oscilla tra il sentirsi prediletto nella sfera divina e l´immergersi nel fango del peccato. E´ tra la sua chiamata universale e il richiamo del Paradiso Terrestre della sessualità negata».

A ottantun anni Gaetano Bonicelli, già vescovo di Siena, nega di aver mai ceduto alla tentazione del desiderio. «Ho scelto di farmi prete in terza liceo, non sono mai stato sfiorato da tentazioni né mi sono mai pentito». Ma di preti aggrediti dall´eros ne ha conosciuti parecchi e una dozzina di loro li ha aiutati a sistemarsi perché dignitosamente lasciassero la Chiesa e trovassero da vivere. «Il desiderio di una donna - spiega - si fa spesso strada nell´isolamento del prete, quando si sente abbandonato, incompreso, magari in conflitto con i superiori. Allora la donna che collabora con te può diventare la donna-madre che ti comprende, ti è vicina e tutto sa». Ma ci sono altri desideri nella vita di un sacerdote altrettanto divoranti. Il bisogno di soldi o la tentazione dell´alcol. «Ho celebrato parecchi funerali di preti, morti nella semplicità più assoluta e avevano miliardi da parte! Miliardi». Frutto di un´ansia segreta di sicurezza. Così come il ricorso alla bottiglia è l´altra faccia del sentirsi soli e senza futuro. Altre volte il prete si rifugia nel gioco del potere.

Abati o vescovi pronti ad ammettere di aver seguito l´impulso del desiderio in Italia non se ne trovano. Tranne gli ex. Rosario Mocciaro, a suo tempo uno degli animatori della Comunità di San Paolo, racconta di come da viceparroco nel palermitano, a ventisei anni, incontrò una parrocchiana diciottenne «bruna, bella, intelligente». Un innamoramento lento. «Forse il primo segnale l´ha mandato lei. Da come si avvicinava, dalla frequenza con cui mi cercava. Ma era una cosa purissima. Io cercavo di rimuovere, poi nell´arco di dieci anni è cresciuto un rapporto profondo».

Alla fine si sono sposati e lo sono ancora.

«In ogni caso - commenta il monaco Enzo Bianchi, della Comunità di Bose - il celibato è una ferita al carne, alla psiche, al cuore. Perciò richiede una grande lotta spirituale. Bisogna riuscire ad amare interamente Dio e i fratelli. Ma si ama un partner perché lo si è conosciuto, mentre Dio lo amiamo prima di conoscerlo. Ecco la lotta». Nel desiderare, conclude, il sesso conta in genere molto poco. «Vale più una carezza, uno sguardo, la nostalgia della paternità».

Sostiene un vescovo come monsignor Maggiolini di Como: «Ai miei giovani preti dico che se non provano il desiderio di una donna a trent´anni e quello della paternità a trentacinque, sono da visitare». Poi - aggiunge - dev´esserci la capacità di convogliare tutto nella completezza di una vita dedicata agli altri: «Una grande tensione, con le sue gioie e anche le sue sofferenze».

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