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| Rivoluzione Ratzinger |
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| Meno discorsi. Meno bagni di folla. Nuove nomine in arrivo. Così il papa sta cambiando il Vaticano. E un sondaggio esclusivo rivela: agli italiani Benedetto XVI piace |
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| Venerdì 21 Ottobre 2005 |
| di L'Espresso |
| in Religione |
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IL DOPO - WOJTYLA
di Sandro Magister Al suo primo libro come papa, che raccoglie i suoi discorsi a Colonia ed è venduto in questi giorni in tutto il mondo, Benedetto XVI ha dato un titolo audace: 'La rivoluzione di Dio'. Ma la vera audacia è là dove egli scrive che il big bang della rivoluzione divina "il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo" è in una fragile, bianca ostia consacrata, sacramento della reale presenza di Gesù uomo e Dio. L'immagine di Benedetto XVI in ginocchio e in silenzio davanti all'eucaristia è ormai l'immagine chiave di questo pontificato. è stato così in agosto con il milione di giovani di Colonia. è stato così a metà ottobre con i centomila bambini di piazza San Pietro. è stato così anche con i 250 vescovi e cardinali riuniti a Roma per il sinodo, nella severa adorazione eucaristica di lunedì 17 ottobre. Ovunque con l'ostia raggiante sull'altare così simile a quella dipinta da Raffaello al centro della 'Disputa del Santissimo Sacramento': il capolavoro che è anche il manifesto teologico con il quale la Chiesa si narra, e che Benedetto XVI ha voluto dominasse l'aula del sinodo dedicato, appunto, all'eucaristia. Pochi ci avevano creduto, quando nel suo primo viaggio fuori Roma, a Bari, alla fine di maggio, papa Joseph Ratzinger aveva rilanciato il motto di quei martiri dell'antica Roma: 'Sine dominico non possumus', non possiamo vivere senza la messa nel giorno del Signore. Eppure l'eucaristia era ciò che distinse fin da subito i primi cristiani, a giudizio dei pagani. L'eucaristia era ciò per cui affrontavano il martirio. Per san Benedetto e papa Gregorio Magno celebrare la liturgia e costruire la civiltà erano tutt'uno. Il più grande evento di Chiesa dell'ultimo secolo, il Concilio Vaticano II, ha lasciato proprio nella riforma liturgica il suo massimo segno. Oggi come ieri la messa è la misura dell'identità cattolica, a partire dal 'fate questo in memoria di me' di Gesù nell'ultima cena. Nel panorama della Chiesa mondiale esplorato in tre settimane di sinodo dal 2 al 23 ottobre, le cristianità più fiorenti si sono rivelate quelle dove l'eucaristia è più creduta e celebrata, anche al prezzo della vita. Benedetto XVI non fa altro che prendere terribilmente sul serio questa realtà fondante del vivere cristiano. Ma ciò che colpisce è che le folle prendono sul serio lui. Ne è una conferma lampante l'inchiesta che la Swg ha svolto per 'L'espresso', il primo test sul nuovo papa a sei mesi dalla sua elezione. In maggioranza schiacciante, quasi 9 su 10, gli intervistati dicono di trovare 'comprensibile' quello che Benedetto XVI dice. E da quello che del nuovo papa comprendono ricavano un giudizio molto lineare, anch'esso espresso a maggioranza nettissima: che è un papa sì conservatore, ma aperto al dialogo, e non invasivo sul terreno politico. Insomma, a volergli dare un voto da 1 a 10, lo promuovono con un 8. Certo, raffrontato a quel gigante che è stato Giovanni Paolo II, da molti già venerato come santo, papa Joseph Ratzinger sconta il distacco di partenza. Nell'inchiesta, due italiani su tre continuano a preferire il predecessore, sulla cui tomba, sotto la basilica di San Pietro, sfilano in media ogni giorno quasi 20 mila pellegrini da tutto il mondo. Ma a guardare le cifre di quelli che accorrono in Vaticano alle udienze del mercoledì e in piazza San Pietro agli Angelus della domenica, il nuovo papa letteralmente doppia il predecessore. Nei mesi tra maggio e settembre, nel 2004, andarono alle udienze di Giovanni Paolo II in 194 mila. Negli stessi mesi, nel 2005, a quelle di Benedetto XVI sono andati in 410 mila. Idem per gli Angelus: 262 mila presenze in cinque mesi con papa Karol Wojtyla, 600 mila negli stessi mesi del 2005 col nuovo papa. A registrare questi dati è la prefettura della casa pontificia, l'organismo vaticano che governa le udienze. Eppure Benedetto XVI non compie gesti ad effetto, non martella frasi roboanti, non incoraggia applausi ed osanna. Si sottrae alle feste di massa che continuano a essere organizzate nello stile di papa Wojtyla. Lui arriva solo per celebrare e predicare. A Colonia ha offerto a un milione di giovani un'impegnativa lezione di teologia eucaristica. Ai bambini della prima comunione ha spiegato perché andare a messa, confessare i peccati, adorare Gesù nel sacramento. Nell'uno e nell'altro caso il culmine è stato un momento di adorazione silenziosa davanti all'ostia consacrata. E c'è riuscito. Il silenzio adorante è davvero un distintivo di questo papa sulla scena pubblica. Ma esso ha effetto anche sul versante interno della Chiesa, quello del suo governo ordinario. Il divario tra il pensiero e l'azione di Benedetto XVI e le prestazioni medie degli uffici vaticani è così netto che la curia ne è come intimorita e ridotta al silenzio, in attesa delle nomine e degli aggiustamenti che il nuovo papa farà. Un ricambio importante c'è già stato, con l'arcivescovo americano William J. Levada chiamato al posto che era stato di Ratzinger alla testa della congregazione per la dottrina della fede. E molti pensano che col nuovo papa questa congregazione riavrà, sulla curia, quel primato che ha avuto per secoli, fino a quando Paolo VI glielo tolse per passarlo alla segreteria di Stato. Ratzinger non ha mai amato le burocrazie ecclesiastiche, né in curia né fuori. Da cardinale criticò più volte l'elefantiasi soffocante di talune conferenze episcopali nazionali, specie la tedesca e quella degli Stati Uniti. In curia, è logico aspettarsi da lui un ridimensionamento della segreteria di Stato. Come successore dell'attuale titolare, il cardinale Angelo Sodano, alcuni sperano e altri temono che Benedetto XVI chiami un uomo nuovo da fuori: un arcivescovo oggi a capo di una grande diocesi. Tra gli uomini di curia, un aspirante segretario di Stato come il cardinale Crescenzio Sepe non ha chance. Piuttosto ne può avere l'attuale ministro degli esteri, Giovanni Lajolo. è stato per anni nunzio in Germania, parla il tedesco ed è ben conosciuto da Ratzinger. Lo scorso 9 settembre, a Cracovia, ha tenuto un discorso su 'Il ruolo della Chiesa e dei cristiani nel futuro dell'Europa' di taglio molto ratzingeriano, che è stato letto come il manifesto di un'autocandidatura. C'è però un handicap che pesa su Lajolo. Come nunzio, ha governato per anni le nomine dei vescovi in Germania, che in maggioranza sono oggi contrari alla linea conservatrice impersonata da Ratzinger, a cominciare dal cardinale Karl Lehmann, da loro rieletto il mese scorso per la quarta volta a capo della conferenza episcopale tedesca. Della nomina dei nuovi vescovi Ratzinger vuole prendersi cura di persona. Ha una conoscenza di prim'ordine dell'episcopato mondiale, che gli deriva dal fatto che ogni vescovo in visita in Vaticano è sempre passato anche da lui, quand'era prefetto della congregazione per la dottrina della fede. E ritiene che una rinascita della Chiesa, come anche una sua pulizia, debba venire da una nuova generazione di vescovi più motivati ed energici. Regnante Giovanni Paolo II, il cardinale prefetto della congregazione per i vescovi, Giovanni Battista Re, aveva carta bianca su quasi tutte le nuove nomine. Con Benedetto XVI non è più così. Un segretario di Stato in sintonia con Benedetto XVI sarebbe sicuramente il cardinale Camillo Ruini. L'intesa tra i due è oggi più forte che mai. è a Ruini che Ratzinger ha affidato la prefazione del suo libro 'La rivoluzione di Dio'. è Ruini, tra i cardinali di peso, il solo ad aver espresso una visione di geopolitica religiosa affine a quella di Ratzinger, capace di riqualificare la diplomazia vaticana. è con Ruini che Benedetto XVI, ancora fresco di nomina, ha combattuto all'unisono e vinto la battaglia dei referendum italiani sulla fecondazione artificiale: l'uno e l'altro convinti che la Chiesa abbia non solo il diritto ma il dovere di parlare e di agire politicamente in difesa dell'uomo dal suo primo istante di vita. Ma per questi stessi motivi tutto fa prevedere che il nuovo papa confermerà Ruini nelle sue attuali cariche chiave, di vicario per la diocesi di Roma e di presidente della conferenza episcopale italiana, anche oltre l'anno 2006 in cui entrambe scadranno. Nella sua prima intervista da papa, trasmessa il 16 ottobre dalla televisione polacca, Benedetto XVI ha annunciato che produrrà meno documenti, rispetto al predecessore. In sei mesi, in effetti, ha promulgato un solo testo di rilievo: il 'Compendio' a domande e risposte del Catechismo della Chiesa cattolica. Anche i discorsi papali li ha considerevolmente ridotti di numero. E i pochi importanti, a cominciare dalle omelie, li scrive lui di suo pugno, oppure li improvvisa. Benedetto XVI ha ridotto drasticamente anche i viaggi, che vuole pochi e mirati. Per il 2006 ne ha in agenda sinora solo due: in Polonia e a Istanbul, a incontrare il patriarca di Costantinopoli. Per il 2007, in maggio, andrà in Brasile al santuario dell'Aparecida, a inaugurare un'assemblea continentale degli episcopati latinoamericani. Il popoloso Brasile è un'area critica per la Chiesa: negli ultimi quindici anni i cattolici sono calati dall'83 al 67 per cento, erosi dall'avanzata delle comunità evangeliche e pentecostali. Nel sinodo di questo ottobre, un gran numero di vescovi ha lamentato lo scarso numero di preti, che in molte regioni rende difficile celebrare le messe domenicali ovunque necessario. Ma quasi nessuno ha proposto come rimedio di ordinare degli uomini sposati. Il patriarca libanese maronita Nasrallah Pierre Sfeir, il cui clero è in larga parte sposato come è d'uso nelle Chiese d'Oriente, s'è espresso anche lui contro l'estensione di tale disciplina alla Chiesa latina: forte della sua esperienza, ne ha evidenziati i grossi svantaggi. In effetti, le grandi fasi di riforma nella storia della Chiesa d'Occidente sono sempre coincise con un rafforzamento del celibato del clero. Per Benedetto XVI questo deve valere anche oggi. Le sfide del XXI secolo esigono preti liberi e forti, interamente dedicati alla causa, a totale servizio di un'unica famiglia, la Chiesa. E per forgiare un clero all'altezza Benedetto XVI ha cominciato col prendersi cura del reclutamento. A Colonia ha dedicato un incontro speciale ai seminaristi. Negli Stati Uniti, ancora sotto choc per gli scandali sessuali, ha fatto partire una 'visita apostolica' nei 229 seminari e una campagna capillare per nuove vocazioni. Un imminente documento della congregazione vaticana per l'educazione cattolica chiederà a tutte le diocesi di non ammettere al sacerdozio giovani incapaci d'essere casti o con pronunciata tendenza omosessuale. Le statistiche confermano che le vocazioni fioriscono dove c'è una Chiesa esigente, mentre calano a picco nelle diocesi lassiste. Quanto poi alla "sporcizia" lamentata da Ratzinger nella memorabile Via Crucis dello scorso venerdì santo, un primo segno di purificazione c'è già stato. E ha interdetto un religioso italiano, Gino Burresi, 73 anni, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Dal 27 maggio, per decreto del prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Levada, approvato 'in forma specifica' dal papa, Burresi non può più dir messa, né confessare, né predicare in pubblico. Le accuse a suo carico risalivano agli anni Ottanta ed erano anche di violazione del segreto confessionale e di abusi sessuali a danno di suoi giovani discepoli: analoghe a quelle che hanno colpito un altro e più importante capo di un ordine religioso, padre Marcial Maciel, 85 anni, fondatore dei Legionari di Cristo. La congregazione per la dottrina della fede sta raccogliendo e valutando le denunce contro padre Maciel, per decidere se aprire o no un processo. A sua difesa si battono l'ordine dei Legionari e parte della curia vaticana, con in testa il cardinale Sodano. Anche a sostegno di padre Burresi c'erano cardinali e vescovi, e alcuni hanno reagito con forza all'emissione della condanna, implicitamente alzando il tiro contro lo stesso papa. Ma è difficile che il mite Benedetto XVI si faccia intimidire. Benedetto Style Ottima cucina Capita molto di raro che Benedetto XVI inviti qualcuno a cena. Ma l'ha fatto con un suo arcinemico d'idee, il teologo ribelle Hans KÜng, suo antico collega di cattedra a Tubinga, la sera del 24 settembre a Castel Gandolfo. L'effetto è stato miracoloso. I due hanno scritto un comunicato di comune accordo e KÜng è uscito dall'incontro raggiante. Vecchia cartella Da cardinale, Joseph Ratzinger andava a piedi ogni mattina in ufficio, traversando piazza San Pietro con la sua cartella di pelle nera. Da papa non se n'è separato, infrangendo il rituale. Ogni volta che in questo ottobre s'è recato al Sinodo l'ha portata con sé. Nell'intervallo di metà mattina, mentre gli altri vescovi prendevano il caffè, lui ne riuniva un gruppo della stessa lingua e dedicava un momento a ciascuno. Per riporre carte e appunti aveva la cartella. Signor professore Con i suoi ex dottorandi di teologia Benedetto XVI continua a restare in contatto. Da cardinale, una volta all'anno si ritrovava con loro in qualche monastero, a discutere di varie questioni. Chiamavano questi incontri, in tedesco, 'Schulerkreis'. Da papa li ha fatti venire l'estate scorsa a Castel Gandolfo per un paio di giorni. Hanno discusso del ruolo dell'Islam nelle società occidentali. Esaurito in Cina Il primo libro di Joseph Ratzinger papa, 'La rivoluzione di Dio', è uscito a metà ottobre contemporaneamente in dieci lingue e 17 paesi, tra i quali non c'è però la Cina. In compenso, il saggio di Ratzinger teologo, 'Introduzione al cristianesimo', tradotto e stampato da un editore di Shanghai, è andato a ruba nelle librerie statali cinesi, dove quasi mai i libri della Chiesa cattolica ottengono il nulla osta alla vendita. L'anello del pellicano Al termine del Sinodo di questo ottobre Benedetto XVI regalerà ai 252 vescovi che vi hanno preso parte un anello decorato con la figura di un pellicano. Il simbolo è presente in un antico capitello della sala del Cenacolo, a Gerusalemme, e rappresenta l'eucarestia: il pellicano, infatti, si credeva che nutrisse i suoi piccoli con il proprio sangue. Il papa invierà l'anello anche ai quattro vescovi cinesi da lui invitati al sinodo, ma impediti a venire dalle autorità di Pechino. Che santa confusione Media vaticani fuori controllo: da Navarro all'Osservatore Un campo in cui in Vaticano regna un grande disordine è quello dell'informazione. Benedetto XVI ha introdotto una novità nel Sinodo dei vescovi, in corso a Roma dal 2 al 23 ottobre: un'ora serale di libero botta e risposta tra i padri, a commento degli interventi del giorno. Ma come riferirne ai giornalisti? Il primo giorno la sala stampa vaticana ha raccontato un po' di tutto. Il secondo giorno ha dato i nomi degli intervenuti, ma ha taciuto le cose dette. Dal terzo giorno in poi ha elencato gli argomenti discussi, ma senza più dare i nomi. Per 'risolvere i problemi della comunicazione' Giovanni Paolo II aveva chiesto aiuto a JoaquÍn Navarro-Valls, messo a capo della sala stampa. Ma col nuovo papa Navarro non è in pari sintonia. E peggio vanno le cose tra lui e la segreteria di Stato, da cui formalmente dipende. A fine agosto Navarro e il cardinale Angelo Sodano si sono persino beccati in pubblico, attribuendosi a vicenda la colpa di una dichiarazione che aveva creato seri problemi tra la Santa Sede e Israele. Il quotidiano 'L'Osservatore Romano' è anch'esso fuori controllo. Più che rappresentare la linea ufficiale della Santa Sede riflette gli umori del suo direttore, Mario Agnes, e dei magnati di curia suoi amici, in testa il cardinale Crescenzio Sepe. Anti-israeliano e pacifista a oltranza, ha costretto più volte la segreteria di Stato a correre ai ripari. Per gli Stati Uniti ha così poca simpatia che lo scorso 4 novembre non diede notizia né della rielezione di George W. Bush, né degli 11 referendum vinti a difesa del matrimonio naturale, contro le nozze gay. La Radio Vaticana è un altro mondo a se stante, affidato ai gesuiti e d'impronta relativamente progressista. Quanto al pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, presieduto dall'arcivescovo americano John P. Foley, il suo compito è di promuovere lo 'spirito cristiano' nei media. Ma in Vaticano conta poco o niente: si limita ad autorizzare le riprese audiovisive e a gestire la filmoteca. Molti si aspettano che Benedetto XVI metta ordine in questa confusione. Dalla quale, intanto, egli cerca il più possibile di tenersi al riparo. Ad esempio, in occasione di eventi e convegni, era prassi che i saluti e le benedizioni papali fossero trasmessi agli organizzatori tramite un messaggio del segretario di Stato. Ma con Benedetto XVI non è più così. Il nuovo papa preferisce scrivere e firmare di suo pugno i messaggi che gli stanno più a cuore, distinguendoli da quelli di routine. L'ha fatto il 7 ottobre per il centenario del teologo Hans Urs von Balthasar, di cui è grande estimatore, e il 16 ottobre per il convegno su 'Libertà e laicità' tenuto a Norcia da Magna Carta e dalla Fondazione della Sussidiarietà. A ciascuno il suo. Oggi in Vaticano è più difficile che chiunque prenda la parola faccia credere di parlare a nome del papa.
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