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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
MA DALLA VITA PUBBLICA DIO NON SI CANCELLA
MA DALLA VITA PUBBLICA DIO NON SI CANCELLA
Nessun incubo di oscurantismo può turbare i sonni dei laici ragionevoli. La Chiesa continua a fare quello che ha sempre fatto, sull'esempio del suo fondatore, morto in croce, e dei suoi martiri
Lunedì 10 Ottobre 2005
di Famiglia Cristiana
in Religione

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Man mano che si assottiglia il tempo che ci separa dalle elezioni del prossimo aprile vengono al pettine i problemi all’interno delle due coalizioni. Nel Centrodestra l’incubo dei sondaggi negativi ha suscitato una crisi fra Udc e il resto della Casa delle libertà su parecchi punti; il più pungente di tutti riguardava la stessa leadership di Silvio Berlusconi: tanto pungente che gli ultimi sviluppi di quella crisi toccano oggi l’Udc al suo interno, con la spaccatura fra i due leader Marco Follini (il più critico nei confronti del premier) e Pierferdinando Casini.



La risposta di Berlusconi è stata un colpo di genio politico: la rapida conversione a una delle richieste dell’Udc, il ritorno alla legge elettorale proporzionale. Se, come è prevedibile, la proposta passerà in Parlamento, quei sondaggi da incubo potranno essere rivisti, soprattutto perché la proporzionale mette in crisi la leadership di Romano Prodi sull’Unione, dove ognuno dei partiti che la compongono correrà da solo, e il Professore un partito suo non ce l’ha. La sua risposta è una speranza: che alle "primarie" del 16 ottobre (che il sistema proporzionale tende a svuotare di significato) tanti elettori del Centrosinistra vadano alle urne, e che tanti di loro votino per lui, rendendolo politicamente inattaccabile sul proprio fronte.



Restando possibile che un accordo bipartisan (per ora imprevedibile) non consenta una candidatura unica di coalizione a Palazzo Chigi, anche nella frammentazione dei partiti. Per il Centrodestra il problema non esiste, con le "primarie" o senza: Berlusconi è il capo indiscusso di Forza Italia e sarà presentato come capolista di quel partito in tutte le 27 circoscrizioni.





Il cardinale Camillo Ruini, presidente Cei (foto AP).



Ma in questa campagna elettorale è presente un altro tema, che tende ad assumere un significato politico contingente: la pressione soprattutto mediatica contro le "ingerenze" della Chiesa nella vita pubblica. Un tema particolarmente "caldo" sul fronte laico dopo l’esito del referendum sulla procreazione assistita e con le polemiche sulle proposte di legge a favore delle coppie di fatto e omosessuali. Nulla di nuovo, in tempo di secolarizzazione spinta della società, e non varrebbe la pena di spendervi molte parole, visto che nessun incubo di "oscurantismo" e di fondamentalismo cattolico può turbare sul serio i sonni dei laici ragionevoli e consapevoli della condizione di minoranza del cristianesimo oggi in Italia e in tutto l’Occidente (dove, come ha detto Benedetto XVI aprendo il Sinodo dei vescovi, si cerca di cancellare Dio dalla vita pubblica).



Ma se, nonostante questa realtà, l’allarme è lanciato non solo da Marco Pannella e dai ridicoli quaranta fans del "libero amore" che hanno fischiato il cardinale Ruini a Siena, ma anche da noti editorialisti su autorevoli quotidiani, allora merita una risposta seria. E questa è molto semplice: la Chiesa continua a fare quello che ha sempre fatto da duemila anni, sull’esempio del suo fondatore che ha sfidato la morte in croce e su quello dei molti martiri che lo hanno seguito fino al terribile secolo Ventesimo, dominato dalle degenerazioni anticristiane del pensiero moderno, dal nazismo al comunismo.



Ciò che la Chiesa si ostina a proclamare anche in conflitto aperto e nonviolento con le istituzioni pubbliche è la visione cristiana dell’uomo, con la sua dignità e la sua libertà, fino agli "ultimi", le "pietre scartate dai costruttori"; come fece il vescovo tedesco Clemens Von Galen nel 1941 in difesa degli esseri umani "non produttivi" che il nazismo aveva deciso di uccidere, ben sapendo che Hitler gliel’avrebbe fatta pagare.



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