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| E' gay, cacciato dai Testimoni di Geova |
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| LA STORIA. LO SFOGO DI UN TORINESE CON LA RIVISTA "PRIDE": ESCO ALLO SCOPERTO DOPO CHE MI SONO INNAMORATO |
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| Martedì 21 Giugno 2005 |
| di La Stampa |
| in Religione |
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E' gay, cacciato dai Testimoni di Geova "Isolato e trattato come un appestato dai miei vecchi compagni di fede"
di Grazia Longo
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Leonardo Ranieri, "Leo" per gli amici, ha 38 anni ma è come se fosse nato 4 anni fa. Nel senso che solo allora ha smesso di recitare con se stesso e con gli altri e si è accettato per quello che è. Omosessuale. Nessuna comprensione, invece, dai suoi vecchi fratelli, i Testimoni di Geova. Che dopo averlo espulso dalla congregazione, hanno vietato a tutti gli altri Testimoni di avvicinarlo. Pena l'allontanamento. Due tentati suicidi sono solo l'aspetto più estremo della vicenda. "Ma il peggio è stata la vittoria dell'ipocrisia - racconta Leo, ragioniere prossimo a diventare bidello, con un tono di voce che non rivela rabbia per le violenze psicologiche subite ma tanta amarezza -. Ho deciso di confessare, prima di tutto a me stesso, la mia situazione perché mi sono innamorato. Di un altro Testimone, che però è sposato e ha deciso di non lasciare la moglie. Anzi, ha pure negato la nostra relazione, scongiurando così l'estromissione dalla comunità. Lui è rimasto, io sono stato cacciato via come un delinquente. E sono pure stato licenziato dal posto di contabile presso un Testimone". Oggi, dice, la decisione di rendere pubblica la sua storia è dettato "unicamente dal desiderio di offrire uno spiraglio sulla silenziosa sofferenza di coloro che non trovano la forza di uscirne". Storia che verrà descritta dal prossimo numero di "Pride", il mensile gay distribuito gratuitamente nei locali omosex. "Diversi giovani mi telefonano da varie parti d'Italia per chiedermi consigli sulla loro condizione di gay repressi e nascosti. Io ricette non ne ho, ma a tutti dico che non bisogna portare avanti una doppia vita. Non ha senso, non è giusto. Io non sono affatto pentito della scelta di dire la verità. Solo non mi aspettavo una reazione tanto violenta". E dire che Leo non era neppure l'ultimo arrivato: la sua fede, l'impegno e lo spirito di sacrificio lo avevano fatto crescere all'interno dell'organizzazione. "Praticamente occupavo un ruolo paragonabile a quello di un vescovo, ero "anziano di congregazione", appena un gradino in meno del "corpo direttivo" che guida i Testimoni al livello più alto. Tutti sapevano quanto grande fossero la mia partecipazione e il mio amore in tutte le attività religiose, ma nessuno si è interessato a capire come stavo e cosa provavo. E invece tutti lì a etichettarmi come se avessi la peste". Ma lei sapeva bene che le indicazioni evangeliche non tollerano l'omosessualità. "Certamente, ma c'è modo e modo di "punire" una persona, ammesso che sia giusto parlare di punizione. Si sono scatenati contro di me e i miei anziani genitori. Mia madre, che ha 81 e nonostante un ictus continua a frequentare la Casa del regno vicino casa, è stata più volte denigrata. Io non posso vedere i vecchi amici, perché altrimenti sarebbero a loro volta discriminati. Soltanto con i più coraggiosi mi incontro a tarda notte oppure in altre città per non dare troppo nell'occhi. Qui a Torino sono sorvegliato, nonostante siano trascorsi 4 anni". Un tempo lungo per le mortificazioni subite, ma breve per ricostruirsi una vita. "Nelle condizioni di prostrazione psicologica in cui sono stato finora, per tre anni ho pure seguito una psicoterapia, non sono neanche a farmi una vita sentimentale decente. Perché purtroppo quando stati male con te stesso difficilmente puoi stare bene in coppia. Inoltre ho avuto anche problemi economici, seguiti al licenziamento con il mio ex datore di lavoro con cui è in corso una causa legale. L'ennesima delusione, perché anche lui è un Testimone che mi ha voltato le spalle". E il suo rapporto con la fede? "Non è finito ovviamente. Non provo acrimonia per nessuno, il mio cuore è pieno di amore. Peccato non sia così anche per chi mi ha ripudiato".
(Stampa, La del 21/06/2005)
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