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| Bari. Se la politica si avvicina all’altare |
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| Pubblichiamo un bell'articolo di Repubblica di Bari sull'ostentazione dei politici del proprio credo religioso |
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| Lunedì 30 Maggio 2005 |
| di la Repubblica |
| in Religione |
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di NICOLA COLAIANNI
«Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». A questo drammatico interrogativo, riportato dal vangelo di Luca, i cristiani baresi potrebbero aprirsi con ottimismo, guardando al congresso eucaristico che sta per chiudere i battenti. Stando, ovviamente, ai risultati esteriori perché di quelli in interiore homine nulla possiamo sapere. Settemila persone alla messa di Ruini, diecimila al Corpus Domini, decine di migliaia –si prevede- alla messa del papa. Numeri confortanti, di gran lunga superiori a quello di cinquemila persone che, in occasione della moltiplicazione dei pani, ascoltarono Gesù parlare del Regno di Dio. Certo sono molti di più quelli che continuano a fare come se nulla fosse (ci turba il pensiero che i babyrapinatori fermati in questi giorni hanno appena finito il catechismo della prima comunione?). O che semplicemente sono andati al mare o per il procurato allarmismo sulla viabilità si tengono abbondantemente al largo. Bari, insomma, si volta dall’altra parte e, come ha osservato quel sapiente cristiano di fra Dalmazio Mongillo, neppure è consapevole del ruolo che può svolgere grazie al culto di San Nicola. Al punto che il card. Kasper, che lo ha rilanciato in chiave ecumenica, s’è sentito criticare con ruvido integralismo per lo spirito poco concorrenziale nei confronti degli ortodossi.
Comunque, le persone c’erano. E se non c’erano le masse, c’erano le loro avanguardie istituzionali. Anzi, per una settimana la ecclesìa, radunata nella Fiera, è sembrata l’agorà cittadina. Le autorità civili non si son perse, praticamente, un momento del congresso. Comprese le liturgie, cui hanno devotamente preso parte, dal presidente della Regione al sindaco. Cinquant’anni fa il primo sindaco di Bari socialista si vide dal Vescovo allontanare dalla processione di san Nicola. Ora, invece, il primo presidente della regione comunista -e, secondo la Congregazione della dottrina della fede presieduta dal cardinale ora papa, di tendenza sessuale «disordinata»- è stato accolto e comunicato. I fedeli e, verosimilmente, anche i non credenti non possono che gioire davanti a questa pastorale accogliente: anche nell’auspicio che preluda all’abbattimento di fatto del muro sacramentale eretto nei confronti dei divorziati risposati. Il problema è dall’altra parte, quella civile.
L’impressione, a tutta prima, è quella dell’identità tra società civile e società religiosa. Quale oggi si ritrova per tradizione (din-dunja-dawla) nei paesi islamici. La laicità, la separazione, propria del cristianesimo e dell’Occidente, è stata dimissionata. Non è in discussione il diritto delle autorità pubbliche di manifestare la propria fede. Si comunichino, si sposino in chiesa, bacino pure le sacre ampolle, se fa parte delle loro devozioni. Ma guardandosi dall’ostentazione anche involontaria, senza dar nell’occhio, con sobrietà e nel nascondimento, soprattutto, da stampa e televisione. Proprio perchè credenti, non hanno neppure bisogno di leggere Ralws o Habermas per sapere che cosa implica in concreto la laicità. Basta che prendano, ancor più sul serio dei cristiani qualunque, il discorso della montagna: «Quando pregate non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini».
Il modello del politico cattolico, insomma, non può essere Gronchi: che si inginocchiò davanti a Pio XII dimenticando di essere il presidente della Repubblica, cioè della casa di tutti. Ma all’opposto De Gasperi, che tenne tanto la schiena dritta da vedersi rifiutare un’udienza da un Pio XII irritato e, pur accettando l’umiliazione, rivendicò la dignità del presidente del consiglio. Quella stessa dignità da altri evocata più di recente commentando la plaudente partecipazione di numerosi politici alla messa del papa in occasione della giornata per la parità scolastica: «Non accetto facilmente le scene di contaminazione che in piazza san Pietro sono capitate qualche settimana fa. Perché vi è una dignità dello Stato e una dignità della Chiesa. La laicità dello Stato è sacra». Un residuato laicista? No: è Oscar Luigi Scalfaro. Forse le sue parole interpretano al meglio il sentimento dei più in questi giorni a Bari.
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