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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Vendola: quello che chiederei al papa
Vendola: quello che chiederei al papa
Pubblichiamo l'intervsita al quotidiano La Repubblica al Presidente della regione Puglia che accoglierà il Papa nella sua visita al congresso eucaristico a Bari
Domenica 29 Maggio 2005
di la Repubblica
in Religione

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Accanto al cardinale Ruini nei giorni della sua ultima sfida alla testa della Cei: convincere il mondo cattolico ad astenersi sul tema della fecondazione



CONCITA DE GREGORIO



LBARIe calle altissime e bianche disposte a mazzi davanti all´altare si flettono al vento di mare, lui no. Sua Eminenza non si piega. Sta lungo come un airone con il collo che non finisce mai di uscire dalla veste, diritto anche quando pensi debba chinarsi a porgere l´ostia, non cede alle curve è un corpo fatto solo di spigoli, è un abito porpora scosso dall´aria pesante, braccia lunghissime e mani, il corpo di Cristo, Amen. Nichi Vendola è piccolo e scuro, è omosessuale e comunista: china la testa e prende l´ostia tra le mani, l´orecchino brilla al sole come una bandiera. Erano diciott´anni che non faceva la comunione, ha scelto questo giorno per ricominciare: queste ventimila persone in piazza e quest´uomo all´altare. Per un attimo sono uno di fronte all´altro, incrociano gli sguardi, mondi lontanissimi si sfiorano. Il corpo di Cristo. Amen. Poi è un istante, è un prodigio, è un gioco di luce e di venti. La messa è finita, la folla si apre, Sua Eminenza scompare dal palco ricompare alla testa di un cuneo di dieci persone che lo scortano veloci per i vicoli bianchi di Bari vecchia. Strade deserte, lì dietro, di colpo silenzio assoluto. «Eminenza, cosa cercano nella chiesa questi giovani?, anche oggi sono venuti a migliaia». Ruini parla senza voltare la testa, parla guardando diritto al niente che ha davanti. «I giovani sono i più vicini alla vita. Cercano le ragioni, il senso. È molto importante che sentano, che capiscano il valore della vita che custodiscono. Che la proteggano, la rispettino».

Il valore della vita. L´embrione che non sono otto cellule, è una persona. La sacralità della procreazione, l´amore coniugale dato al solo scopo di riprodursi. La cultura sacrilega della vita che nasce in laboratorio. Donne sole, gay che pretendono figli, coppie che sfidano la sorte che il Signore ha assegnato loro anziché accettarla. L´artificio dell´uomo contro la volontà di Dio. Il demone del referendum che sovverte l´ordine placido ed eterno, l´ordine divino delle cose. Per Camillo Ruini è l´ultima battaglia, l´anno venturo lascerà la guida della Conferenza episcopale per «sopraggiunti limiti di età», come si dice. È il capo dei vescovi - dunque della chiesa intesa come gerarchia - da tredici anni: niente di fronte all´eternità che frequenta in preghiera, e tuttavia più di quanto sia mai durato in carica nessun leader terreno dell´Italia democratica. Leader politico, perché questo è Ruini: Don Camillo a vent´anni, filosofo e teologo appassionato del pensiero tedesco a trenta, poi per quarant´anni la mente politica della Chiesa cattolica.



L´INTERVISTA



Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: "Spero che Ratzinger ascolti le ragioni degli altri"



"Io, cattolico e gay, gli chiederò un´apertura sulle coppie di fatto"









DAVIDE CARLUCCI



BARI - La pace «senza se e senza ma». E poi una Chiesa aperta alle unioni civili, etero e omosessuali, «perché non costituiscono nessuna minaccia al matrimonio, ma sono un fatto di civiltà». E´ questo quello che Nichi Vendola, cattolico, comunista e gay, presidente della Regione Puglia, dirà oggi a Papa Ratzinger. Ed è quello che il primo governatore con l´orecchino vorrebbe sentirsi dire dal pontefice, proprio lui, Vendola, che nel 2003 bollò il documento del cardinale Ratzinger sull´omosessualità come "un capolavoro di livore anti-evangelico". «Spero che le aspre polemiche del passato - dice il presidente - siano alle nostre spalle. E che sia arrivato il tempo nel quale ciascuno ponga maggiore attenzione verso le ragioni dell´altro».

Cosa vorrebbe sentirsi dire oggi dal Papa?

«Mi piacerebbe molto che Ratzinger rendesse esplicito il richiamo al primato della pace come segno del suo magistero. Che riprendesse cioè l´atteggiamento di Benedetto XV contro la prima guerra mondiale, il "santo rifiuto", aggiornandolo alla luce della provocazione della guerra infinita. Parlo dell´industria della guerra, ma penso anche all´artigianato del terrorismo, alle pratiche politiche fondate sul disprezzo della vita umana, vera e propria opera di desacralizzazione della vita. L´atteggiamento sulla guerra dev´essere il "non possiamo mai". Vorrei anche che il pontefice trovasse una parola capace di affacciarsi sul pianerottolo di Enziteto, il quartiere periferico di Bari in cui qualche mese fa s´è consumata la morte per fame di una creatura. E mi piacerebbe che il Papa mettesse in cima ai propri pensieri l´etica del volto».

Ovvero?

«La consapevolezza della dignità insopprimibile delle persone, dei loro diritti, delle loro voci, spesso spezzate in nome del primato del mercato o dalla dittatura delle convenzioni sociali e delle ipocrisie».

Si riferisce all´atteggiamento della Chiesa sulla sessualità? E che cosa vorrebbe dire, o dirà, al Papa.

«Vorrei ricordare che il mondo dopo l´11 settembre, dopo la tragedia di Beslan e la guerra infinita è radicalmente cambiato e chiede a noi un profondo cambiamento. Solo gli idioti ritengono di non dover cambiare mai».

Vuol dire che lei ha cambiato idea?

«Siamo cambiati tutti. Non siamo nell´anno del Giubileo né in quello del Gay Pride. Ora possiamo provare tutti a fare un passo avanti. Per me è una ragione di sopravvivenza».

Oggi, però, la Chiesa è in polemica con la Spagna di Zapatero che legalizza le coppie di fatto, un tema a lei caro. Ne parlerà col Papa, se ne avrà l´occasione?

«Io rivendico diritti nuovi ma nel solco della millenaria vicenda della fede cristiana. Su quel tema, io mi accontenterei che si facesse in Italia quel che anche governi di centrodestra hanno già fatto in Europa: il riconoscimento delle unioni civili non rappresenta alcuna minaccia all´istituzione del matrimonio e della famiglia. Esistono realtà di cooperazione affettiva e amorosa che chiedono di poter esercitare la dimensione dei diritti di cittadinanza».

E la Chiesa dovrebbe aprirsi?

«Dovrebbe vedere ciò che accade nel mondo e iniziare quanto meno a discuterne».

C´è chi dice che anche la cultura laica, e non solo quella cattolica, dovrebbe porsi il problema dello strapotere della tecnologia sull´uomo.

«E´ vero. C´è anche un fanatismo laicista fondato sul mito della scienza».

È quel che dicono anche i sostenitori dell´astensione al referendum.

«Io sono per il sì. I dubbi bisogna sempre coltivarli. Ma sono per il rifiuto della grande ipocrisia che accompagna tutte le normative proibizioniste. Non è affidandosi alla proibizione che si affrontano temi così delicati».

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