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| PAPABOYS ALL'ATTACCO |
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| Inviano email ad alcuni esponenti gay, e intanto si preparano ad un’enorme controffensiva culturale e politica in tutto l’occidente. |
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| Giovedì 28 Aprile 2005 |
| di Aurelio Mancuso |
| in Religione |
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Alcuni esponenti gay hanno ricevuto dopo l’elezione del nuovo papa, diverse email di giovani che si qualificano come papaboys. Personalmente ne ho ricevute molte: alcune esilaranti, altre insultanti, alcune moderate. Quelle esilaranti propongono la teoria per cui la comunità scientifica mondiale, sotto il ricatto delle potenti lobby gay, non dice la verità sull’omosessualità, ovvero nasconde il fatto che da questa patologia si possa guarire seguendo un percorso medico semplice ed efficace.
Quelle insultanti sono tese a riversare sui gay tutti i mali del mondo (o supposti tali) come lo sfaldamento del modello famiglia, la degenerazione dei costumi, e così via. Alcune (poche in verità) email moderate, propongono la necessità che i gay comprendano che la Chiesa li ritiene persone degne come le altre, ma peccatrici quando si congiungono carnalmente con persone dello stesso sesso. Descrivono naturalmente il nuovo papa, come una persona pia e capace di comprendere le nostre debolezze.
Molto strana quest’offensiva via rete dei papaboys, che di per se sono ancora un movimento informale, alimentato da una rete di siti, che già prima dell’elezione di Ratzinger, invitavano a pregare affinché fosse lui il nuovo papa.
Per la Chiesa, i papaboys sono una novità assoluta, certo eredità del potente ruolo mediatico di Giovanni Paolo II, che però adesso si è immediatamente trasformata in truppa scelta al servizio .(non si sa quanto gradito) di Benedetto XVI.
Tutto ciò è coerente con la spinta impressa in questi anni dalla Curia volta a rendere la Chiesa sempre più una rete di movimenti, gruppi e associazioni scelte fedelissime, che hanno il compito di renderla “viva e giovane” (espressione usata dal nuovo papa). Truppe fresche per innescare una contro offensiva (quasi una contro Riforma del 2000) contro la secolarizzazione e l’immoralità dei costumi delle società moderne.
Una Chiesa minoranza, cosciente dei propri limiti, ma anche fiduciosa che nuovi strumenti organizzativi e mediatici possono consentire una presenza diffusa anche alternativa (e più efficace) rispetto all'attuale organizzazione territoriale suddivisa in parrocchie e diocesi. Un’Opus Dei (ovvero prelatura personale del papa che non risponde a nessuno se non a lui stesso) non strutturata ufficialmente, ma nei fatti operante e presente su Internet, nelle piazze, in diverse strutture della Chiesa. E mentre esponenti della sinistra italiana invitano alla prudenza e all’attesa delle “grandi novità di cui sarà capace” il nuovo papa, il reclutamento prosegue, per far partire la più potente, intelligente, pacifica guerra santa, combattuta sul terreno principe del nostro tempo: la comunicazione.
Come movimento lgbt non dobbiamo sottovalutare la portata del fenomeno in atto, anche se alla sua genesi, già si possono chiaramente scorgere tutti i segni dell’offensiva culturale e politica che si vuole produrre in occidente.
I gay, le lesbiche e i/le transessuali, le libertà individuali, le conquiste delle donne, la ricerca scientifica saranno i terreni su cui si concentrerà l’azione di propaganda, consentendo tra l’altro al nuovo papa di attenuare personalmente i toni, delegando nei fatti ai papaboys e affini, il lavoro sporco. Come credente spero che questa militarizzazione della Chiesa provochi un’obiezione di coscienza di massa (che già oggi è presente, ma assolutamente silenziosa). Come movimento, però, non possiamo illuderci: Benedetto XVI e gran parte della Curia, del collegio cardinalizio e del cattolicesimo conservatore sanno che siamo giunti al dunque: o la loro azione porterà dei frutti in termini di riconquista di porzioni di potere e di capacità di interdizione sulla politica, oppure un intero ciclo storico del cattolicesimo si concluderà e, si apriranno scenari inediti e assolutamente oggi non prevedibili.
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