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| Il teologo Cavadi: "Le nozze gay non contravvengono al Vangelo" |
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| E' anche possibilista anche sul nodo dei figli |
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| Giovedì 28 Aprile 2005 |
| di La Sicilia |
| in Religione |
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Mariateresa conti Palermo. Il suo "sì", di teologo e di studioso, si fonda sulla storia. Sulla storia della teologia, che vede il matrimonio come sacramento codificato solo dal XII secolo. E su alcune particolarità del rito, come ad esempio il fatto che nelle nozze cattoliche sono gli sposi i ministri del sacramento. Augusto Cavadi, docente di filosofia, teologo e membro dell'Associazione teologica italiana, prospetta ragioni legate alla conoscenza dei testi sacri per spiegare perché, a suo giudizio, le nozze gay non contravvengono al Vangelo.
"Nell'immaginario collettivo ? spiega ? il matrimonio è un sacramento stabilito da Gesù Cristo con paletti strutturati. Ma studiando la storia della teologia si scopre che per i primi 1100 anni non è stato un sacramento, che è stato codificato, entrando nella lista dei sacramenti, solo nel XII secolo, e che dal punto di vista teologico, secondo la prospettazione del Vangelo, non c'è alcuna indicazione normativa: nessuna indicazione, nessuna prescrizione, nessun divieto. Nei primi mille anni dopo Cristo l'unica sacralità è il vincolo d'amore. E infatti prima i cattolici non avevano un proprio rito matrimoniale, ogni cristiano si sposava secondo il rito della propria etnia. Solo successivamente, e gradualmente, si perde la dimensione laica. Persino adesso c'è una traccia di questo: il matrimonio è l'unico sacramento in cui i ministro sono gli sposi. L'enfatizzazione del ruolo del prete è successiva". Dunque la Chiesa non dovrebbe essere contro i matrimoni gay... "Nella Bibbia non c'è una sola parola sull'argomento. A mio giudizio il discorso va restituito al piano del buon senso umano, della riflessione etica. E allora la domanda è: "È il caso che i gay si sposino?". Secondo me occorre distinguere tra il matrimonio come riconoscimento legale di un'unione e le implicazioni del matrimonio sull'eventuale prole, frutto di fecondazione eterologa di uno dei partner o di adozione. Sul riconoscimento legale della coppia credo che ci sia tutto da augurarsi in positivo e niente da obiettare: servirebbe a strappare gli omosessuali dal senso di precarietà, dai rischi di promiscuità". E il nodo dei figli? "Su questo, con molta umiltà, senza preconcetti e con un atteggiamento di onestà scientifica, credo che si dovrebbe partire da esperienze pionieristiche quali quelle di Stati Uniti o Olanda. A dettare la linea deve essere l'esperienza dei figli di coppie gay. In un articolo, Corrado Augias cita l'esperienza di una ragazzina cresciuta da due mamme lesbiche: il suo sogno è stare con un uomo, avere tanti figli. Se l'esperienza dimostrasse che questa non è un'eccezione, che i figli di coppie omosessuali non vengono condizionati, sarebbe una eccezionale caduta di tabù".
(Sicilia, La del 28/04/2005)
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