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| Elezione del prossimo papa: qualche riflessione per capire meglio |
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| Per il leader dei gay credenti sarebbe auspicabile l'elezione di un papa espressione di quelle "profonde istanze di rinnovamento che gli omosessuali credenti condividono e, con fatica, portano avanti" |
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| Venerdì 15 Aprile 2005 |
| di Gianni Geraci |
| in Religione |
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Chi come me ha qualche anno sulle spalle si ricorderà senz’altro il clima che circondava i conclavi del 1978. Gli analisti che ne hanno poi scritto la storia hanno tutti sottolineato l’importanza che aveva avuto, allora, il dibattito che i cardinali avevano avviato sulla stampa. Ci sono autori che addirittura imputano la mancata elezione del cardinal Siri a una sua intervista rilasciata al Messaggero e pubblicata, contrariamente agli accordi che erano stati presi, prima dell’inizio del conclave, quando ancora i cardinali potevano leggere i quotidiani e guardare la TV.
Alla luce di questi ricordi fa una certa impressione il fragoroso silenzio che, in questi ultimi giorni, i cardinali hanno deciso di imporre a se stessi. Fa impressione perché sembra escludere dal dibattito che precede il conclave tutte quelle realtà che, dentro la chiesa, guardano alla scelta di un nuovo papa come a un’occasione importante di verifica della propria Fede.
Sembra quasi che gli alti vertici della Chiesa, al contrario di ventisette anni fa, quando il conclave veniva vissuto come un momento particolarmente adatto per avere, da parte dei mass media, quell’attenzione che si era pian piano affievolita dopo il Concilio Vaticano II, vivano con un certo fastidio l’attenzione con cui l’opinione pubblica mondiale segue il percorso di elezione del nuovo papa. Forse li hanno spaventati le conseguenze impreviste che ha avuto l’enorme attenzione con cui tutta la stampa mondiale aveva seguito l’agonia e la morte del papa: quei tre milioni di persone che hanno invaso Roma e che hanno osato chiedere la santificazione immediata di Giovanni Paolo II senza aspettare di essere imboccati da qualcuno.
“Se la comunità dei credenti si mette a chiedere qualche cosa senza il nostro permesso. – avranno pensato in Vaticano – Cosa succederà quando, dopo aver ottenuto la santificazione di Karol Woytila, le persone inizieranno a chiedere una morale sessuale meno oppressiva e più attenta alle esigenze delle persone?”.
Ed ecco allora la trovata di circondare il dibattito in corso tra i cardinali per la scelta del nuovo Papa con una pesante cortina di silenzio che anticipa di fatto il conclave: un’idea che stravolge le regole che Paolo VI aveva definito durante il suo pontificato e che Giovanni Paolo II aveva perfezionato nel documento che dedicava alle norme da osservare per l’elezione di un nuovo papa.
Ma forse, nel Sacro Collegio, c’è chi ha paura di un confronto franco e aperto, portato avanti alla luce del sole, prima del momento decisivo che, giustamente, gli elettori del nuovo papa, dovranno vivere nella clausura delle mura vaticane.
Di certo questo silenzio blocca di fatto la reciproca conoscenza tra i vari elettori, favorendo le istanze dei cardinali di Curia che, per il ministero che svolgono, hanno contatti con gli episcopati di tutto il mondo.
Di certo, ancora, questo silenzio favorisce l’azione di informazione con cui alcuni ambienti (in particolare i movimenti ecclesiali) possono influenzare l’operato dei molti porporati che, provenendo da territori molto distanti tra di loro, sentono certamente il bisogno di avere informazioni sulla personalità e sulle idee di coloro che si apprestano a scegliere per guidare la Chiesa.
E non sarebbe allora una sorpresa se il prossimo papa che dovesse uscire dal Conclave del 2005 fosse un esponente di qualche movimento come CL o l’Opus Dei: alla luce della situazione che si è venuta a creare il ruolo di queste piccole “chiese nella chiesa” ha acquistato, improvvisamente, un’importanza molto maggiore di quel che si sarebbe potuto pensare anche solo qualche settimana fa.
Ma il fragoroso silenzio che circonda il lavoro dei cardinali potrebbe anche rivelarsi un autogol. Non è infatti detto che qualcuno dei 117 ecclesiastici confluiti a Roma per scegliere il nuovo papa, inizi a dare dei segni di insofferenza per queste pressioni e decida, nel segreto dell’urna, di dar voce al proprio desiderio di esercitare pienamente il diritto/dovere di scegliere in libertà e in coscienza. In questo caso il conclave potrebbe allungarsi e qualche sorpresa potrebbe arrivare.
D’altra parte la storia della Chiesa è piena di sorprese e non sarebbe la prima volta che una situazione apparentemente bloccata come quella che ci pare di intravedere al di là del Tevere, sia in realtà segnata da quelle profonde istanze di rinnovamento che gli omosessuali credenti condividono e, con fatica, portano avanti da anni.
Gianni Geraci
Portavoce Coordinamento Gruppi di Omosessuali Cristiani in Italia
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