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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La morte del Papa. Franco Grillini traccia un bilancio del suo rapporto con la comunità omosessuale
La morte del Papa. Franco Grillini traccia un bilancio del suo rapporto con la comunità omosessuale
Pubblichiamo una intervista al quotidiano bolognese "Il Domani"
Domenica 03 Aprile 2005
di Il Domani di Bologna
in Religione

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Il Domani di Bologna. La figura del papa negli ultimi 25 anni, parla Franco Grillini, deputato e presidente onorario dell’ArciGay

«Ha bloccato ogni possibilità di dialogo con la comunità omosessuale». «Non si è capito che la sessualità non è erotismo»







di Luca Molinari



Rispetto per la sofferenza di Giovanni Paolo II, ma anche il racconto di ventisette anni difficili. «Da un lato è partito il dialogo con i quadri intermedi e la base del mondo cattolico, dall’altro il silenzio dei vertici, Pontefice compreso, che ha impedito ogni confronto». Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell’ArciGay, legge dall’ottica del movimento omosessuale il pontificato di Giovanni Paolo II. Critico con Wojtyla, Grillini garda però al futuro: «Speriamo che un ricambio possa portare a migliori rapporti».

Grillini, cos’è che vi ha più colpiti di papa Giovanni Paolo II?

«L’aspetto più controverso del papato di Giovanni Paolo II, è stato quello legato alla morale, al costume e alla società, soprattutto sul tema della sessualità. Insomma, non voglio essere irriverente, ma sincero: per la comunità gay questo papato è stato un problema».

Perché?

«Mentre in questi anni abbiamo sviluppato un buon rapporto con la base e i quadri intermedi della Chiesa, con i vertici e le gerarchie c’è stata solo incomprensione, uno scontro di cui avremmo fatto volentieri a meno. La responsabilità è stata soprattutto del modo in cui il Papa ha interpreto il rapporto con la moralità: non ha capito che quando si parla di sessualità si parla di individui e non di una pratica erotica».

Nessun dialogo, quindi...

«Assolutamente no. Basti pensare quello che avvenne a Bologna nel 1982: ad aprile il Papa era in visita in città e incontrò l’allora sindaco Renato Zangheri sotto la torre del Cassero di Porta Saragozza. Alcuni mesi dopo quella struttura divenne la prima sede di proprità pubblica in Italia attribuita in gestione alla comunità omosessuale. La Curia si oppose e tra le motivazioni che furono date contro la concessione dell’uso di quella struttura c’era che lì era passato in visita il Papa».

Perché Giovanni Paolo II è stato così restio su questi temi?

«Il fatto è che i vertici delle gerarchie sono ultraconservatori, si sono formati in anni lontani e in un altro contesto. Poi su Giovanni Paolo II pesa la sua formazione culturale e religiosa polacca che è tra le più conservatrici».

Eppure con alcune parti della Chiesa il dialogo c’è stato?

«Certo con tanti sacerdoti come don Gallo e don Ciotti e i tanti volontari che non solo hanno dialogato con noi, ma con cui abbiamo collaborato e fatto pezzi di strada insieme, i rapporti sono eccellenti. Questi anni sono stati a doppia faccia: da un lato il dialogo con base e quadri intermedi, dall’altro il silenzio del vertice riassunte nelle parole del cardinale Oddi, una persona che era simpatica, ma che diceva “ai gay le case bisogna darle, ma a uno per volta”».

Dunque, nessun segnale positivo dai vertici vaticani?

«Qualche incontro riservato c’è stato, ma non posso dire con chi, per non compromettere eventuali sviluppi futuri. Ma una cosa la svelo: tutti ci hanno detto che nulla poteva cambiare sul tema dell’omosessualità fino a quando fosse rimasto Papa Giovanni Paolo II».

Quali elementi hanno facilitato il dialogo con la base e con alcuni esponenti della gerarchia ecclesiastica?

«Esistono dei gruppi di cristiani omosessuali presenti in tutte le città e poi alcune scuole di pensiero cattoliche che hanno sull’omosessualità idee diverse e più aperte di questo Pontefice».

Cosa vi aspettate dal nuovo Papa?

«Speriamo che un ricambio permetta di dialogare».

Anche alla luce dei rapporti informali che avete avuto, vi siete fatti un’idea di chi potrebbe essere il più aperto su questo tema?

«Queste cose si vedono solo con i fatti: quello del Papa è un potere assoluto e come vuole agire e come lo esercita lo si vede solo al momento in cui agisce. Spesso ci sono state delle sorprese: Giovanni XXIII era presentato come un conservatore e invece è stato tra i più grandi innovatori e poi Giovanni Paolo I, anche lui presentato come un conservatore, mise in dubbio la mascolinità di Dio, dicendo che era più “madre che padre”».

I più aperti alle richieste del movimento omosessuale sono i prelati anglosassoni. Perchè?

«Perché hanno visto che nei loro paesi, dove i cittadini omosessuali hanno visto i propri diritti parificati a quelli dei cittadini eterosessuali, non sono accadute tutte quelle catastrofi temute, anzi, in queste realtà dopo la parità di diritti abbiamo visto che è aumentato il numero delle famiglie riconosciute



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