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| La tv divora il papa anticomunista |
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| Assente il punto di vista laico dalle lunghe cronache televisive |
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| Domenica 03 Aprile 2005 |
| di Il Manifesto |
| in Religione |
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TELEVISIONE
NORMA RANGERI
Prima l'indecente spettacolo dello spot berlusconiano, poi la bulimica invasione del piccolo schermo. Prima la patetica sudditanza alla propaganda elettorale del capo di Forza Italia, poi la tracimazione di edizioni straordinarie, salotti, mezzibusti che abusano dell'agonia del papa. Un esempio per tutti. Dopo aver officiato il rito che gli è più caro, accompagnare dentro l'urna elettorale Silvio Berlusconi, Bruno Vespa, anziché cospargersi il capo di cenere per una dignitosa penitenza, ieri mattina era in piazza S.Pietro a cucinare il nulla («le finestre dell'appartamento papale sono aperte, i turisti sono sul belvedere della cupola...il papa ci ha insegnato a non avere paura della morte...»). E sarà ancora Porta a Porta a monopolizzare la prima serata. A parte i drammatici bollettini del portavoce Navarro Valls, tutto il resto è un gran rumore di fondo, con siparietti comici (se non fossimo al capezzale di un uomo morente), come quando il telegiornale ci informa che «Berlusconi segue costantemente l'evolversi della situazione». E invece gli altri leader politici no? Decine di microfoni gettati nelle piazze italiane, tra passanti e curiosi («cosa pensa?», «cosa prova?»), con l'elastico tirato fino in fondo, fino a quei collegamenti con le sedi regionali pronte a fare il conto delle visite papali insieme ai vescovi, da quello di Pescara e quello di Bari (apparire è terrena tentazione). Stessa musica quando a collegarsi sono i corrispondenti dalle varie sedi estere, diligenti a riassumere i viaggi pastorali. Fino alla messa solenne in S.Giovanni in Laterano, con le autorità politiche schierate in prima fila e il cardinal Ruini in primo piano, mentre le agenzie battono l'ulteriore aggravarsi delle condizioni del pontefice.
Una volta deciso che di elezioni non si sarebbe dovuto più parlare, la macchina si è messa in moto e, senza soluzione di continuità, i Messori, i Farina, i Bernabei, i rappresentanti dell'Opus Dei, delle associazioni cattoliche di ogni ordine e grado hanno raccontato l'evento (paradossalmente povero di immagini quanto ricco di parole) avvicendandosi agli uomini di chiesa (in compagnia degli esponenti del mondo musulmano e ebraico) nei commenti, nei ricordi, nelle analisi, sempre tenendo a debita distanza (salvo rare eccezioni) il punto di vista laico. Di laico c'è solo la pubblicità, unico rito profano a farla da padrone su Mediaset (dove la fine del papa si mescola all'ultimo gossip sulla Cicinotta), cancellata invece su Raiuno, rete adibita alla no-stop.
Il papa che mostra il suo tormento fisico, il papa che dà l'esempio contro l'eutanasia, il papa che della sua vita ha fatto una missione contro il comunismo. Il papa che parlava a tutti, anche a chi non credeva, il papa che diceva «non abbiate paura», è un papa che la tv disegna con le parole della dottrina. Si preferisce parlare di un papa vittorioso contro il comunismo piuttosto che di quello sconfitto contro l'America, perdente in tutte le battaglie del nuovo millennio contro la guerra. Riflessioni che non trovano asilo nella tv berlusconiana (pubblica e privata), meglio abbondare con gli aneddoti, con la promozione bipartisan dei prossimi film dedicati a Karol Wojtyla (uno made in Rai-Bernabei l'altro prodotto da Mediaset).
Priva della forza della sua immagine, la tv consuma l'agonia del papa in un freddo talk.
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