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| Un degno successore |
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| Chi prenderà il posto di Wojtyla dovrà saper difendere l'ortodossia cattolica? L'opinione di un settimanale conservatore britannico |
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| Venerdì 01 Aprile 2005 |
| di Internazionale |
| in Religione |
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Il miglioramento di Giovanni Paolo II dopo la tracheotomia avrà anche riempito di gioia chi gli vuol bene, ma per il papa potrebbe essere stata una delusione. Wojtyla vorrebbe morire sulla breccia, ma sa di non riuscire più a tirare il carro della chiesa con lo stesso vigore di prima. Perciò spera che Dio lo chiami – magari presto – a godere dell’eterno riposo. Dal canto loro, i giornalisti sono impazienti di avviare la giostra che stanno preparando da tempo. A quanto pare anche qualche cardinale della curia pensa che sia ora di cambiare.
Era dal tredicesimo secolo che nessun segretario di stato vaticano suggeriva, come ha fatto recentemente il cardinale Sodano, le dimissioni del pontefice. Il precedente è tutt’altro che felice. Nel luglio del 1294, all’età di 79 anni, il pio eremita Pietro da Morrone fu eletto papa con il nome di Celestino V. Ma poiché era un incapace, cinque mesi dopo il cardinale Benedetto Caetani gli consigliò di dimettersi e Celestino V accettò. Lo stesso Caetani fu eletto papa con il nome di Bonifacio VIII e per prima cosa fece incarcerare il suo predecessore a Castel Fumone. Un secolo dopo, al tempo del grande scisma – con un papa ad Avignone e un altro a Roma – fu chiaro che la contrapposizione di due pontefici, ciascuno dei quali si proclamava infallibile, era disastrosa. Da allora ci si chiede: i poteri pontifici appartengono al ruolo o all’uomo che lo incarna? Che succederebbe se il nuovo papa decidesse di autorizzare metodi artificiali di controllo delle nascite o di ordinare sacerdoti anche le donne? Parkinson o non Parkinson, è difficile immaginare che papa Wojtyla chiuderebbe un occhio. Ma naturalmente i cattolici di orientamento più liberal sperano che il suo successore faccia proprio questo: autorizzi l’ordinazione sacerdotale delle donne e il matrimonio dei sacerdoti, adotti una linea morbida nei confronti dei gay, ammetta all’eucarestia i cattolici che si sposano in seconde nozze e magari anche gli anglicani. E ancora, attenui la ferma condanna della chiesa rispetto alla ricerca scientifica sulle cellule staminali, riveda le posizioni rigide in materia di aborto, permetta i contraccettivi e lasci che le organizzazioni cattoliche distribuiscano preservativi per impedire la diffusione dell’aids.
Difficile, tuttavia, trovare un cardinale che possa soddisfare queste aspirazioni. Un candidato adatto potrebbe essere l’arcivescovo di Bruxelles, cardinale Godfried Danneels. Ma non bisogna dimenticare che il 93 per cento dei 135 cardinali elettori del concistoro è stato nominato proprio da Giovanni Paolo II. E anche se possono esserci delle sfumature nella loro fedeltà alla linea di Wojtyla, nessuno gli si oppone apertamente.
Certo, è possibile che qualche cardinale abbia idee diverse ma ritenga opportuno tenerle per sé. Tuttavia sembra improbabile che qualcuno sia disposto o capaca di modificare radicalmente in magistero della chiesa sui temi della fede e della morale. Giovanni Paolo II non ha solo nominato vescovi e cardinali strettamente ortodossi: ha anche tracciato un confine netto, che i suoi successori non potranno oltrepassare senza incrinare l’autorità e la credibilità del pontificato.
Tra le questioni che il nuovo papa dovrà affrontare, la più importante è la sfida dell’islam. Se la stampa laica pensa solo alla minaccia dei terroristi di al Qaeda o alla difficile integrazione delle comunità musulmane in Europa, dal punto di vista del Vaticano è in corso, soprattutto in Africa e in Asia, una lotta titanica tra le due religioni monoteiste.
I cristiani sono perseguitati in quasi tuttii paesi a maggioranza musulmana, dal Pakistan al Sudan. In Arabia Suadita è illegale dire messa, è la Nigeria è sull’orlo di una guerra civile tra musulmani e cattolici. Per quest’ultimo motivo, i cardinali potrebbero eleggere papa il loro collega nigeriano Francis Arinze, prefetto della curia romana per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.
Ma è improbabile che un papa africano possa scendere a compromessi con i fautori dell’apertura. Proprio il cardinale Arinze ha dichiarato, durante una visita all’università Georgetown di Washington, che “l’omosessualità mette in ridicolo” l’istituto del matrimonio. E lo stesso ci si deve aspettare dai cattolici dell’Asia, oppressi e perseguitati non solo dai musulmani, ma anche dai regimi comunisti della cina e del Vietnam. A suo tempo, la scelta di Wojtyla aveva dato coraggio ai cattolici polacchi e aveva contribuito alla caduta del comunismo.
Ci sono poi i cardinali dell’America Latina, il blocco più numeroso nel collegio cardinalizio. Tra loro la teologia della liberazione – che negli ultimi decenni del novecento ha provocato tanti sconvolgimenti – ha ormai esaurito la sua spinta. Attualmente sono in carica molti vescovi ortodossi, di cui alcuni papabili: per esempio l’arcivescoco si Sao Paulo, cadinale Claudio Hummes, o il cardinale dell’Honduras Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga.
Dopo quello sudamericano, il contingente più numeroso è quello dei cardinali europei, primi fra tutti gli italiani, che pur esibendo un certo cinismo rispetto alla loro ortodossia cattolica sono orgogliosi della chiesa e da sempre pensano che il papato gli spetti di diritto. Il paap polacco potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola. Tra gli italiani ci sono candidati forti come il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, oppure il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione per i vescovi, o anche il segretario di stato vaticano, il cardinale Angelo Sodano.
Ma anche fuori d’Italia ci sono cardinali papabili. Se l’arcivescovo di Parigi, Jean-Marie Lustinger, è forse troppo anziano (come lo stesso Sodano, del resto), c’è un collega più giovane, messo in piasta proprio da papa Wojtyla: l’arcivescovo di Vienna Christoph Schonborn. La stesura del nuovo catechismo della chiesa cattolica, promulgato nel 1994, è in gran parte sua e ha ribadito con enfasi gli insegnamenti cattolici ortodossi. Sfortunatamente però alcuni esponenti della chiesa austriaca sono stati accusati di pedofilia. E nonostante il cardinale Schonborn non sia stato direttamente implicato, il fango dello scandalo ha macchiato anche lui. Per le stesse accuse sono state compromesse le possibilità dei cardinali statunitensi e quelle di un prelato intelligente (e ortodosso) come il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney. In ogni caso, l’elezione di un papa anglosassone sembra decisamente improbabile, non foss’altro che per via della guerra in Iraq.
C’è poi un altro neo, che riguarda gran parte dei candidati europei: la loro incapacità di arginare la crisi dell’osservanza religiosa tra i fedeli. In Frnacia, negli ultimi quaranta anni si è registrato un calo del 30 per cento del numero dei battesimi, e solo il 10 per cento dei bambini battezzati va regolarmente a messa. In Gran Bretagna, tra il 1958 e il 2005 il numero dei praticanti si è ridotto del 50 per cento, i matrimoni cattolici sono calati dell’83 per cento e i battesimi del 61 per cento. Nonostante il grande rispetto che circondava il defunto cardinale Hume, ad affollare le parrocchie della sua arcidiocesi di Westminster non ci sono i fedeli inglesi, ma gli immigrati provenienti da paesi cattolici. Secgliere il prossimo papa tra i cardinali europei sarebbe come promuovere ad amministratore delegato di una multinazionale il direttore di una filiale senza clienti.
C’è però un cardinale europeo che ha affrontato con decisione e coraggio la laicizzazione della società e ha difeso il magistero ortodosso della chiesa cattolica. E’ Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione per la dottrina della fede e bastia nera dei progressisti. Se lui e il papa lavorassero in coppia, Wojtyla farebbe il poliziotto buono e Ratzinger il cattivo. Figlio di un commissario di polizia bavarese, al tempo del Concilio Vaticano II Ratzinger si era schierato a fianco dei teologi dell’apertura, dopodiché è stato nominato arcivescovo di Monaco. Come un cacciatore di frodo che diventa guardiacaccia. E’ stato lui a stabilire che l’esclusione delle donne dal sacerdozio rientra negli insegnamenti infallibili e che la chiesa d’Inghilterra non è una chiesa “in senso proprio”. Quando la candidatura di Rocco Buttiglione a commissario europeo è stata bocciata dal parlamento di Strasburgo, Ratzinger l’ha presa come una persecuzione religiosa contro un cattolico.
Ratzinger sembra dunque una figura discussa e perciò ineleggibile. Ma è fuor di dubbio che il coraggio con cui ha promosso il magistero della chiesa cattolica gli è valso il rispetto dei cardinali di tutto il mondo. Oltre a essere visibilmente un uomo di dio, Ratzinger possiede un ingengo acuto e ha ben chiara la posta in gioco. Per chi imputa il calo della religiosità dei cattolici nel mondo industrializzato alla propensione di tanti vescovi europei a nascondere la testa sotto la sabbia, la risposta potrebbe essere un papa che sappia prendere di petto il problema.
Certo, Ratzinger non è più giovane: ha 77 anni. Ma Angelo Roncalli aveva la stessa età quando fu eletto al soglio di Pietro con il nome di Giovanni XXIII. Pur così anziano seppe imprimere una svolta radicale alla chiesa con il concilio Vaticano II ed è stato forse il pontefice più amato dell’era moderna. Il mese scorso un personaggio molto addentro agli affari del Vaticano ha detto al corrispondente del Time, Jeff Israely: “L’opzione Ratzinger è sempre valida”.
Piers Paul Read – “The Spectator” – Gran Bretagna
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