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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Cacciato Don Vitaliano, il prete disobbediente
Cacciato Don Vitaliano, il prete disobbediente
La Chiesa lo sospende «a divinis» per 6 mesi: «Partecipa a manifestazioni di dissenso»
Domenica 27 Febbraio 2005
di l'Unità
in Religione

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di Enrico Fierro

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ROMA Cacciato dalla Chiesa. Offeso. Umiliato. Don Vitaliano Della Sala, che tutti gli italiani conoscono come il prete dei no-global, è stato sospeso a divinis. Per sei mesi non potrà celebrare messa, non potrà battezzare bambini, né dare l’estrema unzione ai moribondi, per 180 giorni ancora non potrà fare la cosa che ama di più: il prete. Il curatore d’anime semplici in una piccola chiesa di un minuscolo paese del Sud, il suo: Sant’Angelo a Scala, un pugno di case incastonate tra i monti del Partenio, cuore della sonnacchiosa provincia di Avellino.

A comminare la sentenza monsignor Tarcisio Nazzaro, l’uomo che ha deciso di mostrare il volto severo e arcigno della Chiesa contro questo prete che dalla montagna ha deciso di volgere lo sguardo al mondo e alle sue ingiustizie. Genova e le manifestazioni contro il G8, la morte di Carlo Giuliani e la ricerca della verità su quella tragedia. Gli angoli del mondo come il Chiapas dove si lotta per affermare bricioli di giustizia o le strade di Roma affollate di gay, lesbiche e trans nei giorni del Gay-Pride e della lotta contro tutte le discriminazioni. Ma anche la sua parrocchia di paese, i vecchi, le mamme e i bambini, che nel corso degli anni hanno conosciuto questo prete con la barba nera e tante idee nella testa, decidendo semplicemente di amarlo. Anche esagerando, qualche volta. Come quando, per protestare contro il suo trasferimento, sulle montagne di Sant’Angelo si organizzarono manifestazioni e cortei, e la chiesetta, affidata ad un nuovo sacerdote, venne murata. Ora la sospensione, comunicata - con una lettera dai toni da Santa Inquisizione - ieri pomeriggio dall’Abate di Montevergine. Don Vitaliano è accusato di continuare a «partecipare ad ogni manifestazione di dissenso, nonostante le tante ammonizioni».

Troppi comunisti frequenta quel prete. Tanto che ieri era a Scampia, nel cuore della guerra di camorra tra boss della droga, con Ciccio Caruso e i ragazzi dei centri sociali per parlare di pace e di rinascita di quell’infame Bronx napoletano. Ma c’è di più, accusa l’Abate: il prete ha continuato a fare il prete, al punto che qualche giorno fa si è recato al cimitero del suo paese per benedire una donna morta. Lo avevano chiesto i parenti, e lui non poteva dire di no a quel gesto di pietà estrema che ha scandalizzato il severo Abate. «Ti sei creduto libero di tornare a fare il parroco nella parrocchia da cui sei stato rimosso. Ti sei presentato al cimitero di Sant’Angelo a Scala a compiere il rito dell’ultima raccomandazione e del commiato per una defunta».

Cacciato, umiliato, offeso. Dai vertici ottusi di quella Chiesa che il prete disobbediente continua ad amare. «Amo la Chiesa - dice avendo di fronte a sé l’inferno delle Vele di Scampia - l’ho detto tante volte e lo ripeto proprio ora che la sua mano dura si abbatte su di me. L’amo perché è di Cristo. La voglio migliore, più bella e sempre più fedele a Gesù, non a se stessa. Ma non ne voglio un’altra». Ed è questo il vero don Vitaliano: prete fino in fondo. Disobbediente e indignato rispetto alle storture del mondo, ma «pronto ad ubbidire in piedi, ad ubbidire a Gesù Cristo e alla Chiesa che, anche se in questo momento mi sta mostrando il suo volto umano peggiore, è pur sempre mia madre». Quanti avevano dipinto questo parroco di montagna come uno scavezzacollo, uno ormai pronto a gettare la tonaca alle ortiche e a terminare il suo ciclo rivoluzionario tra le fila dei banchi parlamentari, ora possono ricredersi. «Sono solo un prete - ribatte lui - e risponderò all’Abate punto per punto, perché le accuse che mi rivolge sono false. I santi ci hanno insegnato a testimoniare la fede senza paure, senza servilismi, senza idolatrie. Continuo allora senza paure a guardare dritto negli occhi i miei superiori sottomettendomi all’unico Signore che riconosco in questo mondo».

Don Vitaliano, prete senza una parrocchia, continuerà a battersi e a parlare ai suoi fedeli dalla sua chiesa virtuale: un sito internet frequentatissimo (www.donvitaliano.it). Da solo, come ha fatto in questi anni di battaglie e di contestazioni. Da solo come quando iniziò più di vent’anni fa. Erano gli anni del dopoterremoto in Irpinia e Basilicata, tremila morti, centinaia di paesi distrutti, i signori della speculazione pronti a mettere le mani sul grande business della ricostruzione, la sua terra che rischiava di diventare ancora più povera. I potenti dell’Irpinia, i signori della Dc che, allora come oggi, dominavano in quella provincia, lo isolarono. La Chiesa ufficiale lo attaccò. Poi vennero i movimenti e i giovani, la pace e la guerra e quel prete che si ostinava a portare la voce di Cristo anche tra i no-global. La Chiesa e l’abate chiuso sulla vetta di Montevergine non capiscono e usano il pugno duro. «Ti sei creduto libero di tornare a fare il parroco...». Sospeso, cacciato, umiliato. Offeso.

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