HOME CHI SIAMO SEGNALA WEBMASTER
 

Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
L'eresia è la vita
L'eresia è la vita
Difficoltà, difficoltà e ancora difficoltà per un “prete scomodo” che nel suo impegno pastorale è particolarmente vicino alle comunità cristiane di base e alle persone omosessuali.
Lunedì 21 Febbraio 2005
di Pasquale Quaranta
in Religione

Stampa
Segnala ad un tuo amico
Scrivi alla redazione
Fai Notizia

di Pasquale Quaranta, in “L’eresia è la vita”, Babilonia, n. 231, pp. 34-37



L’intervento del “Magistero” messinese…

“Da qualche tempo è presente nella nostra Arcidiocesi, in particolare nella zona tirrenica, un sedicente religioso con abito francescano, il quale si fa chiamare col nome di ‘fra Martino’, mentre il suo nome sarebbe Fausto Filice. Egli avrebbe fatto parte di una comunità religiosa che la Santa Sede ha sciolto, incaricando un Visitatore Apostolico di chiarire la situazione di ogni singolo componente, soprattutto riguardo alla validità dell’Ordinazione presbiterale. Nonostante questa situazione di grave irregolarità la persona in questione pretende di esercitare il ministero sacerdotale, celebrando l’Eucaristia ed ascoltando le confessioni presso qualche parrocchia e soprattutto in abitazioni private. Si avvertono, perciò, i Sacerdoti e i Fedeli che il suddetto ‘fra Martino’ non può celebrare – né in pubblico né in privato – i Sacramenti né compiere alcun altro atto di culto in tutto il territorio di questa Arcidiocesi”.

+ Giovanni Marra

Arcivescovo di Messina

---

Ho nelle mani la dichiarazione di mons. Marra “riguardo a un caso di esercizio abusivo del ministero sacerdotale”. La lettera è datata 13 ottobre 2003 (vedi il box).

“Pace e bene!” esclama fra Martino. Mi guarda negli occhi e sorride. Indossa un saio di colore grigio scuro, porta i sandali ai piedi. Al polso sinistro ha un kombuskini, “il rosario della Chiesa ortodossa, una preghiera antica che usavano i primi cristiani”.

“In effetti non godiamo di ottima stima tra il clero e gli altri francescani soggiogati dal potere religioso. Ciò che più disprezzano della nostra pastorale è l'accoglienza indiscriminata di divorziati, di lesbiche e gay. Andiamo oltre le norme previste dal Catechismo della Chiesa cattolica: per noi la condizione omosessuale non è ‘intrinsecamente disordinata’ e neppure ‘perversione’ o, peggio, una malattia psicologica. È piuttosto una ricchezza per la Chiesa e per il mondo intero. Dio nella sua infinita fantasia non ha considerato solo l'eterosessualità e nell'omosessualità ha voluto esprimere la complementarità della diversità”.

La storia mi ricorda il libro “Preti contro” di Corrado Zunino (vedi la finestra a p. 36). Conversare con fra Martino è un piacere perché lui, romano di adozione ma calabro-siculo d'origini, è una persona solare, serena, desiderosa di rapporti autentici.

“Abbiamo molti ragazzi e ragazze che sono in contatto con la nostra fraternità e ai quali offriamo, oltre che la nostra amicizia, affetto e guida spirituale; spesso sono persone che si sono allontanate dalla Chiesa perché discriminate a causa della loro sessualità. Gesù non lo avrebbe mai fatto ed è Lui che seguiamo! Non predichiamo la ‘tolleranza’, ma l'accoglienza. Accogliere l’altro così com'è perché, così come egli è, possa scoprire il disegno d'amore che Dio ha per ogni sua creatura. E allora come oggi direbbe Gesù a tutti i farisei del nostro tempo: ‘i gay, le lesbiche, i divorziati e tutti coloro che vivono situazioni di irregolarità vi passeranno avanti nel Regno dei Cieli’”.

Da quanti anni segue questa vocazione?

“Fin da bambino. Ho sempre sentito una profonda e misteriosa attrazione a seguire Gesù, che ho sempre considerato ‘l’amico del cuore’. Dopo le scuole medie ebbi una particolare chiamata alla vita francescana vedendo il film di Franco Zeffirelli ‘Fratello sole, sorella luna’: fu per me una vera e propria introduzione alle Fonti Francescane; le divorai avidamente, scoprendovi la piccola via povera e semplice del Nazareno”.

Quindi un colpo di fulmine, un innamoramento che ha segnato tutta la Sua vita…

“Esatto: un innamoramento che dopo varie esperienze di vita religiosa in Italia, mi condusse in America Latina dietro le orme dei Piccoli fratelli di Charles de Foucauld e del vescovo Oscar Romero, precursore di quella spiritualità cristiana rinnovatrice che prende il nome di ‘Teologia della Liberazione’. Fui ordinato presbitero il 2 giugno del 1994 nella diocesi di Ibarra in Ecuador per le mani di Bernardino Eccheverria Ruiz, protettore dei ‘campesinos’ (‘contadini’, in spagnolo). Allora era vescovo, poi diventò cardinale, grazie a Giovanni Paolo II, nello stesso concistoro che ha creato il cardinale Ersilio Tonini. Il pontefice, nonostante la sua politica conservatrice, amava molto Eccheverria…”.

* * *

Fra Martino mi parla dell’esperienza che sta nascendo sulla scia di grandi movimenti di riforma:

“Sono ormai tre anni che porto avanti questo gruppo, che abbiamo chiamato ‘Piccoli fratelli di Francesco e Chiara’: un’avventura che vuole ripercorrere il cammino della prima comunità cristiana, un ritorno alle origini illuminato dall’esigenza di una Chiesa veramente universale, una Chiesa finalmente libera dal peso di sovrastrutture garanti di un potere duro a morire. Insomma, un’esperienza di vita consacrata che, tra mille difficoltà, cerca di far riemergere la comunità dei credenti così come la vorrebbe Gesù: povera, semplice, attenta alle esigenze di tutte le minoranze…”.

E il Suo Arcivescovo non La accoglie nella Chiesa cattolica “ufficiale”!

“C’è tutto l'interesse a mettere a tacere un prete cattolico che prende iniziative del genere. Peggio ancora se hai una sequela abbastanza numerosa. I nostri problemi nascono da questa mancanza di confronto e dialogo, parole queste non tanto amate dalla gerarchia ecclesiastica, così abituata a decretare dall'alto oracoli spesso completamente alieni alla realtà odierna, una chiusura che si è trasformata in vera e propria persecuzione alla mia persona e alla comunità. Fino al punto di diffamare il mio sacerdozio, definendolo ‘non valido’ e ‘abusivo’, mentre abusivo è il loro potere! Eppure non ci scoraggiamo, andiamo avanti sulla via che Gesù ci indica, ogni giorno. D’altronde la Chiesa, intesa come Istituzione, è maestra in campo di esclusione ed emarginazione. Basti pensare ai milioni di divorziati e di omosessuali ingiustamente banditi dalla comunità ecclesiale. Il nostro dissenso quindi è totale nei confronti delle attuali posizioni conservatrici, tridentine e fondamentaliste del Magistero”.

Ma un frate francescano non è tenuto ad obbedire ai prelati di Santa Romana Chiesa?

“Hanno sempre dipinto San Francesco come un uomo ‘tutto cattolico’, sottomesso, obbediente fin quasi ad annientare la propria coscienza. In tutto questo si nasconde la paura dei prelati del suo tempo verso un uomo che, ispirato dallo Spirito Santo, richiamava la Chiesa, anche puntando il dito, ad una vera e autentica conversione, e a liberarsi da tutto ciò che non era Cristo. E in ciò che non era propriamente evangelico rientrano anche i metodi di persuasione del suo tempo: le fiamme della Santa Inquisizione ad esempio, un mezzo puramente politico rivestito di sacro. Francesco solo dopo anni di tribolazione accolse il consiglio di sottomettersi; ma non fu una resa, perché obbedì tutta la vita al messaggio d'amore dell'Evangelo, obbedì a Dio prima che agli uomini! E così noi: non rinunciamo alla comunione con gli insegnamenti del Vangelo in nome di un’obbedienza cieca a uomini a loro volta disobbedienti a ciò che Dio ci chiede attraverso Gesù Cristo. Senza accusare o giudicare nessuno desideriamo, nella piena libertà della nostra coscienza, diffondere il messaggio di una Chiesa che rinasce attraverso la fatica e il coraggio di tanti fratelli e sorelle controcorrente”.

E il Suo incontro con don Vitaliano della Sala?

Abbiamo fatto colazione insieme due mesi fa. Don Vitaliano è un uomo cordiale, libero. Mi è sembrato un “prete operaio”. Sta passando un momento di riflessione, una pausa che lo porterà a prendere una decisione definitiva. È un momento delicato per lui: aspetta risposte chiare che riguardano tutta una vita. Ci ha augurato ogni bene, ammira il nostro coraggio. Ma ci ha avvertiti: “Hanno tutti i mezzi per bruciarvi!”.

* * *

Fra Martino da circa tre anni condivide questi pensieri con fra Luca (Luca Carannante, 24 anni, napoletano) e insieme girano l’Italia predicando l’amore. Una scelta di vita sentita, invocata.

“Avevo chiesto un segno al Signore per sapere se quella che avevo scelto era la strada giusta. Pregai affinché mi facesse incontrare, lungo il cammino, una persona che partisse da zero a livello di Cristianesimo e non avesse nulla a che fare con i movimenti cattolici, che sapesse solo l’Ave Maria e il Padre Nostro. Oltre al segno una scommessa, una prova… perché il Signore chiama a sé le persone dai luoghi e dalle situazioni più impensabili…”.

Luca militava in Rifondazione comunista. Un diploma all’Istituto tecnico industriale. “Lavoravo, mettevo da parte i soldi per andare in Messico, in Chiapas: volevo unirmi all’Esercito zapatista di liberazione nazionale in difesa degli Indios, sterminati dall’economia americana”.

Un mattino di marzo Luca incontra fra Martino.

“Mi colpì il suo carattere, la sua spontaneità, la confidenza, la gioia, il carisma. Fu un’attrazione spirituale molto forte. Iniziammo a frequentarci, a Roma, e lì mi innamorai della figura di San Francesco. Dopo qualche mese accompagnai fra Martino al Nord: doveva sostituire un parroco. Feci così la mia prima esperienza religiosa, imparai il breviario, il canto gregoriano e le laudi francescane”.

Fra Luca studierà teologia grazie ad altri sacerdoti e professori aderenti alle comunità cristiane di base.

“Anche loro sono stati relegati ai margini dall’autorità ecclesiastica. Don Franco Barbero mi indicherà i libri da studiare e poi farò gli esami”.

Poi uno sguardo al passato, un pensiero a Martin Lutero, monaco agostiniano (1483 – 1546) “…il grande riformatore della fede cristiana. Spaccò in due la Chiesa e l'Europa, fu terribilmente denigrato dalla dottrina cattolica, ma ancora oggi i suoi pensieri sono validi e attuali”.

Per fra Martino e fra Luca è ora di ritornare a Messina. Salgono su una Fiat Uno, verde-metallizzato.

“Sai come si chiama quest’auto? ‘Maria Palomba’ [risate] perché chi me l’ha venduta di cognome faceva Palumbo, ed era salernitano…”.

Sul cristallo posteriore un tau francescano come quello che i due frati portano al collo, e sul lunotto un adesivo della cupola di San Pietro ridipinta con i colori dell’arcobaleno. “Sono i colori della pace”.

“Ehm…” faccio io.

Fra Martino strizza l’occhio: “Lo so, lo so… sono anche i colori della bandiera gay!”.

---

Preti contro

di Corrado Zunino

Foto di Tano D’Amico

Ed. Fandango 2003



Don Vitaliano, il prete no global; don Franco Barbero, l’eretico; l’ex-abate Giovanni Franzoni, l’operaio; don Andrea Gallo, l’atleta; padre Renato Chiera, il missionario: sono i “preti contro” di Corrado Zunino, giornalista de la Repubblica.



Uomini che sentono il dovere morale di disobbedire al Vaticano, alla gerarchia Cattolica Romana, sui temi del celibato dei sacerdoti, dei matrimoni gay, del divorzio, dell’aborto, e sui concetti di Potere e Libertà.



Ogni storia porta con sé un valore prezioso: la diversità, con cui confrontarsi.

Dal testo: “O la Chiesa, l’ultima monarchia assoluta dell’Occidente, si apre e fa nascere una sana opposizione al suo interno, oppure si dovrà limitare a parlare di fede”.



(a cura di Pasquale Quaranta, p. 36)

Questo articolo ha ricevuto 218 visite.



Articoli correlati...

Usa, sermone choc: «Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire» Religione
Mercoledì 23 Maggio 2012
Usa, sermone choc: «Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire»
Charles Worley, un pastore battista americano: «Senza riprodursi si estingueranno». Il video finisce in rete e provoca proteste e manifestazioni (video)
di Corriere.it
Discriminazioni gay. Il Comune di Jerzu non concede spazi pubblici all’Agesci Primo piano
Sabato 05 Maggio 2012
Discriminazioni gay. Il Comune di Jerzu non concede spazi pubblici all’Agesci
Piras: "In rappresentanza dell’Amministrazione comunale esprimo tutto il nostro sdegno e disappunto per quanto emerso dalle linee guida dell'Agesci"
di La redazione di Gaynews
Gli scout cattolici e l'omosessualità. 'I capi gay sarebbero un problema' Primo piano
Venerdì 04 Maggio 2012
Gli scout cattolici e l'omosessualità. 'I capi gay sarebbero un problema'
Doveva essere una d'apertura: ma ecco le linee guida dall'Agesci. Vietato il coming out e un invito: in caso del genere, vanno chiamati i genitori e consultato uno psicologo
di Repubblica.it
Aids, 'No alla politica del silenzio'. Queer lab alla statua di Wojtyla Primo piano
Giovedì 01 Dicembre 2011
Aids, 'No alla politica del silenzio'. Queer lab alla statua di Wojtyla
L'associazione romana in occasione della giornata mondiale contro l'Aids e l'Hiv protesta "contro le politiche proibizioniste e sessuofobiche del Vaticano",
di La redazione di Gaynews



RUBRICHE RISORSE

APPUNTAMENTI