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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Quel vescovo mite che ora difende i gay
Quel vescovo mite che ora difende i gay
Il "chi è" di "Don Arrigo", il prelato di Ivrea che ha lanciato l´appello a rispettare gli omosessuali dopo il caso Buttiglione. Radici nella gente ed impegno sociale
Mercoledì 24 Novembre 2004
di la Repubblica
in Religione

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altari sui set La chiesa è un luogo troppo serio per trasformarlo in un film, ha detto alla troupe d´Elisa di Rivombrosa

non peccano L´insegnamento cristiano in materia non definisce le persone come reprobi in base alle loro tendenze

i bacchettoni Tutto è puro agli occhi dei puri, ha detto sulla polemica scoppiata per una mostra con simboli fallici

la visita negata Pazienza se non mi ricevono, ha risposto al preside che non lo ha voluto in una scuola multietnica



VERA SCHIAVAZZI

RITA COLA




A San Giorgio Canavese, dove è nato nel 1942 e dove non manca mai la cena dei coscritti, tutti lo chiamano «don Arrigo». Il vescovo di Ivrea è, prima di tutto, un uomo amato dai «suoi» fedeli, più popolare e più capace di mediare del suo più carismatico predecessore, Luigi Bettazzi. Quando proprio Bettazzi, di cui era stato a lungo vicario generale, ha lasciato la diocesi, non un solo eporediese ha dubitato che quel posto «dovesse» andare ad Arrigo Miglio. E nessuno, nelle gerarchie ecclesiastiche, si è opposto a quella che pareva una successione naturale. Eppure ora tocca proprio a quest´uomo, dall´aspetto mite e dagli occhiali da miope, dire cose che, apparentemente, lo spingono più in là dello stesso Bettazzi, come ha appena fatto sulla necessità di «rispettare» chi è omosessuale e vive i suoi affetti «nella privacy». E al tempo stesso tocca a lui essere più compreso e più vicino alla gente comune.

Arrigo Miglio, rimasto da bambino orfano della madre, è stato allevato da «mamma» Rita Baratella, la seconda moglie del padre alla quale era legatissimo. Quando la donna è scomparsa, pochi anni fa, come vescovo di Ivrea ne ha concelebrato il funerale, rendendosi, ancora una volta, vicinissimo alla gente: un sacerdote che piange sua madre, un sacerdote che, come migliaia di altri, ha conosciuto il dolore e la perdita, ma anche l´amore di una mamma diversa da quella biologica. Altra figura di riferimento, la nonna paterna, un´anziana signora che accompagnava quasi ogni giorno il nipotino a messa. Con Giovanni Ellena, oggi vicesindaco del paese, il giovanissimo Arrigo frequentava l´oratorio e il campeggio di Prascondù, dove un santuario mariano ricorda l´apparizione di Maria ad un pastore nel 1620. Proprio gli scout, con loro carico di fede, ma anche di laicità e di concretezza, sono stati la prima scuola di monsignor Miglio, ordinato vescovo nella cattedrale di Ivrea dal suo maestro Bettazzi nel 1992. Subito dopo, la prima diocesi, quella di Iglesias, dove il neo-prelato non perde tempo e si schiera a fianco dei minatori del Sulcis in lotta per difendere il proprio lavoro.

Nel 1999, Miglio torna nella sua Ivrea. Meno intellettuale di Bettazzi, prosegue tuttavia la tradizione locale che vede il vescovo intervenire spesso su argomenti di attualità e di vita quotidiana dalle colonne del settimanale diocesano, «Il Risveglio popolare». Paradossalmente, tocca proprio a lui, tra tanti esponenti della gerarchia cattolica, vedersi vietare l´ingresso nel febbraio scorso in una scuola, quella elementare di Aglié. Ad opporsi è Giuseppe Merlo, il dirigente scolastico: «Questa scuola è di tutti e vi sono alunni di ogni religione, il vescovo non deve visitarla in orario di lezione». Mentre da più parti si levano reazioni indignate, Miglio getta acqua sul fuoco: «Nessun problema. Vado volentieri dove mi invitano, altrimenti pazienza». Ma chi pensa, in quell´occasione, ad un uomo accomodante e remissivo potrà ricredersi pochi mesi dopo, in ottobre. Del tutto incurante del successo mediatico dello sceneggiato «Elisa di Rivombrosa» e dei tappeti rossi distesi dalle massime autorità politiche regionali di fronte alla casa di produzione della fiction, Miglio risponde con un fermo «no» alla richiesta di poter filmare il matrimonio tra Elisa Scalzi (l´attrice Vittoria Puccini) e il conte Fabrizio Ristori (Alessandro Preziosi) nella «vera» chiesa di Aglié. «La chiesa ? dice con semplicità il monsignore ? è un luogo troppo serio per poterlo trasformare in un set cinematografico». Poco prima, al sindaco di Castellamonte Eugenio Bozzello che, imbarazzato, voleva far rimuovere dalla mostra di ceramiche una brocca col beccuccio a forma di fallo, lo stesso Miglio aveva consigliato più tolleranza: «Tutto è puro agli occhi dei puri». Ora, l´apertura ai gay. E la partenza per la Palestina dove con gli altri vescovi piemontesi prega e, forse, discute.













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