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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Il vescovo di Ivrea:
Il vescovo di Ivrea: "Strumentalizzato chi vive la tendenza omosessuale"
Mons. Miglio: "L'insegnamento cristiano non propone due etiche diverse. Non si è peccatori per le proprie pulsioni..."
Sabato 20 Novembre 2004
di Il Risveglio popolare
in Religione

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Placatesi in parte le polemiche che hanno accompagnato il "caso" Buttiglione alla Commissione Europea, vorrei richiamare per un momento l'attenzione su coloro che in qualche modo sono stati strumentalizzati e penalizzati, anche se indirettamente, cioè le persone che vivono la tendenza omosessuale. La vicenda della Commissione Ue è molto più complessa, come si è potuto constatare, con risvolti di politica europea e italiana, e anche interni al mondo cattolico, ancora una volta interpellato sul senso della laicità, sulla sua estensione, sul modo di essere in politica da cristiani, sui pregiudizi anticattolici e antifamiglia (che ci sono), senza trascurare le reazioni e i pareri sui problemi etici evocati, per i quali un inaccettabile relativismo etico è emerso chiaramente anche in certe voci cattoliche, ai vari livelli.

Il caso però è esploso con il riferimento all'omosessualità, per poi spostare l'attenzione sugli altri aspetti sopra citati, lasciando le persone che vivono tale condizione ancora una volta con l'impressione di essere usate o come bandiera o come capro espiatorio. Non mi riferisco tanto ai gruppi organizzati, che sanno difendersi da soli, o piuttosto, magari senza volerlo, contribuiscono ad appesantire l'etichettatura e la ghettizzazione. Parlo soprattutto di chi vive nella sua privacy i propri sentimenti, affetti, pulsioni, ecc. - come tutti gli altri d'altronde -, e che per un corto circuito informativo che ha sintetizzato le dichiarazioni dell'on. Buttiglione nella parola "peccato", rischia di sentirsi ancora una volta marchiato e condannato senza appello.

Va allora ricordato con forza che l'insegnamento cristiano in materia non definisce le persone come "peccatori" in base alle loro tendenze e pulsioni, le cui origini restano discusse e spesso inspiegabili, e sono fonte di grandi sofferenze. Ciò va tenuto presente, e va pure tenuto presente che l'insegnamento cristiano e i documenti della Chiesa non propongono due etiche diverse, una per omosessuali e una per eterosessuali. Qualche volta nelle discussioni si ha davvero l'impressione che qualcuno pensi questo, mentre il discorso è un altro: la via della castità matrimoniale per chi è nel matrimonio, e la via della castità celibataria per chi non si sposa, vuoi per scelta vuoi per altre cause. Per tutti e due gli stati di vita la strada insegnata è quella di sempre, senza ammiccamenti nè prematrimoniali nè extramatrimoniali, pur con tutta la misericordia per la debolezza delle persone, e senza dimenticare gli altri comandamenti, come invece un recente passato faceva.

Dunque tendenza omosessuale non è uguale a peccato. L'impegno allora è quello di ricostruire una cultura della sessualità che risponda al progetto di Dio: cultura, oggi, diametralmente opposta a quella conclamata da quasi tutti e praticata da molti. Ci stimola a lavorare in questa direzione soprattutto il deserto affettivo in cui vengono a trovarsi molti che credevano di aver intrapreso la strada della vera libertà. Per questa ricostruzione siamo chiamati in causa tutti, sposati e celibi, consacrati e non: riproporre una cultura che sia di rispetto per il corpo ed il cuore, di umiltà di fronte al progetto del Creatore, di realismo di fronte alla fragilità umana, di speranza e di gioia di fronte agli esempi di donne e di uomini che hanno conosciuto e testimoniato profondamente l'Amore in un modo che non è neppure paragonabile ad un uso della parola amore che troppo spesso contrabbanda delusione, solitudine e violenza.

Dalla Rivelazione Biblica cristiana non ci viene indicata l'etica dei divieti, ma una proposta di vita piena, che passa anche attraverso la croce, e che se richiede delle rinunce lo fa alla luce della parabola, piccola ma preziosa, dell'uomo che vende tutti i suoi averi perchè ha scoperto un tesoro nel campo.



+ Arrigo Miglio

vescovo di Ivrea

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