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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Buttiglione. Dossier contro di me, trappola accuratamente preparata
Buttiglione. Dossier contro di me, trappola accuratamente preparata
"Sono la pietra dello scandalo ho disturbato gli agnostici"
Domenica 31 Ottobre 2004
di la Repubblica
in Religione

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Pagina 11 - Interni



L´INTERVISTA



Buttiglione rivendica la legittimità di aver sostenuto tesi morali a Strasburgo: ho lanciato un seme che darà frutto, anche in Italia







risposte Io ho dato le risposte canoniche liberali, che nei dossier su di me sono state eliminate

identità L´Europa parla tanto di economia e ha paura di aprire un discorso sull´identità, su ciò che essa è

delusione Aver perduto quel posto da commissario mi spiace. Aver parlato di valori su quei banchi mi inorgoglisce

cesare e dio Il mio Dio mi ha insegnato ad ubbidire a Cesare. Così mi sarei regolato se fossi rimasto a far parte del governo Ue







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«Io sono la pietra di uno scandalo che è appena incominciato e andrà avanti. E sa perché? Perché le semplici parole di un cristiano, che non poteva dire diversamente, hanno costretto l´Europa a guardare dentro di sé, fino a quel fondo su cui si adagia la sua incredulità evidente ed esibita ma anche, più nascosto, il dubbio, su questa incredulità agnostica. Ho perso perché questa Europa accetta tutto, ma odia essere disturbata dalla vera domanda che adesso la interpella, quella sulla sua anima. E invece quel seme darà frutto: anche in Italia, vedrà». Rocco Buttiglione ha appena dovuto dimettersi, lasciando due volte l´Europa che l´ha bocciato, prima come commissario designato e poi come ministro delle Politiche comunitarie. Il politico è sconfitto e abbandonato anche dal suo governo, ma il filosofo non rinuncia alla sua battaglia.

Professore, lei era stato designato dal governo per rappresentare l´Italia. Il suo compito era dare scandalo o ottenere il voto del Parlamento europeo?

«Guardi che non sono io che ho introdotto il tema del peccato, questa parola che riesce a scuotere l´Europa. L´hanno fatto altri, chiedendomi di rispondere sull´omosessualità. Io ho detto "I may think", cioè posso pensare che sia peccato ma nel senso che non ha alcun interesse quel che penso, perché anche se pensassi che è peccato so che non è un delitto, dunque lo Stato non deve metterci il naso. E ripeterei le stesse cose mille volte».

Però ha chiesto scusa, giorni fa. E comunque non crede legittimo che qualche parlamentare si sia preoccupato per un commissario che programmaticamente annuncia di credere nell´opposto di ciò che dovrà fare?

«Basterebbe San Tommaso, per rispondere: se tutti i peccatori fossero puniti dallo Stato nessuno di noi sarebbe a piede libero. So distinguere tra il peccato e la legge».

È come se lei avesse spiegato all´Europa che da commissario doveva ogni volta tradurre nella lingua dei diritti ciò che nella sua lingua era invece peccato. Non c´è in questo una sorta di schizofrenia?

«Qui può rispondere il filosofo Wojtyla: la libertà degli altri non si rispetta necessariamente con il relativismo di chi non crede in nessuna verità. È sufficiente che io sia convinto che una verità riconosciuta per forza non ha nessun valore morale. Un mondo in cui tutti fanno cose giuste per forza, non somiglierebbe al paradiso, ma all´inferno».

Ma lei si è presentato dicendo in pratica: farò il contrario di ciò in cui credo. Non è lecita qualche riserva, senza bisogno di evocare la caccia alle streghe?

«No, un momento. Io opero come credo. Ripeto: è la mia fede che mi dice che devo rispettare la tua libertà. Dunque sono perfettamente coerente, come cristiano e come commissario».

Ma lei voleva togliere l´omosessualità dai comportamenti che non devono essere discriminati, si dimentica?

«Io ero contrario a quell´esemplificazione. Ma creda a me, questo non ha avuto alcuna importanza. Hanno voluto farmi fuori con regole truccate. Io ho dato la risposta canonica di tutte le società liberali. Ma nei dossier che circolano in Europa contro di me, della mia risposta non c´è traccia».

Sta dicendo che c´è stata una persecuzione organizzata?

«Non è una persecuzione se si tratta solo di un episodio, ma siamo sicuri che sia l´unico?».

Lei crede davvero che in Europa ci sia oggi un pregiudizio anticristiano?

«C´è certamente un pregiudizio contro la libertà. E dentro questo ambito ampio, c´è anche un pregiudizio anticristiano. Anzi, le dico di più: quello anticristiano è l´unico pregiudizio religioso che goda oggi di grandi legittimazioni. Potrei dire che è alla moda, se ci campiamo. È facilmente difendibile nella buona società europea».

E perché l´Europa oggi dovrebbe essere anticristiana?

«Perché ha paura di se stessa, di aprire un discorso sull´identità, su ciò che è davvero. Quel discorso che è il tema delle radici cristiane, espulso dalla Costituzione, non chiudeva - come qualcuno ha pensato - ma apriva. E invece l´Europa oscilla tra due dimensioni che non possono essere identitarie: quella esclusivamente economica e quella del politicamente corretto».

Sa spiegare culturalmente perché la destra è oggi tutta contro il politicamente corretto, che è un decalogo neutro, non di sinistra?

«Il mio caso risponderebbe da solo, perché dimostra che quella regola non è applicata nello stesso modo a tutti e contro qualcuno si può fare ciò che non è lecito fare ad altri. Ma la questione vera è che sta diventando politicamente scorretto parlare di valori, di giudizi morali. Come se oltre la politica non ci fosse una sfera in cui i comportamenti si qualificano come giusti e sbagliati, perché valgono ancora le categorie del bene e del male».

E come si può sostenere davvero che l´Europa è oggi convertita alla religione del politicamente corretto?

«Per quella che potrei chiamare una neutralizzazione delle ideologie. Infatti c´era un´alternativa al principio delle radici giudaico-cristiane dell´Europa: ed era la grande cultura immanentista che culmina nel marxismo. Ma quando il marxismo è stato sconfitto, le intelligenze marxiste hanno detto: bene, io ho torto, ma a condizione che nessuno abbia ragione. E che il concetto del bene e del male scompaia. Ecco perché in Europa dilaga il politicamente corretto».

Non vede come in questa critica ci sia il rischio di un attacco ai diritti, coniugati dal nuovo pensiero liberale di destra come disgiunti dai valori?

«Non per me. Senza valori, semplicemente non ci sono diritti. Perché dovrei rispettare la tua persona se non riconosco il tuo valore?».

Dunque un´Europa arida, spaventata dalla distinzione tra il bene e il male, neutra per scelta potenzialmente persecutoria, si è rivoltata contro di lei. Si è chiesto perché?

«Perché ho detto quel che ho detto. Che è stato letto come hanno voluto leggerlo».

Dunque crede alla congiura?

«Far circolare dossier costruiti ad arte, e senza citare le mie vere parole. Non badare a ciò che ho detto ma a ciò che appare. Costruire uno schema, divulgarlo e poi crederci. Come la vuol chiamare? Congiura? Forse non siamo lontani dal vero. Come quando qualcuno parla di odio anticattolico».

Non le pare troppo in un paese governato quasi sempre da politici cattolici, in un´Europa che ha avuto Prodi presidente per cinque anni?

«Lasci stare. Io non credo ad un´Europa dominata da quest´odio, ma pur tuttavia lo vedo, e in misura abbastanza rilevante per preoccupare non me come cattolico ma ogni uomo che ha a cuore la libertà. Per questo, se me lo lascia dire, io sono soddisfatto».

Di essere stato bocciato? Ma professore, sappiamo tutti che ha fatto il possibile per restare a Bruxelles. Non è una soddisfazione postuma?

«Aver perso quel lavoro mi dispiace. Ma aver parlato di valori in quel Parlamento, dimostrando che può essere un luogo non solo burocratico, mi inorgoglisce».

Professore, lei parla come il leader populista Pym Fortuyn: lo sa?

«Tutti quelli che si occupano di Europa sanno che c´è un problema di trasparenza, di burocrazia. Poi per chi teme il rischio di un´Europa anticristiana affiora anche la spinta di dire no all´Europa. Ma non vale per me. La battaglia per la libertà è cominciata e si gioca prima di tutto in Europa. E poi andarsene per tornare dove? L´Italia non è certo meglio di Bruxelles».

Lei mi ha detto una volta che si riconosceva nel motto dei cavalieri polacchi: ubbidire soltanto a Dio. Come avrebbe potuto da commissario?

«È il mio Dio che mi ha insegnato ad ubbidire a Cesare».

Ma questo Cesare in formazione che è l´Europa sembra fare eccezione per la destra, anche la destra cattolica. Perché?

«Le rispondo con un esempio le questioni su cui io sono stato trafitto, non sono di competenza europea ma degli Stati. Diciamo che se sono stato crocefisso, hanno usato chiodi sbagliati. Ma ecco il punto. Se qualcuno pensasse ora che con un altro commissario al mio posto si potrebbe avviare una campagna per imporre certe politiche su questi argomenti (famiglia, aborto, divorzio) agli Stati membri, allora sarebbe gravissimo».

Professore, un passo in più e anche lei si metterà a parlare di Europa massonica...

«L´Europa sono i massoni, siamo noi, sono gli omosessuali, sono le famiglie, eccetera ma le dico con chiarezza che se vedessimo il rischio che alcune correnti monopolizzassero la costituzione europea, allora bisognerebbe reagire con forza».

Ma lei che battaglie può fare? Qualche capo del governo ha detto che non la vorrebbe mai tra i suoi ministri. Cosa risponde?

«Chi l´ha detto è socialista. Nessun problema, neanch´io andrei mai con loro. Ma vede, la Commissione non è espressione del Parlamento europeo e del suo equilibrio politico. Dunque un commissario non può essere bocciato per ragioni politico-culturali, ma solo per incompetenza. Di questo non mi ha ancora accusato nessuno».

Farà un movimento cristianista, con il cristianesimo trasformato in ideologia, per uso politico?

«No. Potrei fare semmai un movimento culturale. La società cristiana deve nascere, e se deve nascere, da sé, attraverso la libertà, non attraverso la politica».

Lei ha citato René Girard: si sente capro espiatorio in un´Europa pagana?

«So che i cattolici sono capro espiatori ideali in questi tempi. Quanto all´Europa pagana, ricordiamo che i pagani adoravano non il sole ma le forze vitali, non i valori più alti ma la pura vitalità potremo dire l´usura la lussuria e il bisogno di potere, ciò che resta quando gli altri valori si ritirano il paragone regge».

Ma in Girard il capro espiatorio dei pagani è sempre colpevole. Anche lei?

«Io non lo sono. Lo sarei se per opportunismo mi fossi piegato al verbo politicamente corretto dell´Europa. Non l´ho fatto. Poi mi sono accorto che così facendo, ho dato battaglia. Quella battaglia in atto, anzi appena incominciata».

Arriverà in Italia?

«Può scommetterci. Io sono qui».

(e. m)

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