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| La Chiesa: no alla guerra preventiva e no al matrimonio tra omosessuali |
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| Il «Compendio della dottrina sociale»: affrontati temi come il ruolo della famiglia, la bioteconologia, la pena di morte |
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| Martedì 26 Ottobre 2004 |
| di l'Unità |
| in Religione |
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Roberto Monteforte
CITTÀ DEL VATICANO Il no alla guerra preventiva e la condanna netta del terrorismo, della guerra preventiva decisa unilateralmente, l’appoggio alle campagne contro la pena di morte, alla solidarietà, ad una «equilibrata» difesa ecologica, gli effetti perversi di una certa globalizzazione che penalizza popoli e paesi. C’è di tutto nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa presentato ieri nella sala stampa vaticana dal presidente del pontificio Consiglio Giustizia e Pace, cardinale Renato Raffaele Martino e da mons. Giampaolo Crepaldi, segretario dell’organismo che ho curato la pubblicazione dell’opera costata cinque anni di lavoro. Non è un «Catechismo» sociale ma poco ci manca. Raccoglie e organizza in un unico volume le prese di posizioni ufficiali della Chiesa e dei pontefici, sino ai recenti pronunciamenti di Giovanni Paolo II sui diversi aspetti della vita sociale e politica, nazionale e internazionale richiamandone le conseguenze dottrinali, i principi etici cui, viene sottolineato, sono a disposizione di religiosi e laici, cattolici ma anche esponenti delle altre confessioni religiose.
Il «Compendio» non fissa regole di comportamente definitive e assolute, visto che su questi temi il magistero della Chiesa deve misurarsi e adeguarsi alla continua evoluzione della società. Ma nelle 500 pagine (320 pagine di contenuto, 25 di indice dei riferimenti, 156 di indice analitico, 13 di indice generale) vi sono risposte e indicazioni su come affrontare i più accesi problemi sociali. Vengono richiamati i presupposti fondamentali della dottrina sociale della Chiesa e poi i suoi temi centrali: il valore della famiglia come realtà sociale, il ruolo della società civile nella promozione del lavoro umano, i processi economici alla luce anche della globalizzazione, la comunità politica e la corretta vitalizzazione del sistema democratico e quella internazionale, la guerra preventiva, il fisco e la spesa pubblica, la salvaguardia dell’ambiente e la promozione della pace. «La Chiesa non vuole essere rinchiusa in sacrestia» ha dichiarato il cardinale Martino che rifiuta l’idea di religione come fatto privato ed intimistico, privo di rilevanza sociale e polemizza con «le espressioni di intollerante laicismo, che osteggiano ogni forma di rilevanza politica e culturale della fede».
Il Compendio è a suo modo un documento «politico». Adegua il magistero della Chiesa alle dinamiche innestate dal fenomeno della globalizzazione. Conferma il riconoscimento per il «ruolo fondamentale svolto dai sindacati dei lavoratori» come pure la condanna per l’odio e la lotta di classe, finalizzati ad «eliminare l’altro», definiti «inaccettabili». Sottolinea l’importanza della solidarietà tra i lavoratori, anche perchè i nuovi scenari mondiali hanno portato ad una «fase di transizione epocale». In tempi di globalizzazione «cambiano le forme storiche in cui si esprime il lavoro umano, ma non devono cambiare le sue esigenze permanenti, che si riassumono nel rispetto dei diritti inalienabili dell’uomo che lavora». E questo deve valere sia nei paesi sviluppati che in quelli del terzo mondo. Il documento vaticano sottolinea pure come «la ricchezza esiste per essere condivisa» e che è «immorale ogni forma di indebita accumulazione, perchè in aperto contrasto con la destinazione universale assegnata da Dio Creatore a tutti i beni».
Il punto sul quale però si insiste in modo particolare è la centralità della famiglia. Viene chiesto che lo Stato le riconosca una sua priorità «su ogni altra comunità e sulla stessa realtà statuale», che assuma «la dimensione familiare come prospettiva, culturale e politica, irrinunciabile nella considerazione delle persone». Quindi viene chiesta la tutela del matrimonio ed espresso un netto «no» al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. «Se dal punto di vista legale il matrimonio tra due persone di sesso diverso fosse solo considerato come uno dei matrimoni possibili - si afferma -, il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune. Mettendo l'unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri». Per la persona omosessuale vi è l’invito al pieno rispetto nella sua dignità e l’incoraggiamento a seguire «la castità». Ma questo «non significa legittimazione di comportamenti non conformi alla legge morale nè, tanto meno, il riconoscimento di un diritto al matrimonio tra due persone dello stesso sesso». Sarà un peccato l’equiparazione della loro unione alla famiglia?
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