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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
UN ERRORE MISCHIARE RELIGIONE E POLITICA
UN ERRORE MISCHIARE RELIGIONE E POLITICA
BUTTIGLIONE ha ammesso che aver usato la parola «peccato» è stato un errore. Ma le sue scuse non sono state credute.
Venerdì 22 Ottobre 2004
di Il Messaggero
in Religione

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di CLAUDIO RIZZA



BUTTIGLIONE ha ammesso che aver usato la parola «peccato» è stato un errore. Ma le sue scuse non sono state credute. Ha giurato di non aver voluto offendere donne e omosessuali ed ha accettato la riduzione delle deleghe, riconsegnando a Barroso quella sui diritti e contro le discriminazioni. Ma ha ricevuto, dopo quello di Tremaglia sui «culattoni», un secondo aiutino non richiesto, cioè l’ironia del suo collega ministro delle Riforme, il leghista Calderoli, che l’ha difeso così: «Mi pare che per non discriminare i diversi si discriminano i normali». «Non credo che gli omosessuali siano peccatori, ma è un peccato tutto il ben di Dio che si perdono...». Sai che risate a Strasburgo.

Le tre mosse concordate con Barroso, il rimpasto evitato, non hanno placato le polemiche nel Parlamento europeo che lunedì dovrà votare la fiducia alla nuova Commissione Ue. I socialisti europei propendono per il «no»; i liberaldemocratici vogliono che Buttiglione si ritiri; i popolari europei invece sono soddisfatti e annunciano il «sì». Le sorti della Commissione Barroso restano in alto mare, sono cinque le deleghe contestate, e non è un bello spettacolo. Si dice che il neopresidente abbia minacciato una «crisi istituzionale» e che, in caso di bocciatura, lui resterebbe in carica (avendo ricevuto la fiducia del Parlamento nel giugno scorso) ma dovrebbe ricominciare da capo a formare la squadra.

Comunque vada, è il momento di riflettere e di fare alcune considerazioni. Nelle sue scuse, Buttiglione ha usato una frase illuminante, mettendo il dito nella piaga: «Parole emotivamente cariche come “peccato” forse non dovrebbero essere introdotte nel dibattito politico». Il fatto è proprio questo: in Europa la distinzione tra la religione, la morale e la politica è netta. Mentre nell’Italia cattolica si tende a considerare la morale cristiana come la morale di Stato e di qui è disceso lo scontro tra laici e cattolici , negli Stati europei il credo religioso appartiene casomai al grande capitolo del rispetto delle diversità, ma non può certo essere mescolato con la morale di uno Stato laico. Insomma, una società civile si dà delle regole morali e sociali a prescindere dal credo religioso che ciascun cittadino può professare. Perché lo Stato non ti obbliga a divorziare, ad abortire o a far sposare due gay.

Non a caso il tentativo di inserire «le matrici cristiane» nella nuova Costituzione europea è fallito. Nonostante il pressing del Papa e dei partiti del centrodestra italiano che l’hanno sostenuto, anche per motivi elettorali. L’Europa non vuol sentir parlare di questa commistione tra Stato e Chiesa che invece fa parte della nostra storia. E non accetta intrusioni, così come non le accettava il pio De Gasperi quando governava la Dc.

Alla luce di tutto questo, si può forse comprendere meglio quanto danno abbia fatto a Buttiglione la campagna tesa a dimostrare la persecuzione anticattolica decisa a Strasburgo. Il solo insistere sul cattolicesimo del ministro l’ha ancor più etichettato come un pasdaran, sottolineando la violazione censurabile: l’aver mescolato, appunto, religione, morale e politica. Della buona fede di Buttiglione e dei suoi sentimenti religiosi nessuno dubita. Ma forse è lecito dubitare della laicità di tanti politici che non hanno chiare certe distinzioni e che tendono a fare di tutta l’erba un fascio. Tipico vizio italiano che in Europa non aiuta.



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