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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
NON C'È MATRIMONIO GAY
NON C'È MATRIMONIO GAY
Sulla rubrica In Famiglia-Teologo, si spiega perché i gay non possono sposarsi. Pubblichiamo anche un commento di Aurelio Mancuso sull'articolo
Giovedì 30 Settembre 2004
di Famiglia Cristiana
in Religione

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Famiglia cristiana

23 settembre 04

Rubrica In famiglia - IL TEOLOGO.





NON C'È MATRIMONIO GAY







Se il matrimonio si fonda sull'amore, perché non riconoscere quello tra due persone omosessuali? Non è una discriminazione negare il matrimonio ai gay?



JOCELINE O.



Quando si discutono questioni complesse e difficili non si ha mai la pazienza di incominciare dal capitolo primo. E allora non si trova la soluzione o si arriva a soluzioni false o discutibili. Quando si parla del matrimonio gay si parte dall'affermazione che si amano; e quindi hanno lo stesso diritto a sposarsi che viene riconosciuto alle persone eterosessuali. Se l'amore è il fondamento del matrimonio non si vede perché gli uni possono sposarsi e gli altri no.



Tutto il problema sta nella prima affermazione: "si amano". È vero; ma come? Molti pensano che la differenza tra amore omosessuale ed eterosessuale sia trascurabile. Ed è invece quello che bisogna dimostrare. La parola amore è una parola analogica. Significa che dietro questa parola troviamo realtà molto diverse, che hanno in comune solo una piccola somiglianza. La parola amore viene usata per indicare l'attrattiva che abbiamo per le cose, per la natura, per gli animali, per gli uomini, per il denaro, per il potere, per Dio. Tutti questi atteggiamenti interiori possono essere detti "amore", ma sono diversi. L'amore che una donna può avere per la buona tavola non è l'amore che ha per il figlio. Una donna può sacrificare anche la vita per il figlio, ma non sacrifica certo la vita per la buona tavola. E se lo facesse si direbbe che è una donna stolta.



Per questo quando si parla di amore omosessuale e di amore eterosessuale bisogna subito capire quali sono gli elementi comuni e quali invece gli elementi che li diversificano, perché dalla diversa natura di questi amori dipenderà la diversità delle conclusioni. Certamente, hanno in comune il fatto che in entrambi gli amori esiste l'attrattiva per una persona; ed è un'attrattiva che spinge a mettere insieme le proprie vite e a sentire la responsabilità della vita e della cura della persona amata. L'amore omosessuale finisce qui.



L'amore eterosessuale, invece, continua la sua storia generando altri amori e altre situazioni di vita. Non si limita a legare due persone e a produrre in esse un senso di benessere, accompagnato dalla responsabilità per la vita dell'altro; ma continua la sua storia creando altri tipi di legami affettivi che arricchiscono la vita delle persone coinvolte e della società. Crea legami di paternità e maternità, di fratellanza, di figliolanza, di nonnità, di parentela varia.



Così un bimbo si trova al centro dell'amore del padre e della madre, dei fratelli, dei parenti, e a sua volta crea rap- porti con queste varie figure umane, crescendo e facendo crescere in umanità. Per questo, l'ultimo Rapporto sulla famiglia (pubblicato dalle Edizioni San Paolo, 2003) può parlare di "capitale sociale" creato dall'amore che unisce l'uomo alla donna in un rapporto di coppia, che si prolunga nel rapporto familiare e parentale, e addirittura alla società.



L'amore omosessuale non ha questa storia, si ferma al rapporto tra due persone di sesso uguale e non porta in sé la capacità di generare altri amori. Per questo non possono essere messi sullo stesso piano e non possono fondare gli stessi diritti. Quando si parla di matrimonio e di famiglia si intende un complesso di legami amorosi che nascono tutti dallo stesso amore, quello eterosessuale. Per questo non si può applicare il termine "matrimonio" all'amore omosessuale, perché è un amore che si limita a unire due persone e non contiene le premesse per creare nuovi amori. Si entrerebbe nell'ambiguità.



Se la società volesse dare un riconoscimento al legame omosessuale dovrebbe inventare un altro termine per indicare questo tipo di unione e distinguerlo dal rapporto eterosessuale; ma soprattutto dovrebbe tener conto del diverso "capitale di vita" che l'unione omosessuale e l'unione eterosessuale offrono alla persona e alla società.







DIZIONARIO MINIMO



ETEROSESSUALITÀ - Inclinazione erotica verso soggetti di sesso diverso (dal greco héteros, cioè 'altro') dal proprio. È il contrario dell'omosessualità.



GAY - Aggettivo e sostantivo angloamericano che sta per "omosessuale". È usato per indicare la consapevolezza e la fierezza di tale condizione.



MATRIMONIO - L'unione stabile di un uomo e di una donna sancita dalle leggi civili ed elevata alla dignità di sacramento indissolubile da Cristo.



OMOSESSUALITÀ - Inclinazione erotica verso soggetti del proprio (dal greco homos, cioè 'simile') sesso.





CHE DESOLAZIONE: SOLO I FIGLI GIUSTIFICANO L'AMORE TRA DUE PERSONE..



Aurelio Mancuso



Siamo alle solite. Pur con toni gentili su Famiglia Cristiana si ribadisce un concetto, che se sulle prime, può sembrare cosa diversa rispetto alle invettive della gerarchia, ma che nella sostanza ripercorre la stessa strada: le unioni gay non hanno gli stessi diritti di quelle etero perché non sono feconde (ovvero non nascono figli). Questa posizione, che ha scarsi fondamenti teologici, è una sorta di vendetta anche verso gli eterosessuali a cui si ricorda che: “la tua unione è lecita solo perché costituita a fini riproduttivi”. L’amore tra due persone viene quindi, declassato a puro affare demografico. D’altronde un’organizzazione diretta da maschi celibi, non può che aver maturato nei secoli un rancore profondo verso la donazione dell’uno verso l’altro. Il sesso rimane di per se un male (“è consigliabile che gli uomini si sposino, al fine di contenere all’interno del matrimonio le loro immonde pulsioni, cui le mogli devono soggiacere senza provare piacere”, recitava un gesuita soltanto pochi decenni fa, commentando le disposizioni della Chiesa in materia di sessualità), il corpo si deve mortificare, il vero amore è quello puro, vissuto nella castità, rielaborato in una pratica dei sentimenti virtuali. Naturalmente tanti teologi, preti, e credenti, ripudiano questa visione pessimistica del corpo, del sesso, dell’amore. Ma la morale sessuale è l’ultima trincea dove si sono ammassati tutti i gerontocrati curiali romani con le loro certezze granitiche, poco importa che attorno a loro sia sempre più rumoroso un silenzio tombale, alimentato dall’indifferenza e dalla sistematica violazione, da parte della stragrande maggioranza dei credenti, di queste medioevali intimidazioni.

Per i gay credenti continua il calvario di doversi confrontare con una gerarchia, sorda, cieca e muta; per fortuna la Chiesa è in tanti luoghi cosa diversa e, il seme dell’accoglienza cresce ogni giorno di più







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