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| Lettera a Famiglia cristiana: Perchè oggi si parla tanto di passioni "omoaffettive"? |
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| In una lettera un lettore contesta la pratica del coming out dei personaggi pubblici e incolpa internet del dilagare di omosessualità e pedofilia. Nella risposta l'invito alla "tolleranza"... |
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| Domenica 15 Agosto 2004 |
| di Famiglia Cristiana |
| in Religione |
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Famiglia Cristiana
12 agosto 2004
Da quando l'anno scorso un'indagine dell'Eurispes ha svelato che oltre la metà degli italiani non considerava più scandaloso l'amore gay, è un continuo fiorire di passioni "omoaffettive". Con questo neologismo Cecchi Paone ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità. Anche il noto conduttore ha aderito alla pratica dello scoprirsi : del venir fuori. Sopraffino escamotage consigliato dalle organizzazioni omosessuali anglosassoni per raccogliere consensi e visibilità, e abbattere eventuali sacche di resistenza clericale. Appare ormai chiaro come, attraverso l'uso di sofisticati funambolismi verbali, la cultura odierna stia larvatamente soppiantando il laicissimo concetto di natura con categorie culturali partorite da volubili istinti umani o con "capricciose" mode dell'ultima ora. Non casualmente, prima dell'avvento di Internet, omosessualità e pedofilia (ma anche "corna e infedeltà") erano "prerogative" di pochi individui. L'equiparazione è semplice: ampliata la rete, aumenta l'utenza, cambiano i Il "costumi". La mutazione sociale in atto è ascrivibile, oltre che alla diffusione dei media anche a un clima libertino di "baccanale" memoria, che ha spazzato via qualsivoglia residuo di morale pubblica. Parole come decenza, pudicizia, castità, fedeltà... sono letteralmente sparite dal lessico degli italiani. La libertà si è liquefatta in libertinaggio. Da oggi in avanti, Sodoma e Gomorra non saranno più ricordate come Bengodi lascive del passato, ma poco più che veniali città dei balocchi. GIANNI -VERONA
Risposta
L'irritazione profonda del nostro lettore non appare diretta contro gli omosessuali in quanto tali, ma contro chi utilizza la dichiarazione pubblica delle proprie preferenze sessuali per ottenere dei vantaggi. La condizione degli omosessuali può avere dei risvolti tragici. Ci sono tutt'oggi Paesi nei quali l'omosessualità si paga con la condanna a morte o con la prigione. Se tolleranza vuol dire aver abbandonato comportamenti repressivi di questo genere - che anche la nostra società ha conosciuto, in passato -, siamo fieri di essere entrati nell'era della tolleranza. Un sua effetto indiretto può essere che, là dove non c'è più tragedia, qualcuno si senta autorizzato a mettere in scena commedie di esibizionismo (pensiamo alle oscenità dell' annuale 'Love Parade" a Berlino o calle sfilate all'insegna dell'orgoglio omosessuale...). Ne siamo rattristati. Ma non fino al punto di auspicare una revoca della tolleranza e un ritorno alla repressione dei comportamenti indesiderati. Preferiamo che l'etica si faccia strada con il dialogo e la persuasione, piuttosto che con la spranga di coloro che organizzano spedizioni punitive contro i "froci".
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