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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Polemica rovente sulla famiglia formato federale
Polemica rovente sulla famiglia formato federale
Saranno stati almeno duecento i lanci delle agenzie di stampa, ieri
Giovedì 05 Agosto 2004
di L'Avvenire
in Religione

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federale





Da Roma

Pino Ciociola





Saranno stati almeno duecento i lanci delle agenzie di stampa, ieri (tranquillo mercoledì d'inizio agosto...), sull'argomento. Come dire che "tira" - e anche parecchio - visto in quanti se ne vanno occupando. Sintetizziamo: da una parte c'è la Regione Toscana supportata da un bel gruppo di esponenti dei partiti del centrosinistra (ma non esclusivamente) pronti a glissare sulla Costituzione vigente in nome di un "federalismo" spinto su delicatissime tematiche sociali, dall'altra il governo supportato dai gruppi di maggioranza (ma non allineati e compatti). E in mezzo a loro le cosiddette "coppie di fatto", intorno alle quali si è acceso un (incandescente) dibattito dopo la decisione dell'esecutivo d'impugnare lo Statuto della Regione Toscana - per altro approvato anche con i voti di Fi e An, ma non di Prc e Pdci - che prevede, fra l'altro, un «riconoscimento» proprio per quelle "coppie".

Per il presidente della Toscana Claudio Martini la decisione governativa è «un clamoroso autogol, una pagina nera per il federalismo, che vanifica un lavoro condiviso in regione da gran parte delle forze politiche», mentre per il ministro per i Rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi «sulla Costituzione la sinistra è schizofrenica. La Costituzione è sacra e inviolabile quando attacca il governo Berlusconi e si applaude l'Udc se vuole un federalismo non in contraddizione con l'unità nazionale. Ma se l'Udc fa battaglia politica denunciando le contraddizioni dello Statuto della Toscana e il governo difende i principi costituzionali la sinistra allora insorge, dimostrando così quanto strumentali e poco credibili siano certe posizioni». E Grazia Sestini, sottosegretario al Welfare, aggiunge: quello del governo «non è un atto contro il federalismo, ma un monito di chiarezza rispetto al testo vigente della Costituzione, che il centrosinist ra ha voluto e votato e che prevede la materia di stretta competenza dello Stato». Scontata la linea del diessino Franco Grillini (presidente onorario dell'Arcigay): il rinvio alla Consulta «rappresenta un atto di grave interferenza nell'autonomia delle Regioni e la palese dimostrazione che il federalismo governativo non rappresenta altro che una stretta autoritaria, centralista e illiberale». Ma il punto resta sempre la Costituzione: «Lo Statuto della Regione Toscana è ritenuto inaccettabile - sottolinea Olimpia Tarzia, responsabile nazionale Udc per la famiglia - poiché introduce l'equiparazione tra le coppie di fatto e la famiglia fondata sul matrimonio. È un segnale importante che il governo ha voluto dare affinché i prossimi statuti regionali in via di approvazione siano rispettosi della Costituzione». Ma se lo scontro va avanti durissimo, è proprio su quanto previsto dalla Costituzione che non si accende il confronto dialettico: «Il governo di destra non si smentisce mai - fa sapere ad esempio Vannino Chiti, coordinatore della segreteria deui Ds -. A parole sembra il più federalista del mondo, anche se noi sappiamo che i suoi progetti sono confusi, avventuristici e perciò pericolosi per l'Italia. Nei fatti è il governo più centralista degli ultimi trent'anni di vita della Repubblica». E il ministro per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, chiarisce ulteriormente: l'impugnativa del governo dello Statuto toscano «non riguarda il merito, ma le competenze a legiferare in materie che la Costituzione assegna in via esclusiva allo Stato». E questo, precisa, sebbene sia «contraria a ogni equiparazione fra matrimonio e convivenze».



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