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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Femminismo e gay, la Chiesa resta oscurantista
Femminismo e gay, la Chiesa resta oscurantista
Ratzinger sulla «Collaborazione dell’uomo e della donna». Mentre la Cei si scaglia contro le coppie di fatto
Domenica 01 Agosto 2004
di l'Unità
in Religione

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Lettera ai Vescovi: l’egualitarismo femminile matrice della crisi della famiglia



Maria Zegarelli









ROMA La donna «quale antagonista dell’uomo», che reagisce agli abusi di potere con «una strategia di ricerca del potere». Si chiama «rivalità dei sessi» e provocherebbe una «confusione deleteria». C’è, poi, «la differenza corporea, chiamata sesso» che viene «minimizzata», mentre «la dimensione strettamente culturale, chiamata genere, è sottolineata al massimo e ritenuta primaria». È in questa antropologia - che voleva «prospettive ugualitarie per la donna» - che germinano nuove «ideologie che promuovono, ad esempio, la messa in questione della famiglia, per sua indole naturale bi-parentale». E la livella che inghiotte la differenza dei sessi, si porta dietro lo sfaldamento della famiglia, mentre «l’equiparazione dell’omosessualità all’eterosessualità» genera un modello nuovo di sessualità polimorfa». L’analisi è contenuta nella Lettera ai Vescovi, diffusa ieri, sulla «collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo», redatta dal prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Josef Ratzinger e cofirmata dal segretario monsignor Angelo Amato.

Un documento che arriva mentre in parlamento si discute la legge sulle coppie di fatto e si ragiona intorno a nuovi modelli di famiglia, mentre su Avvenire il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, lancia un grido di «viva preoccupazione» per gli orientamenti che emergono in alcune di queste proposte di legge che potrebbero riconoscere legami affettivi tra persone dello stesso sesso. Avverte: ogni equiparazione alla famiglia di altre forme di convivenza risulta incostituzionale.

Ratzinger nel documento afferma la diversità tra l’uomo e donna, parte dalla Genesi, da quel concetto originario di uomo e donna «chiamati ad esistere reciprocamente l’uno per l’altra» e poi perso nel peccato originale che stravolge gli equilibri. Che porta Dio a parlare alla donna con implacabile severità: «Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». Arriva «alla dimensione antropologica della sessualità, inseparabile da quella teologica» e all’esigenza di tornare a quanto suggeriscono le Sacre Scritture: «Affrontare con un approccio relazionale, non concorrenziale né di rivalsa, quei problemi che a livello pubblico o privato coinvolgono la differenza di sesso». Che poi, è anche un modo per ribadire quanto già scritto e pubblicato dalla Santa Sede sulla donna, dopo la lettera apostolica «Mulieris dignitatem» e la Lettera alle donne di Giovanni Paolo II. Il documento vuole rispondere a quelle nuove tendenze «che si sono delineate nell’affrontare la questione femminile. Una prima tendenza sottolinea fortemente la condizione di subordinazione della donna, allo scopo di suscitare un atteggiamento di contestazione... una seconda emerge sulla scia della prima. Per evitare ogni supremazia dell’uno o dell’altro sesso, si tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico». Invece, dice il cardinale, la differenza tra i sessi è «scritta profondamente nell’uomo e nella donna». La donna, però, «ha un ruolo insostituibile» in «tutti gli aspetti della vita familiare e sociale ce coinvolgono le relazioni umane e la cura dell’altro». Per questo deve essere presente nel mondo «del lavoro e dell’organizzazione sociale». La legislazione si deve armonizzare con questo duplice impegno della donna, la società e la famiglia. Anche nella Chiesa «il segno della donna è più che mai centrale e fecondo». Ma per il sacerdozio femminile non sono ancora maturi i tempi.

Tante le reazioni alla lettera. Padre Bernardo Cercellera, non la ritiene un «anatema oscurantista», ma un «racconto di come è possibile guardare alla donna e all’uomo» e al sesso in genere, in «modo creativo». Emma Bonino, europarlamentare radicale è di tutt’altro avviso: «Qualche milione di omosessuali cattolici e di donne cattoliche divorziate si sentiranno esclusi da questa visione del mondo». Franco Grillini, deputato Ds ribatte: «Esiste un diritto universale per ogni essere umano: il diritto alla propria identità, che signifi ca sia accettare l'identità di genere e sessuale che si ha e poterla vivere nel modo più felice e sereno possibile sia rivendicare l'identità soggettiva che si sente e si vive come fondamentale e propria».



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