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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Rignano Garganico: Il comitato cittadino in difesa del parrocco scomodo
Rignano Garganico: Il comitato cittadino in difesa del parrocco scomodo
«Vogliamo incontrare il vescovo, don Fabrizio deve restare qui»
Lunedì 19 Luglio 2004
di La Gazzetta del Mezzogiorno
in Religione

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Rignano Garganico L'assemblea permanente dei parrocchiani di Rignano Garganico, riunitasi in forma straordinaria l'altra sera presso la chiesa matrice del piú piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano, decide per il pugno duro nei confronti del vescovo Michele Seccia sulla questione «prete scomodo», ovvero sull'ormai scontato trasferimento di don Fabrizio Longhi, parroco di origini bergamasche, in paese da ben 12 anni. Dopo il presunto «dietrofront» di mons. Seccia, che ha rinviato a data da destinarsi un apposito incontro con il Comitato pro don Fabrizio (previsto per il 12 luglio scorso), durante il quale si doveva decidere sulle sorti del prete bergamasco, salito agli onori delle cronache nazionali ed europee dopo aver permesso ad un giovane gay di Salerno di intervenire nel corso dell'omelia la notte di Natale dell'anno scorso, ora gli animi si sono accesi a dismisura. Con l'arrivo a Rignano dei residenti fuori sede, inoltre, molti dei quali hanno saputo solo in questi giorni ció che é successo, il malumore sta crescendo sempre piú in paese. Da oggi, quindi, é guerra aperta su tutti i fronti.

«O don Fabrizio, o il vescovo», é la parola d'ordine che gira insistentemente tra i parrocchiani, molti dei quali hanno giá prospettato la possibilitá di iniziare veri e propri scioperi della fame ad oltranza. Ma non é tutto. Ora é chiaro, spiegano dal Comitato, che si tratta di una vera e propria punizione. Il «prete scomodo» é diventato troppo ingombrante per una curia che vuole apparire a tutti i costi vicina alle regole piú ferree del Vaticano. Oggi é chiaro, spiegano i rignanesi, che il «dietrofront» del vescovo non é casuale, ma motivato da una vera e propria azione di «punizione», probabilmente proprio per la scelta del parroco bergamasco di permettere ad un giovane gay di Salerno, Pasquale Quaranta, e a sua madre, di spiegare la sua vicenda di vita ad una comunitá. adv

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