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| Bologna. Sindaco e Vescovo. Cafarra: «Chi riconosce le unioni gay è alleato con la morte». |
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| Ci sono due attori tutti nuovi nel secolare confronto tra ecclesia e civitas: Coff/Caff: Sergio Cofferati e Carlo Caffarra, sindaco e arcivescovo, insediati a distanza di poche settimane |
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| Sabato 10 Luglio 2004 |
| di la Repubblica |
| in Religione |
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SABATO, 10 LUGLIO 2004
Pagina 19 - Interni
IL TEOLOGO
L´EX CAPO CGIL
IL DIESSINO DOC
Dietro l´attacco alla Regione la partita vera è tra Caffarra e Cofferati, i nuovi leader religioso e civile
Vescovo, governatore, sindaco: a Bologna è sfida sulle "radici"
MICHELE SMARGIASSI
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BOLOGNA - Che i vescovi gli criticassero anche il riferimento alla Resistenza, proprio qui, nell´Emilia dei mille monumenti partigiani, dove anche i preti salirono in montagna coi ribelli, il governatore Vasco Errani non se l´aspettava. Polemiche sul nuovo Statuto regionale che non cita le «radici cristiane» nel suo Preambolo, erano in conto. Ma il documento della Conferenza episcopale emiliana è stato più che polemico, accusatorio: «Avete cancellato diciotto secoli di storia». «È vero, è stata una critica piuttosto pesante», ammette a voce il suo presidente, l´arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, «ma non si capisce proprio questa attitudine anti-storica dei politici dell´Emilia Romagna. Indicare come valori fondativi solo il Risorgimento e la Resistenza significa disegnare un volto della regione deformato, non reale». Il suo vicario Ernesto Vecchi si spinge addirittura al sarcasmo: «Ci sono solo Risorgimento e Resistenza nella storia di questa terra? E le nostre chiese allora cosa sono, abusi edilizi?».
All´ultimo piano delle torri di viale Aldo Moro, Errani ha meditato a lungo una risposta. Alla fine: nessuna. Archiviare il caso prima che si può: tra un anno si vota. Nel suo sito Internet personale solo una riga: «Risorgimento e Resistenza fanno parte di un´evoluzione storica di cui sono figlie l´Unità d´Italia e la Costituzione». Del resto, Errani sospetta di non essere il vero bersaglio di questa tardiva ricaduta locale della polemica sulla Costituzione europea. Figlioccio politico di Pierluigi Bersani, il diessino più amato da Comunione e liberazione, ha evitato dissapori con le gerarchie in cinque anni di presidenza. Non è colpa sua. È la scena che è cambiata.
Ci sono due attori tutti nuovi nel secolare confronto tra ecclesia e civitas di Bologna, per secoli avamposto pontificio sulla frontiera col nord giacobino e calvinista, per cinquant´anni persa nell´oltrecortina comunista. Nomi assonanti, Coff/Caff: Sergio Cofferati e Carlo Caffarra, sindaco e arcivescovo, insediati a distanza di poche settimane, il primo con cori di Bella ciao, il secondo di When the Saints Go Marchin´ In. Entrambi forestieri, cremonese e parmigiano, sconosciuti alla città di cui reggeranno i destini materiali e spirituali, ma soprattutto tra loro. Lacuna che non sembrano aver fretta di colmare: ieri Caffarra ha incontrato la neo-presidente della Provincia Beatrice Draghetti, cattolica, ma non è in calendario un vis-à-vis col neo-sindaco diessino. Meglio prendere le misure ancora un po´. Tra i due, solo messaggi a distanza. «Offro e chiedo rispetto», scandì in piazza Maggiore il Cofferati vittorioso. Aveva in mente il brutto tiro dell´Avvenire: intervista chiesta prima delle elezioni, non concessa dal candidato, pubblicata lo stesso dal giornale dei vescovi ma solo con le domande, e le risposte in bianco. «Offro al nuovo sindaco collaborazione completa, totale, leale», gli ha risposto Caffarra subito dopo il voto, con enfasi e tempestività che hanno stupito molti.
Così tutto è finito a posto? Non è detto. Rispetto e lealtà sono virtù da schermidori prima del duello più che da collaboratori. Ma il duello ci sarà? Almeno uno dei due, il sindaco, sta facendo di tutto per evitarlo. Quando un ingenuo consigliere comunale ds ha improvvisato un «battesimo civile» per neonati laici nella Sala Rossa del municipio, Cofferati lo ha rovinosamente sconfessato: «Iniziativa estemporanea, irrituale, offensiva per i cattolici». L´Arcigay, esultante alla sua elezione, quando gli ha chiesto di istituire un registro delle unioni civili s´è sentita rispondere: «È materia da legge nazionale». Tra le ottantadue associazioni che l´hanno sostenuto, molte sono cattoliche. Neppure tutte dossettiane. Niente nemici in tonaca, sembra essere la parola d´ordine a Palazzo D´Accursio.
In Curia vale il viceversa? Anche i parroci sono prudenti. Chi lo conosce questo padano robusto, ammiccante, fiamma bianca all´Aldo Moro tra i capelli neri? Lo ha preceduto una biografia esemplare (lo stato di famiglia sembra compilato a Betlemme: padre falegname, madre contadina), una fama di moralista integerrimo e di oratore contorto (a Ferrara, dove Caffarra è stato vescovo, il sindaco Sateriale, ex sindacalista Cgil come Cofferati nonché suo amicissimo, si faceva mandare le omelie scritte per decifrarle con calma); ma anche capace di impennate fin troppo esplicite: «Chi riconosce le unioni gay è alleato con la morte». «Sarò un vescovo rigido», ha confidato a Repubblica prima di insediarsi. Lo ha già voluto dimostrare. Prendendo possesso pastorale della città con la più antica università dell´Occidente, ha sparato in alto: sui «cattivi maestri» come Umberto Eco, sul loro «gaio e tragico nichilismo». Mandato il suo biglietto da visita ai professori laici, s´è rivolto ai politici: essendo troppo presto per Cofferati, è finito sotto Errani.
«Rimpiangeremo Biffi», sussurra un diacono perplesso. Il cardinale anti-moderno è ancora a Bologna, da emerito, ma ha mantenuto la parola: non si fa più sentire. Certo, anche Biffi bastonava i laici: ma col paternalismo ironico, quasi guareschiano, di chi li reputava meno colpevoli delle loro ideologie. Ben più severo era con le debolezze dei suoi. Caffarra, l´inverso. Se Biffi leggeva Pinocchio, lui ama Don Chisciotte. Severo, combattente senza ironia, non è un profeta eremita come Biffi, ma un generale dotato di esercito: i ciellini, che hanno fatto di tutto per portare sullo scranno porporabile di Bologna il vescovo che li definì «sale e luce della terra», e che si aspettano da lui tutela rispetto all´amministrazione non più «amica» come quella dell´ex sindaco Guazzaloca. Ma su questo terreno, paradossalmente, la trattativa può essere più semplice che sul piano dei princìpi.
Dall´ancora incerta diarchia temporal-spirituale di Bologna possono dunque uscire sia paci che guerre. Ivano Dionigi, latinista cattolico e diessino, spera nel piccolo miracolo del 16 giugno scorso: davanti all´arca di san Domenico migliaia di bolognesi davano l´ultimo saluto a padre Michele Casali, amico di Guccini e predicatore eccentrico. Cofferati fresco sindaco gli aveva dedicato la sua vittoria: i frati lo fecero accomodare in prima fila. Caffarra sull´altare celebrava. Bologna né dotta né rossa, solo Bologna, era tutta lì, «per una volta più attenta alla profezia e alla carità che alla politica». Quanto durerà, solo un profeta può saperlo.
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