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Articolo GAZZETTA DI PARMA
«È inaccettabile che la polemica sul nostro dibattito sugli omosessuali porti a persecuzioni contro le persone, com'è accaduto all'infettivologa Chiara Atzori: il suo primario a Milano ha ricevuto una lettera in cui si chiede di rimuoverla. L'attacco dell'Arcigay attraverso la stampa è indice di una intolleranza controproducente».
È amareggiato e nel contempo arrabbiato don Francesco Rossolini, della parrocchia di San Paolo apostolo. La polemica scatenata da Arcigay e altri gruppi di omosessuali contro il dibattito organizzato due settimane fa in parrocchia, secondo lui, si protrae troppo a lungo e con toni ingiustamente esacerbati.
Sulla stampa sono apparsi duri commenti di Arcigay, ma è soprattutto su internet che i toni della critica si alzano a dismisura. I parrocchiani di San Paolo apostolo hanno messo insieme una sorta di rassegna stampa. Spicca una «Lettera aperta al direttore della Gazzetta di Parma» pubblicata dal sito dei radicali di sinistra (ripresa poi dal sito di Arcigay). La lettera si meraviglia «che venga dato spazio a dei nazisti». Un altro sito ospita commenti a ruota libera, che invitano ad evitare l'ospedale Sacco di Milano, dove la Atzori lavora, e accusano la dottoressa di omofobia.
«Siamo alla persecuzione: è inaccettabile - dice don Rossolini -. Nessuno ha scritto direttamente alla Atzori, bensì (con una lettera al primario che ne chiede la rimozione) qualcuno ha voluto minacciarla per le sue idee. Le critiche di Arcigay sulla stampa e le accuse di brandire la Bibbia contro gli omosessuali sono controproducenti. Ora i parrocchiani sono compatti nel pensare che con loro non si può dialogare, e che partono lancia in resta contro qualcuno che non conoscono e basandosi su dichiarazioni riportate da altri».
I detrattori di don Rossolini lo hanno accusato di avere strumentalizzato «pietosi casi umani» (i due gay che hanno testimoniato di aver cambiato vita). «È solo un modo per etichettare qualcuno: sono ragazzi svizzeri molto in gamba, per di più protestanti - continua il parroco -. L'incontro si intitolava "La morale della Chiesa è per l'uomo" e non parlava di omosessualità ma di persone omosessuali. Ognuno ha il proprio cammino di vita, nessuno dei relatori voleva proporre una soluzione unica ai problemi di tutti. E nessuno ha detto che gli omosessuali vanno all'inferno. Abbiamo parlato di persone spesso ghettizzate: tutt'al più mi aspettavo un grazie».
All'incontro di don Rossolini con i giornalisti («l'ultimo, ora basta polemiche») partecipa anche un gay che ha assistito al dibattito. Un uomo che preferisce restare anonimo «perché è facile essere bollati». Critica la durezza degli attacchi. «Spesso siamo noi omosessuali i primi a ghettizzarci, frequentando gli stessi posti e chiudendoci in noi - dice -. Bisogna vivere l'omosessualità senza ostentazioni e con apertura verso le idee altrui. Dopo il dibattito, per esempio, sono tornato a casa sereno».
A questo punto, tutte le parti hanno potuto esprimere le proprie opinioni. E quindi la «Gazzetta» ritiene conclusa la polemica.
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