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| Il Piacere malato: Fare sesso con chiunque e a qualunque ora |
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| E' una patologia diffusa e ora nscono le prime strutture per curarla |
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| Mercoledì 04 Febbraio 2004 |
| di L'Espresso |
| in Religione |
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di Giancarlo Dotto
Michele ha una sua mappa molto riservata della città. Decine di nomi, indirizzi, telefoni. La tiene sempre con sé, pronto a consultarla non appena quello che lui chiama ´il demone´ gli si pianta nel cervello come un chiodo. È la sua mappa del piacere (ma la psicoanalisi più scaltra la chiamerebbe del ´dispiacere´). In qualunque quartiere di Roma si trovi, deve sapere di poter contare su qualcuno che sia raggiungibile e soprattutto disponibile nello spazio di pochi minuti. Donne, uomini, transessuali, giovani e vecchi, samaritani o mercenari, qualunque cosa, sesso indifferenziato, purché sesso. Non proprio amanti, ma infermieri di un allucinato pronto soccorso che dispensa orgasmi come aspirine. Indirizzi utili anche a Bari, Verona, Torino, Genova, Tolosa, Liegi, Monaco, gli itinerari abituali del suo lavoro, per la stessa emergenza. Attacchi di libidine. Notte fonda.
Michele ha 43 anni, una compagna che sa e due figlie che non sanno. Fa l´informatore farmaceutico e questo lo aiuta ad avere sempre una confezione di Viagra in borsa. "Per me è come una droga", dice. Da bambino ha subito abusi sessuali da un seminarista, la madre isterica lo prendeva a morsi e, all´età di 13 anni, un medico si lasciò scappare mentre gli ispezionava i genitali: "Ma quanto è piccolino!".
Michele confonde l´affettività con l´impulso sessuale. Ogni volta s´illude di amare. E ogni volta si ritrova come uno straccio da buttare. Mangiato dai sensi di colpa, dalla vergogna e da propositi di redenzione sempre più vaghi. E le tasche che si svuotano. Fino a quando non ci penserà la Asl a fornire questo genere di assistenza, fare sesso ovunque e comunque significa essere facoltosi o immaginare di esserlo. Farlo a qualunque ora del giorno e della notte significa pagare il doppio. Imprese omeriche per ritrovarsi ogni volta, un secondo dopo, a misurare il vuoto. Tanto affanno per pochi spiccioli di piacere. Scarto reso ancor più drammatico, nel suo caso, da un´eiaculazione rigorosamente precoce. Ora comincia a vedere uno spiraglio. Da due mesi è in cura al CeDis, il primo centro in Italia di ricerca e trattamento per la dipendenza sessuale, aperto da aprile a Roma. Obiettivo della terapia: spezzare l´isolamento del soggetto e aiutarlo a recuperare un controllo di sé. Dopo il primo ciclo di incontri individuali, Michele sta imparando a non ´partire per la tangente´. Si è aperto senza riserve dal primo colloquio e questo lo ha subito aiutato.
Claudio, il primo paziente del CeDis, manager milanese, è cinque anni più giovane di Michele. Liquida così la sua esistenza: "Mangio, dormo, lavoro e faccio sesso". In realtà, mangia, dorme e lavora per fare sesso. Sei volte l´anno va a Rio o a Bahia, dove pratica dalla mattina alla sera. Non si concede tregue. "Quando non ce la faccio più prendo il Viagra". I latini dicono che l´animale post coitum è triste. Con i suoi tre, quattro coiti di media al giorno, Claudio è l´uomo più triste del pianeta. Se non ha un partner, si masturba. Sceglie solo ragazze dai 20 ai 25 anni. È sposato e ha una figlia di sei mesi. Costringeva la moglie, brasiliana, a rapporti quotidiani, ma non gli bastavano. Un giorno ha provato a parlarne, cercando comprensione, ma lei lo ha cacciato da casa. "Ho toccato il fondo. Sono arrivato al punto di segnarmi sull´agendina le caratteristiche fisiche delle donne che frequentavo per ricordarmi chi fossero".
"La dipendenza è prima di tutto comportamentale. Si tratta di gente costretta a erotizzare tutte le sue relazioni. Una forma di schiacciamento che abbatte il piacere e replica all´infinito un sesso anonimo in cui il partner è solo uno strumento", spiega Tonino Cantelmi, psichiatra. Il CeDis è una sua invenzione. Chiamano soprattutto dal Nord: Veneto e Lombardia in prevalenza. Un centinaio i casi sotto osservazione nei primi due mesi di attività. Incluso un 83enne che fa terapia telefonica da Reggio Calabria e si lamenta con gli operatori del CeDis perché "pensa sempre alla stessa cosa". Quasi tutti uomini, ma solo perché le donne si nascondono. E farmaci come il Prozac, a sostegno della cura, per alzare il livello della serotonina. "Alla base del fenomeno è il narcisismo imperante di una società che incrementa le pulsioni, le incoraggia", dice Cantelmi: "Da questo punto di vista lo shopping compulsivo o il lavoro compulsivo non si differenziano molto dal sesso compulsivo. E l´impotenza è spesso l´altra faccia della dipendenza". Lo affiancano due psicologi, Emiliano Lambiase e Adriana Sessa, rassegnata a incassare battute sul suo predestinato cognome. Rassegnata anche a diventare il bersaglio delle fantasie dei suoi pazienti. Che sono maniaci sessuali, ma quasi sempre a sfondo romantico. Una volta, prima che la clinica si occupasse di loro, erano liquidati come erotomani o ninfomani. Dissoluti cronici e celebri come Casanova, Henry Miller, Georges Simenon (che dichiarava di aver avuto 10 mila donne, per lo più prostitute e cameriere d´albergo), la stessa Marilyn che non disdegnava sveltine con gli idraulici tra uno scrittore, un presidente e un giocatore di baseball, l´insaziabile Mike Tyson che usa tutt´ora la sua Limousine per improvvisare l´unico ring che veramente lo esalta, fino a quel tristo di Michael Douglas, il caso più strombazzato di sex addiction a Hollywood, per i quali non commettere atti impuri è il più improbabile dei comandamenti.
Luisa, siciliana, 35 anni, una figlia di 6, non è celebre ma incontinente sì. Bulimia sessuale da manuale, la sua. Per il resto, più apatica che disoccupata o disoccupata in quanto apatica. Passa la vita a svendere il proprio corpo. Ogni volta s´illude di avere relazioni stabili, ma non durano mai più due, tre mesi. Usa il sesso per cercare affetto. Ma non trova né l´uno, né l´altro. Ha relazioni solo con uomini sposati e pratica quasi esclusivamente sesso orale. Le piace farsi umiliare. Ha un fratello omosessuale che passa pure lui da un partner all´altro. "Alle spalle di questa gente", dice Cantelmi, "ci sono spesso abissi familiari, genitori assenti o troppo presenti, regole troppo rigide". In questo genere di catalogo, molti liberi professionisti, persone evolute, gente frenetica, vite costellate di atti compulsivi. Varianti del chiodo fisso sono il sesso solo fantasticato, più o meno associato a riti guardoni, esibizionistici, via via degenerando. Gli igienisti o i solitari patologici preferiscono la depravazione al telefono o quella on line. La dipendenza da cybersex è in aumento. I maniaci di Internet sono comparse da grande teatro beckettiano. Se ne stanno di notte, ore e ore, nudi a masturbarsi davanti allo schermo. Poi vanno a lavorare, stremati e infelici. "Sei un dipendente dal cybersex quando consumi per oltre 11 ore a settimana", dicono alla CeDis. Facendo forse precipitare mezza Italia in questo genere di patologia.
Quarantenne, sposato
La dipendenza colpisce in Italia il 3 per cento delle donne e il 6 per cento degli uomini
La dipendenza sessuale può essere definita come una relazione malata con il sesso. In questi soggetti il comportamento sessuale è parte di un ciclo di pensieri, sentimenti e azioni che non sono più in grado di controllare o sublimare.
La patologia colpisce in Italia il 3 per cento delle donne e il 6 per cento degli uomini. Riguarda al 64 per cento gli eterosessuali, al 18 per cento gli omosessuali, all´11 per cento i bisessuali. I sesso-dipendenti sono al 60 per cento uomini. Le donne sono generalmente più restie nel dichiararsi. L´età media è tra i 35 e i 40 anni. Sono, nella maggioranza, sposati.
Sono circa 11 mila i dipendenti dal cybersex in Italia. Tra il 6 e l´8 per cento degli utenti di Internet. Età media intorno ai 33 anni. Il 79 per cento sono uomini. Le donne sono più interessate a chattare.
Il CeDis (Centro di ricerca e trattamento per la Dipendenza sessuale) riceve a Villa Domelia, via Arbe 3, Roma (tel. 328 9092118, dalle 15.30 alle 19.30; email CeDis.Italia@libero.it). Costo della seduta: 45 euro (35 euro la prima).
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