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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Il Papa:
Il Papa: "Troppo sesso in tv". Wojtyla invoca la censura
Ancora peggio, secondo il Papa, è che in molte trasmissioni si sostiene il divorzio, la contraccezione, l´aborto e l´omosessualità
Domenica 25 Gennaio 2004
di la Repubblica
in Religione

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Messaggio del pontefice alle famiglie per la Giornata mondiale dei media. "Distribuzione equa dei mezzi di comunicazione"







I genitori limitino il tempo trascorso dai bimbi davanti al video







i valori L´infedeltà l´attività sessuale al di fuori del matrimonio e l´assenza di una visione morale e spirituale vengono ritratti in modo acritico

le famiglie Le famiglie devono essere chiare nel dire ai produttori a quanti fanno pubblicità e alle autorità pubbliche ciò che a loro piace e ciò che non gradiscono



MARCO POLITI



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CITTA´ DEL VATICANO - Papa Wojtyla sferza la tv. Troppo sesso e tradimenti, troppi applausi per gay, aborti e divorzi. In vista della Giornata mondiale dedicata ai mezzi di comunicazione sociale il pontefice accusa senza mezzi termini la televisione di scardinare la famiglia danneggiando alla radice la società intera.

E´ quasi un´enciclica l´intervento del pontefice per l´ampiezza dei temi trattati. Famiglia e vita familiare - con rari momenti di sensibilità concede Wojtyla - sono troppo spesso rappresentate in maniera inadeguata: «L´infedeltà, l´attività sessuale al di fuori del matrimonio e l´assenza di una visione morale e spirituale del contratto matrimoniale vengono ritratti in modo acritico». Ancora peggio, secondo il Papa, è che in molte trasmissioni si sostiene il divorzio, la contraccezione, l´aborto e l´omosessualità. Programmi e fiction del genere sono nemici della famiglia e, dunque, «sono dannosi al bene comune della società».

Può essere fantastico o diabolico - nel ragionamento del pontefice - il ruolo dei mezzi dei comunicazione di massa. I media possono informare, arricchire culturalmente, persino stimolare la crescita spirituale. Oppure - e qui Wojtyla calca la mano - possono arrecare grave danno alle famiglie presentando una «visione distorta della vita, della famiglia, della religione e della moralità». C´è il rischio, incalza il Papa, che siano calpestati i valori tradizionali».

Come legge fondamentale Giovanni Paolo II pone il principio che la comunicazione, in ogni sua forma, debba sempre ispirarsi al criterio etico del rispetto della verità e della dignità della persona umana.

Cos´è la verità? L´interrogativo sollevato dal pontefice rischia di provocare mille risposte né si comprende quale Stato o governo etico debba intimare ai programmisti televisivi che divorziare, amare un partner gay o usare la pillola è un abominio da presentare con chiarezza come un «male».

Intanto Wojtyla chiama alla mobilitazione delle famiglie (o più concretamente all´iniziativa delle organizzazioni familiari confessionali). «Le famiglie devono essere chiare nel dire ai produttori, a quanti fanno pubblicità e alle autorità pubbliche ciò che a loro piace e ciò che non gradiscono», dice il pontefice.

Specialmente le autorità pubbliche sono prese di petto. Hanno l´importante dovere di sostenere il matrimonio e la famiglia per il bene della società stessa. Tuttavia, lamenta il Papa, molti ora danno spazio ad argomentazioni libertarie di certi «gruppi» che appoggiano pratiche disgregatrici della famiglia. Come rimediare? «Senza ricorrere alla censura», premette il pontefice. Però è fondamentale che «le autorità pubbliche attuino politiche e procedure di regolamentazione per assicurare che i mezzi di comunicazione sociale non agiscano contro il bene della famiglia». Va da se che «i rappresentanti delle famiglie» devono poter partecipare alla realizzazione di queste politiche.

Nell´Italia di oggi probabilmente il lavoro è un po´ ingolfato perché le attuali autorità sono già impegnate a purificare la tv da un giornalismo indipendente alla Biagi o da comici non allineati. Resta l´imperativo di regolamentare la produzione dei media anti-famiglia. L´imperativo papale è preciso. I media non devono assolutamente dare l´impressione di avere un programma «ostile ai solidi valori familiari della culture tradizionali» o, peggio ancora, di voler sostituire tali valori con quelli secolarizzati della società consumistica.

C´è un passaggio nell´intervento di Wojtyla in cui si fa carico ai politici di garantire in tutto il settore, e anche in quello pubblico, «una distribuzione equa delle risorse dei mezzi di comunicazione a livello sia nazionale sia internazionale». Ma sono solo tre righe.

Giovanni Paolo II insiste invece sulla responsabilità dei genitori di limitare «severamente» il tempo che i bambini passano davanti alla tv, educandoli a decodificare i messaggi televisivi, facendo loro capire che non ogni comportamento descritto corrisponde ad un´etica, insegnando un suo selettivo dello schermo. Padri e madri sono esortati al coraggio di saper anche vietare programmi sbagliati e di staccare la spina totalmente di tanto in tanto per lasciare spazio ad attività familiari comuni.

I dati raccolti dall´Aiart, un´associazione di telespettatori vicina alla Cei, in questo senso fanno riflettere. Spiega il suo presidente Luca Borgomeo che «i bambini tra i tre e i dieci anni guardano già in media la tv per due ore e quaranta minuti al giorno». Un venti per cento di bambini arriva persino a stare oltre quattro ore davanti allo schermo.

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