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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
"L´omosessualità esiste" la svolta dei rabbini ortodossi
Gerusalemme, per la prima volta i religiosi discutono i problemi di fedeli gay e lesbiche
Domenica 04 Gennaio 2004
di la Repubblica
in Religione

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LEONARDO COEN






GERUSALEMME - Ci sono voluti alcuni millenni, però adesso - per la prima volta nella storia - anche i rabbini ortodossi hanno deciso di rompere il tabù dell´omosessualità discutendone pubblicamente e per di più durante il loro congresso mondiale, con toni e argomentazioni che lasciano trasparire un profondo disagio e una ancor più profonda pena dottrinale: «Inutile che ci tappiamo gli occhi, e che continuiamo ad ignorare il problema. L´omosessualità è un fenomeno diffuso anche tra gli ebrei e tra i religiosi ortodossi ed ultraortodossi, esiste da sempre, per questo abbiamo inserito una sessione specifica sull´argomento nell´agenda del nostro convegno» ha spiegato il primo gennaio ai colleghi rabbi Eliyahu Birnbaum, direttore dell´Istituto Amiel per l´addestramento rabbinico, «ormai siamo sempre più assillati dal crescente numero di domande, soprattutto da quei rabbini che si sono trovati alle prese con i membri delle loro comunità che gli rivelavano di avere quelle tendenze sessuali».

Come mai solo adesso? Tra le comunità degli ebrei riformisti, in America, già da tempo il problema è stato affrontato, esistono persino sinagoghe per «gay and lesbians», ma gli ortodossi hanno sempre condannato «una condotta contraria alla morale della tradizione ebraica», perché così è scritto sulla Bibbia (Levitico, 18-21): «Non avrai con maschio relazioni che si hanno con una donna: è abominio». È peccato gravissimo, tale da farti precipitare nel fondo del fondo infernale, preda di Abaddon, il cui nome significa «rovina», capo dei demoni della settima gerarchia. «La novità è che mai come in questi ultimi tempi registriamo sempre più dichiarazioni di omosessualità tra coloro che vogliono continuare ad essere attivi nelle nostre comunità», ha aggiunto Birnbaum, segnalando il caso di un rabbino a capo di una comunità ortodossa europea, avvicinato da un gruppo di giovani religiosi omosessuali che gli hanno chiesto a bruciapelo di studiare con lui. Il rabbino è rimasto scioccato, ha concluso Birnbaum, senza parole. Senza risposta.

«Non possiamo certo dire a costoro: va dal dottore, oppure offrir loro amore e calore spirituale. Non basta. Bisogna scavare alle radici del problema, tentare di capire, e cercare di sapere che cosa è meglio fare», ha suggerito un altro noto rabbino, Shai Freundlich, che vive in Uruguay ed è intervenuto nella discussione (qualche stralcio è passato sui notiziari della tv), assai vivace e schietta. Tre anni fa il regista Sandi Simcha Dubowski aveva realizzato il film-documentario «Trembling Before G-d» (Tremando dinanzi a Dio) proprio sulla questione dell´omosessualità tra gli ultraortodossi, scatenando polemiche a non finire, perché aveva mostrato che essa era diffusa nelle yeshivà (le scuole ebraiche), e pure tra i religiosi: aveva portato alla ribalta del Sundance Festival storie di omosessuali ortodossi (sia uomini che donne) in Israele, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti. Lo ha ricordato rabbi Steve Greenberg dell´Istituto Klal di New York, «molti rabbini ortodossi ed ultraortodossi mi hanno chiesto di visionare in privato quel film, e forse averlo visto è servito a far cambiare il loro atteggiamento nei confronti dell´omosessualità, ad accettarla come una non controllabile condizione umana e non come una malattia». Quanto alle implicazioni religiose, «il peccato delle relazioni omosessuali non è peggiore rispetto a quello degli adulteri», ha detto rabbi Bernard Weinstein, uno psichiatra.

Si è aperta una breccia, nel mondo che pareva insensibile alle sollecitazioni della cultura e della società contemporanea. ora i rabbini dovranno studiare come conciliare il legame intensissimo con la tradizione per evitare rotture dolorose ed irreparabili.









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