HOME CHI SIAMO SEGNALA WEBMASTER
 

Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
L'Omelia di Pasquale Quaranta su tutta la stampa italiana
L'Omelia di Pasquale Quaranta su tutta la stampa italiana
Pubblichiamo alcuni articoli apparsi sui quotidiani italiani. Grillini e Mancuso commentano: "è un segno che il muro dell'esclusione si sta sgretolando"
Sabato 27 Dicembre 2003
di La redazione di Gaynews
in Religione

Stampa
Segnala ad un tuo amico
Scrivi alla redazione
Fai Notizia

Corriere della Sera



Nella notte di Natale un gay sale sull’altare «Adesso ascoltatemi»

«Vorrei farvi riflettere sull’omosessualità»



RIGNANO GARGANICO (Foggia) - Le porte di una parrocchia aperte a un omosessuale che durante la veglia di Natale, al momento dell’omelia, si accosta all’altare, prende il posto del parroco e racconta la sua storia. «Sono un gay credente, sono venuto in questa chiesa per parlare di omosessualità, ma vi prego, non spaventatevi, ascoltate...», ha cominciato a raccontare Pasquale Quaranta, un ragazzo di 21 anni, che ha viaggiato da Battipaglia (Salerno) a Rignano Garganico per parlare della sua esperienza. Subito nella chiesa di Santa Maria Assunta si è levato un brusio, durato pochi secondi. Poi i fedeli hanno cominciato ad ascoltare, hanno capito che l’intervento del giovane gay era organizzato e condiviso dal loro parroco, don Fabrizio Longhi. Ma non era stato concordato, a quanto pare, con la curia di San Fedele, che non sapeva nulla dell’iniziativa del sacerdote e che sull’argomento tace.

«Il brusio era comprensibile - spiega con un pizzico d’orgoglio Pasquale Quaranta -, perché ad ascoltarmi c’erano fedeli cattolici con ritrosie e pregiudizi millenari, ma poi è andato tutto bene e, alla fine, sono stato avvicinato da alcune signore che si sono complimentate per l’intervento». Ma i complimenti sono andati soprattutto alla tenacia di don Fabrizio. Il segretario nazionale dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, esulta e dice che il sacerdote «ha compiuto un gesto veramente cristiano e ha voluto dare un messaggio chiaro».

«È la prima volta in assoluto - sottolinea l’Arcigay - che in Italia viene data la parola in una chiesa a un gay che parla delle sue esperienze e del suo percorso di fede. È un fatto importante perché ciò è avvenuto durante la messa di Natale, quella maggiormente seguita dai fedeli».

Ovviamente la notizia della «confessione pubblica» del gay credente ha fatto subito il giro del paese dove vivono appena 2 mila anime che si sono subito spaccate tra chi difende e continua a sostenere il parroco e chi invece non vuole più sentire il suo nome. A questi ultimi hanno fatto male le parole del giovane gay quando ha detto: «Io, don Franco e don Fabrizio, crediamo che la mia testimonianza possa farvi riflettere su una realtà con la quale ognuno di voi, molto probabilmente, non ha ancora avuto modo di confrontarsi nei termini in cui ne parlerò, ossia di gioia, di amore, di serenità e di trasparenza». Per loro è stato un colpo al cuore: quella di don Fabrizio è stata una «scorrettezza apostolica».

E poco importa che al fianco di Pasquale ci fosse la mamma Adelaide, che fa parte della Ageido, l’associazione dei genitori con figli gay. Una donna semplice, che ha preso la parola e ha detto ai fedeli che l’ascoltavano: «Continuate a voler bene ai vostri figli, sempre». «È stato un momento emozionante - spiega Pasquale -, ho parlato della mia omosessualità in una chiesa cattolica, addirittura durante la veglia solenne del Natale; è stato molto bello perché, vicino a me, c’era mia madre».

Il gesto di don Fabrizio, come è facile prevedere, scatenerà roventi polemiche, ma ripropone il dibattito sull’enorme divario tra Chiesa cattolica e mondo gay. Un divario che, secondo l’Arcigay, è «ormai anacronistico e ingiustificabile».

R. B.



L’Unità



È successo la notte del 24 a Rignano Garganico (Foggia). «L’omosessualità è un dono di Dio». In chiesa prima brusio, poi la commozione

Pasquale, il gay sul pulpito alla Messa di Natale



Delia Vaccarello



«Io e il mio compagno siamo gay e il nostro amore è un dono di Dio, il sesso è un dono di Dio»,

Pasquale Quaranta, un giovane omosessuale di Battipaglia, sta parlando dal pulpito. La messa di Natale è già iniziata, fuori nevica, la Chiesa di Santa Maria Assunta di Rignano Garganico nel foggiano è gremita. Seduti sulle panche ad ascoltare ci sono almeno trecento fedeli. Gli zampognari

sono pronti. Il parroco Don Fabrizio Longhi, un uomo sui quarant’anni con un bel sorriso aperto e gli occhi intensi, ha iniziato la celebrazione secondo il rito, e a un certo punto presenta Pasquale e la signora Adelaide, la mamma. «Questa sera abbiamo due ospiti che ci portano la loro testimonianza». Pasquale, un ragazzone pieno di vita con le guance arrossate dal freddo e dall’emozione, si fa strada deciso. «Sono venuto da Salerno per parlarvi in questa Chiesa di

omosessualità. Sono gay credente», un brusìo attraversa i banchi, qualcuno non capisce e chiede chi sia quel giovane, altri restano sorpresi e forse scossi. «Ho sacrificato il Natale in famiglia, mio padre e mia sorella sono rimasti a Battipaglia a lavorare nel negozio di nostra proprietà, io e mia madre siamo qui per unirci a voi nell’amore di Dio. Siamo venuti a dirvi che l’omosessualità

è un dono di Dio non è peccato. Ascoltateci, chi chiede l'astinenza e la "vende" come esigenza di castità non ha capito il dono dell’amore». Sembra una vera notte di Natale, fuori vento e neve non danno tregua. In Chiesa, al centro della navata, ci sono gli esclusi, quelli che hanno bussato a tante

porte e si sono sentiti dire che per loro non c’era posto. Nel 2003 gli omosessuali credenti

e non credenti si sono sentiti dire tante volte che nella Chiesa e nella società per loro non c’è posto: le gerarchie lo hanno detto quando hanno ridotto al laicato Don Franco Barbero che a Pinerolo celebrava i patti d’amore tra gay e lesbiche; lo ha detto il cardinale Ratzinger nel documento che

definisce dannose le unioni omosex; è stato detto dalle pagine del Lexicon, il dizionario che veicola la voce del Vaticano su molte questioni etiche ed ostracizza gli omosessuali. L’Agedo, l’associazione dei genitori e degli amici degli omosessuali, di cui mamma Adelaide fa parte, ha denunciato gli estensori del Lexicon. La gente ascolta Pasquale, gli occhi si fanno intensi, in alcuni si fa strada la commozione. Lui inizia a percepire con nettezza il motivo per cui è lì. Lo stesso motivo che gli riempirà il cuore quando prenderà l’eucarestia e dirà a se stesso: «Adesso ho capito, è questa la Chiesa che ha sognato Cristo». Vede i volti intenti a reggere l’ondata di intensità che giunge dal pulpito. Pasquale sente che gli amici gay credenti più grandi di lui -, quelli dell’associazione “Il Guado”, gli altri di “Nuova Proposta”, i fedeli riuniti intorno al centro teologico del professor Mapelli che da anni approfondisce a Milano il rapporto tra gay e Chiesa, Aurelio Mancuso credente alla guida dell’Arcigay, e tanti altri - tutti coloro insomma che hanno fede, hanno preparato quel momento. Nella notte di Natale del 2003, sente di essere solo il mediatore di una grande comunità che non ha smesso mai di sperare. E si augura «che questo Natale, nella nostra Chiesa, sia gioia per tutti. Nessuno escluso». Minuta, capelli a caschetto castani, chiusa nel soprabito con il cappuccio di pelliccia, mamma Adelaide si rivolge da genitrice

ai genitori: «Quando mio figlio mi ha detto che era gay non è stato facile. Abbiamo pensato di avere sbagliato, ci siamo riproposti di cercare uno psicologo. Se ne può parlare quando volete, ma quando succede in una famiglia è tutta un’altra cosa. Poi ci siamo informati. Fedeli cari, siamo tutti uguali,

l’omosessualità non è una perversione, non è una malattia. Pasqualino per noi è un dono di Dio, e non sono forse doni di Dio gli amici suoi che vengono a casa? Sapete qual è la loro preoccupazione principale? I genitori! Alcuni lo sanno, alcuni li rifiutano». Le mamme la guardano. «Io per Pasqualino farei di tutto. Eppure ci sono ragazzi gay che si tolgono la vita. Pasqualino non tiene problemi è felice, noi siamo qui per tutti quelli che stanno zitti. La Chiesa non può dire di no a tutti: ai gay, ai divorziati, a quelli che hanno rapporti e non vogliono figli, e così via. Sapete come va a finire? Che a furia di dire "no" la comunione se la faranno tra loro». Ma questa sera la Comunione

è tra tutti. Finita l’omelia degli “ospiti”, i fedeli si mettono in fila per prendere l’eucarestia.

Gli etero, i gay, i genitori, la gente che si nasconde e quella che normalmente offende, tutti chinano il capo e con le mani congiunte si uniscono al corpo di Cristo. Gli zampognari suonano. Poi le mamme stringono la mano di Adelaide. Una dice: «Brava», un’altra: «Anche io penso che un giorno i miei figli potrebbero dirmi: “sono gay”». Un’altra ancora: «Ci vuole coraggio».

«Don Fabrizio, ma adesso a voi che vi succede?», chiede Adelaide. «Abbiamo fatto solo una bella funzione». Pasquale pensa: «Ne sono certo, è questa la Chiesa di Cristo».



Liberazione



A Rignano Garganico un parroco ha affidato l'omelia della notte di Natale ad un giovane omosessuale

«Sono gay e credente. Non è malattia, non è peccato»



«Sono venuto da Salerno per parlarvi di omosessualità, sono gay credente». Appena i trecento fedeli hanno ascoltato l'inizio di quell'insolita "predica", nella chiesa di Santa Maria Assunta a Rignano Garganico (Foggia) si è alzato un forte brusio. «Sinceramente in quel momento non capivo se stavano mormorando "che bello" oppure "che schifo"», racconta adesso Pasquale Quaranta, il giovane giornalista, 21 anni da compiere ai primi di gennaio, al quale il parroco don Fabrizio Longhi ha affidato l'omelia della messa di Natale. Un gesto coraggioso che non si sa ancora quali reazioni provocherà da parte della curia vescovile di San Severo, in Puglia. Non si sono viste, però, persone sdegnate che abbandonavano la chiesa, anzi a poco a poco gli animi si sono sciolti in abbracci per Quaranta e sua madre, Adelaide Gliorio, che a sua volta ha portato la testimonianza dell'Agedo, l'associazione dei genitori di omosessuali. A don Fabrizio il giovane di Battipaglia era stato segnalato da don Franco Barbero, il prete di Pinerolo che il Vaticano ha recentemente sospeso perché benedice le coppie conviventi dello stesso sesso.

«L'omosessualità non è malattia - ha detto Quaranta verso la mezzanotte di Natale -, non è perversione né trasgressione né moda e, ora mi preme sottolineare, non è peccato. Gay e lesbiche - ha aggiunto - hanno il diritto di vivere pienamente la propria vita anche sul piano affettivo e sessuale». Si tratta di un'aperta sfida alle tesi canoniche che al massimo tollerano il "l'oggettivo disordine morale" degli omosessuali a condizione che essi osservino la completa castità. «Chi chiede l'astinenza e la vende come esigenza di castità - ha proseguito infatti l'omelia - non ha capito il dono dell'amore». Nella chiesa di Rignano Garganico sono così risuonate parole come gay e lesbica, «ancor oggi intrise di disprezzo o di scandalo», come ha osservato lo stesso Quaranta nel suo appello a riconoscere che «Dio non fa pezzi sbagliati» e quindi tutti sono da considerarsi e amarsi come suoi figli.

Forse un altro fremito di verità è corso sotto la navata quando il parroco - secondo il racconto del giovane - ha fatto notare ai suoi parrocchiani che, statistiche alla mano, probabilmente qualche omosessuale doveva essere presente anche tra loro.

«E' la prima volta in assoluto», commenta entusiasta il segretario nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso -, sono anch'io credente e per noi è un fatto eccezionale».

F. F.





Gazzetta del Mezzogiorno



Durante la messa di mezzanotte l’omelia del giovane gay



RIGNANO GARGANICO (FOGGIA) Durante la messa di mezzanotte, la liturgia più importante dell' anno, l' omelia è stata affidata ad un giovanissimo gay: così il Natale nella parrocchia di Santa Maria Assunta, a Rignano Garganico, un paese in provincia di Foggia, nella diocesi di San Severo, dove vivono circa 2000 persone.

Il parroco di Rignano Garganico, don Fabrizio Longhi ha deciso di non tenere l' omelia nella notte di Natale durante la veglia solenne, ma di affidarla a Pasquale Quaranta, un ragazzo di 21 anni, gay e credente, proveniente da Battipaglia (Salerno), dove vive.

La notizia è stata diffusa anche dal Centro studi teologici di Milano e confermata dal protagonista dell' episodio, un giovane che, dinanzi ad una chiesa gremita di fedeli, ha cominciato a raccontare la sua storia di gay. «Sono un gay credente...», ha cominciato a dire e nella chiesa per qualche secondo si è sentito un brusio. «Una situazione comprensibile - racconta Pasquale Quaranta - perchè c'erano fedeli comuni, cattolici con ritrosie e pregiudizi millenari, ma poi tutto è andato bene e alla fine sono stato anche avvicinato da alcune signore che mi hanno ringraziato per l' intervento».

«Sono venuto in questa chiesa per parlarvi di omosessualità. No, non vi spaventate, ascoltate...": così Pasquale ha continuato a parlare nella chiesa. E poi ancora: «Dicevo, sono gay credente e la ragione per cui sono qui stasera è perchè don Franco e don Fabrizio, insieme a me, credono che una testimonianza possa farvi riflettere su una realtà con la quale ognuno di voi, molto probabilmente, non ha avuto ancora modo di confrontarsi nei termini in cui ne parlerò, ovvero di gioia, di amore, di serenità, di trasparenza».

Al fianco di Pasquale, nella chiesa di Rignano Garganico, vi era la mamma, Adelaide Gliorio, che fa parte dell' Agedo, l' Associazione di genitori con figli gay.

«Mia madre - racconta Pasquale - non è abituata a parlare in pubblico, è stata di poche parole e ha invitato tutti a voler bene ai propri figli». «Non ho mai fatto mistero della mia omossessualità», afferma Pasquale che compirà 21 anni il prossimo 4 gennaio. «La mia esperienza - continua - è stata emozionante: ho parlato della mia omossessualità in una chiesa cattolica, addirittura alla vigilia di Natale, è stato molto bello anche perchè accanto a me c'era mia madre».

«La scelta del parroco - è detto nella nota del Centro studi teologici di Milano - ha voluto prediligere un gruppo sociale da sempre al centro di polemiche e di ostilità dentro la Chiesa stessa, per dare voce anche agli omossessuali proprio nella notte di Natale, in un momento in cui dalla nascita del Salvatore viene un messaggio di universale fraternità e solidarietà che stringe gli uomini in un solo abbraccio di pace e di concordia».





Già in passato la comunità aveva ascoltato altre testimonianze «scomode»

Ma il paese non si scandalizza

Prima lo stupore, poi il silenzio e alla fine l' applauso liberatorio




RIGNANO GARGANICO Sono quasi tutte positive le reazioni degli abitanti di Rignano, il piú piccolo centro del Parco Nazionale del Gargano, alla notizia dell'omelia improvvisata da un giovane gay, Pasquale Quaranta da Battipaglia (Salerno), durante la notte di Natale.

I presenti alla messa della vigilia della nascita del bambin Gesú i fedeli presenti all'appuntamento sono rimasti di stucco quando il parroco don Fabrizio Longhi ha annunciato l'intervento di Quaranta e di sua madre. Il brusio iniziale ha fatto immediatamente spazio al silenzio piú assoluto, durante il quale il ventenne omosessuale ha narrato della sua vicenda da emarginato sociale.

Alle sue parole hanno fatto poi eco quelle di Adelaide Gliorio, mamma di Pasquale e membro dell'Associazione genitori figli gay, che ha offerto ai presenti il suo atto d'amore nei confronti di un figlio che solo per gli altri é un «diverso».

I parrocchiani hanno reagito come nessuno avrebbe potuto mai immaginare, con un lungo applauso di compiacimento, ma anche se non soprattutto di «liberazione» per quanto avvenuto. In paese, tra favorevoli e contrari all'iniziativa, dicevamo, il consenso é stato pressochè di approvazione per un gesto di coraggio che certamente proietterá la piccola Rignano Garganico, che conta appena 2100 anime, nella storia italiana dell'emancipazione dei gay e dei disagiati sociali.

La notizia é rimbalzata in ogni casa, tutti ne parlano, giovani, adulti e anziani, proprio coloro che hanno meglio «digerito» l'accaduto. Anche questo dimostra perfettamente che la comunitá rignanese é avanti anni luce rispetto ad altri centri che continuano ad essere insensibili di fronte al problema dell'omosessualità.

Non é la prima volta che don Fabrizio, originario della provincia di Bergamo e presidente regionale pugliese del Coordinamento Nazionale delle Comunitá d'Accoglienza (che fa capo a livello nazionale a don Luigi Ciotti e a don Vinicio Albanesi), presenta ai rignanesi questo tipo di «esperienza», giá in passato aveva portato in paese le testimonianze di prostitute, tossicodipendenti e diversamente abili, gente con un cuore grande, ma spesso tenuta ai margini della società.





Mancuso, presidente nazionale Arcigay

«Ringrazio don Fabrizio è stato un gesto cristiano»




RIGNANO GARGANICO Sul «caso Quatanta» é intervenuto anche il presidente dell'Arcigay nazionale Aurelio Mancuso, che ha parlato di una scelta giusta. Sulla questione si é espresso anche il Centro studi teologici di Milano, che ha ricordato ocme «la scelta del parroco ha voluto prediligere un gruppo sociale da sempre al centro di polemiche e di ostilitá dentro la Chiesa stessa, per dare voce anche agli omossessuali proprio nella notte di Natale, in un momento in cui dalla nascita del Salvatore viene un messaggio di universale fraternitá e solidarietá che stringe gli uomini in un solo abbraccio di pace e di concordia». «Sono credente e per noi - ha detto Mancuso - é un fatto eccezionale: é la prima volta in assoluto in Italia che viene data la parola in una chiesa e un gay parla della sua esperienza ma anche del suo percorso di fede.

E' un fatto importante anche perchè é avvenuto nella notte di Natale, nella messa che viene maggiormente seguita dai fedeli. Ringrazio don Fabrizio Longhi perchè ha compiuto un gesto veramente cristiano, il parroco ha voluto dare un messaggio chiaro alla popolazione italiana».





Libertà di Piacenza



Invitato dal parroco di Rignano Garganico. Per ora nessun commento ufficiale della Chiesa

Giovane gay pronuncia l'omelia alla messa della Vigilia



FOGGIA - Durante la messa di mezzanotte, l'omelia è stata affidata ad un giovanissimo gay: così il Natale nella parrocchia di Santa Maria Assunta, a Rignano Garganico, un paese in provincia di Foggia dove vivono circa 2000 persone. La notizia è stata pubblicata sul sito dell'Arcigay; nessun commento è stato fatto dalle autorità ecclesiastiche locali. Il parroco, don Fabrizio Longhi, ha deciso di non tenere l'omelia, ma di affidarla a Pasquale Quaranta, un ragazzo di 21 anni, gay e credente, proveniente da Battipaglia (Salerno), dove vive. La notizia è stata diffusa anche dal Centro studi teologici di Milano e confermata dal protagonista dell'episodio, un giovane che, dinanzi ad una chiesa gremita di fedeli, ha cominciato a raccontare la sua storia di gay. «Sono un gay credente», ha cominciato a dire e nella chiesa per qualche secondo si è sentito un brusio. «Una situazione comprensibile - racconta Quaranta - perché c'erano fedeli comuni, cattolici con ritrosie e pregiudizi millenari, ma poi tutto è andato bene e alla fine sono stato anche avvicinato da alcune signore che mi hanno ringraziato per l'intervento».

«Sono venuto in questa chiesa per parlarvi di omosessualità. No, non vi spaventate, ascoltate...»: così Pasquale ha continuato a parlare nella chiesa. E poi ancora: «Dicevo, sono gay credente e la ragione per cui sono qui è perché don Franco e don Fabrizio, insieme a me, credono che una testimonianza possa farvi riflettere su una realtà con la quale ognuno di voi, molto probabilmente, non ha avuto ancora modo di confrontarsi nei termini in cui ne parlerò, ovvero di gioia, di amore, di serenità, di trasparenza». Al fianco di Pasquale, nella chiesa di Rignano Garganico, vi era la mamma, Adelaide Gliorio, che fa parte dell'Agedo, l'Associazione di genitori con figli gay. «Mia madre - racconta Pasquale - non è abituata a parlare in pubblico, è stata di poche parole e ha invitato tutti a voler bene ai propri figli». «Non ho mai fatto mistero della mia omosessualità», afferma Pasquale che compirà 21 anni il 4 gennaio. «La mia esperienza - continua - è stata emozionante: ho parlato della mia omosessualità in una chiesa cattolica, addirittura alla vigilia di Natale, è stato molto bello anche perché accanto a me c'era mia madre».

«La scelta del parroco - è detto nella nota del Centro studi teologici - ha voluto prediligere un gruppo sociale da sempre al centro di polemiche e di ostilità dentro la Chiesa stessa, per dare voce anche agli omosessuali proprio nella notte di Natale, in un momento in cui dalla nascita del Salvatore viene un messaggio di universale fraternità e solidarietà che stringe gli uomini in un solo abbraccio di pace e di concordia». Quanto avvenuto nella chiesa di Santa Maria Assunta è stato commentato dal segretario nazionale dell'Arcigay, Aurelio Mancuso. «Sono credente e per noi - ha detto Mancuso - è un fatto eccezionale».









Questo articolo ha ricevuto 174 visite.



Articoli correlati...

Sicilia, minaccia con una forbice e caccia di casa il figlio perché omosessuale Primo piano
Giovedì 24 Maggio 2012
Sicilia, minaccia con una forbice e caccia di casa il figlio perché omosessuale
A rendere nota la vicenda è stata l’Associazione GayLib, che ha raccolto un appello lanciato via web dal giovane, che ha raccontato come il padre abbia cominciato a insultarlo
di La redazione di Gaynews
Mosca vieta Gay Pride. Partito Putin, inasprire multe per manifestazioni Mondo
Sabato 19 Maggio 2012
Mosca vieta Gay Pride. Partito Putin, inasprire multe per manifestazioni
Le autorita' della capitale hanno vietato per il settimo anno consecutivo il Gay Pride. Lo ha annunciato un alto responsabile del dipartimento sicurezza di Mosca
di Ansa
Cuba, con Mariela Castro nuova marcia gay. Malgioglio ospite d'onore Mondo
Giovedì 03 Maggio 2012
Cuba, con Mariela Castro nuova marcia gay. Malgioglio ospite d'onore
Il cantautore italiano canterà pezzi scritti per Mina al Teatro Karl Marx dell'Havana. Risale a soli due anni fa il famoso mea culpa di Fidel nei confronti dei gay
di Adnkronos
Irlanda, prete si sbaglia e mette filmino hard gay durante prima comunione Religione
Domenica 29 Aprile 2012
Irlanda, prete si sbaglia e mette filmino hard gay durante prima comunione
Lascia la parrocchia dopo essere stato protagonista involontario di uno scandalo porno gay: protagonista di questa storia è Padre Martin McVeigh
di Il Messaggero



RUBRICHE RISORSE

APPUNTAMENTI