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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
AUSTRALIA: DECANO ANGLICANO ANTI PRETI GAY, ORA E’ CATTOLICO
AUSTRALIA: DECANO ANGLICANO ANTI PRETI GAY, ORA E’ CATTOLICO
Uno dei più autorevoli ministri anglicani in Australia si e' convertito al cattolicesimo per protesta contro le aperture della sua chiesa verso i ministri gay e donne
Giovedì 25 Dicembre 2003
di Ansa
in Religione

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(ANSA) SYDNEY, 23 DIC Uno dei più autorevoli ministri anglicani in Australia si e' convertito al cattolicesimo per protesta contro le aperture della sua chiesa verso i ministri gay e donne, mentre una delegazione di anglicani conservatori discute in Vaticano la possibilita' di conversioni collettive.

Come riferisce oggi il quotidiano The Australian, padre William Edebohls, ex decano di Ballarat a ovest di Melbourne, sposato con figli, e' stato ordinato sacerdote cattolico il mese scorso e ora gli e' stata assegnata una parrocchia nella periferia di Melbourne. Un altro ministro anglicano, il rev. David Chislett, rettore della chiesa di Tutti i Santi a Brisbane, si e' recato a Roma per gli stessi motivi lo scorso ottobre per incontrare rappresentanti del Vaticano e discutere la possibilita' di una conversione di gruppo nella sua parrocchia. Il movimento che egli rappresenta, chiamato Forward in Faith (Avanti nella fede), controlla diverse parrocchie in Australia e afferma che l'ordinazione delle donne, che data dal 1992, e quella recente del ministro gay Gene Robinson come vescovo nel New Hampshire in Usa, siano ''innovazioni eretiche''. Padre Chislett ha dichiarato che se il totale di anglicani insoddisfatti raggiungera' un ''numero critico'', potranno convertirsi in gruppo un'opzione preferita dal Vaticano.

''Siamo in uno stato di transizione. In molti vi e' un senso di confusione e di sgomento. Queste non sono questioni sessiste ma dottrinali'', ha aggiunto.

Anche la Uniting Church in Australia, che raccoglie metodisti presbiteriani e congregazionisti, sta affrontando ribellioni interne sulla questione dei preti gay. I conservatori che si oppongono alla decisione del sinodo generale lo scorso luglio - di consentire l'ordinazione di ministri gay a discrezione dei singoli presbiteri - hanno di recente respinto un compromesso in tre punti formulato dai leader della chiesa, e minacciano la scissione. (ANSA)

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