Il Natale di nostro Signore è alle porte, mentre Natale Morea, 57 anni, “l’eroe clochard”, versa ancora in gravi condizioni, dopo aver subito un sanguinoso pestaggio dai due delinquenti, che a Roma, stavano tentando di aggredire cinque ragazze. Tutto si è svolto nella quasi totale indifferenza. Natale ha impedito che altre vittime sacrificali provassero la violenza che lui, in lunghi anni di forzato esilio, ha dovuto soffrire sulla propria pelle. Una storia come tante, colma di discriminazioni, perpetrate in un paese vicino a Taranto, da cui Natale è fuggito e tornato più volte, per poi perdere del tutto le sue radici, la possibilità di costruirsi una vita altra nella grande città. Ha poca importanza che la vicenda di Natale si svolga in meridione, perché queste vie crucis si susseguono in ogni latitudine del nostro paese, non vi sono angoli felici. C’è chi ce la fa, emigra, trova nuove ragioni di vita, attrezzato o no, ricomincia. La lacerazione resta; fuggire, dagli Erode di turno, o più semplicemente da quel silenzio mormorato dietro le tendine, nei negozi, nei bar, è una necessità, per non impazzire. L’Egitto di Natale si è rivelato pieno d’insidie, d’insuccessi e questo ha acuito la sua marginalizzazione. Reietto perché omosessuale, nell’urbe petrina, qualcuno forse gli ha offerto oro, incenso e mirra, ma non ha saputo o potuto riconoscerne il valore e, si è sempre più nascosto, ha smarrito probabilmente dentro di se le ragioni del suo fuggire. La sua storia è un paradigma di quale scarto vi sia tra la cristianità annunciata e l’abnorme mole di codici, norme, dogmi che hanno imbrigliato uno dei messaggi più alti di libertà, riducendolo ad una prigione. Rovesciato il senso dell’evangelo, gli ultimi, i poveri, sono diventati al massimo merce da esibire, nella notte Santa, per dare vita al rito auto assolutorio della bontà universale. La cultura dell’esclusione che per secoli ha infettato la storia della Chiesa cattolica, non è stata rimossa, nonostante le plateali richieste di perdono, mai davvero introitate, cui si devono aggiungere vistose omissioni. Natale Morea, è nato la notte di Natale. Non volendo forzare la mano, si può però dire che si tratta di un destino che simboleggia una rivelazione. Sappiamo che la gran parte della gerarchia, dei benpensanti, degli organici ecclesiali, continueranno a volgere il proprio sguardo, e stringere il proprio cuore, pur di non vedere ciò che la vicenda di Natale dice. Ma a noi è concesso gridare che, il buon Dio ha voluto dare un segno. Noi preghiamo per la guarigione di Natale Morea, allo stesso tempo speriamo che il dono del Nazareno sia davvero compreso da molti.
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