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| Crocefisso. Grillini interviene alla Camera per affermare le ragioni della laicità |
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| Pubblichiamo la sintesi resoconto della Commisisone Cultura della Camera e alcuni materiali di riflessione |
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| Giovedì 06 Novembre 2003 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Franco GRILLINI (DS-U) rilevato che i termini laico e laicista hanno assunto la valenza di insulti per i rappresentanti delle forze politiche di maggioranza, invita questi ultimi a rispettare le posizioni che sostengono, ad esempio, che lo Stato debba essere neutrale rispetto alle religioni.
Soffermandosi sull'intervento svolto ieri dal deputato Palmieri, dichiara di dissentire dalla considerazione dei valori cattolici come valori universali. Dichiara inoltre di non condividere la posizione in base alla quale quella cattolica sarebbe l'unica morale esistente: nella società italiana, infatti, esistono numerose culture tra loro differenti. Rileva, peraltro, che non corrisponde al vero che i valori cattolici siano unanimemente condivisi nella società italiana, che negli ultimi anni ha visto la maggioranza dei cittadini votare a favore dei referendum sull'aborto e sul divorzio ed esprimersi, di recente, in un apposito sondaggio, a favore della riduzione dei termini temporali per l'ottenimento del divorzio.
Dopo aver sottolineato che da alcuni anni a questa parte anche la gerarchia ecclesiastica ha preso atto del fatto che i veri cattolici rappresentano una minoranza nel paese, richiama i contenuti di un'analisi svolta dal professor Garelli che dimostrano come solo una minima parte di essi segue le direttive del Vaticano.
Evidenzia quindi le differenze esistenti tra il cittadino laico, che non impone le proprie idee ad altri soggetti, e il politico cattolico, che intende imporre i propri punti di vista attraverso le leggi.
Con riferimento al preannunciato nuovo testo di risoluzione, che recherà per prima la firma del deputato Colasio, cui aderiranno anche i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra, esprime le proprie perplessità su quelle parti della stessa che fanno riferimento al valore simbolico del crocifisso.
Esprime quindi la convinzione che la decisione, relativa al mantenimento o meno del crocifisso nelle aule scolastiche, debba rientrare nell'ambito dell'autonomia scolastica. Giudica, in ogni caso, inopportuno considerare il crocifisso come un simbolo della identità nazionale.
In conclusione, esprime l'auspicio che nel futuro vi siano minori intromissioni delle fedi religiose e dei loro rappresentanti nella politica
Lo Stato laico è lo Stato caratterizzato da neutralità nei confronti delle confessioni religiose.
Accetto la qualifica di laicista: se "laico" è lo Stato neutrale, quelli che vogliono che lo Stato sia laico non possono a loro volta essere definiti laici, perché, personalmente, possono essere tutt'altro che neutrali in materia di convinzioni religiose, ma all'oposto, possono volere che lo Stato sia laico, cioè neutrale, precisamente a causa delle proprie radicate convinzioni civili o anche, come spesso è capitato nella storia, religiose. Mi sembra quindi più giusto definire "laicisti" coloro che vogliono che lo Stato sia, o divenga, laico.
Il crocifisso non può essere considerato soltanto un simbolo culturale e civile. Non può esserlo non solo perché sarebbe offensivo nei confronti dei credenti più avvertiti, che vedrebbero il simbolo della loro fede degradato a materia di contese politiche, ma anche perché il crocifisso è, anche, il simbolo di una confessione religiosa.
Non è neppure il simbolo dei cristiani, perché, ad esempio, i cristiani riformati (in Italia, i valdesi, cioè una delle due confessioni religiose minoritarie autoctone assieme agli ebrei) non si riconoscono nell'uso del crocifisso, ma semmai in quello della croce.
Se il crocifisso è il simbolo della religione cattolica romana, esso è automaticamente anche il simbolo delle rivendicazioni politiche di quella chiesa in materia di libertà dei mezzi contraccettivi, divorzio, aborto, carattere laico o confessionale della scuola, proibizionismo, carattere laico o clericale delle istituzioni, diritto di famiglia, diritti degli omosessuali, eutanasia, bioetica, libertà della ricerca scientifica, ecc.: si potrà essere favorevoli o contrari alle posizioni della Chiesa romana su questi temi, ma è certo che essi rappresentano una ben delineata proposta politica, che si contrappone apertamente, nella nostra società ad altre posizioni politiche più liberali.
Per questi motivi, e non perché adesso ci sono anche i musulmani, il crocifisso non può essere un simbolo culturale condiviso, e, per gli ebrei, per i protestanti e per i non credenti, la sua presenza obbligatoria negli edifici pubblici rappresenta la denegazione della "pari dignità sociale" (art. 3, I comma Cost.) dei non cattolici: non a caso il suo uso, assente nell'Italia postrisorgimentale, fu reintrodotto in Italia dal fascismo.
Ma oggi l'aspetto più importante è un altro: affermare che il crocifisso, che è - anche - il simbolo di una confessione religiosa, è il simbolo culturale in cui tutti gli italiani devono riconoscersi significa escludere dal novero degli italiani a pieno titolo coloro che in quel simbolo non si riconoscono, molti o pochi che siano.
Oggi si parla molto di ritrovato senso dell'identità nazionale, di valori condivisi, ecc.: ma ci si deve chiedere quali devono essere questi valori: quelli del patto costituzionale che ci tiene uniti, che caratterizza gli europei e gli occidentali come i popoli in cui la libertà individuale è il valore fondante del patto sociale (a cominciare dalla libertà religiosa per secoli combattuta frontalmente dalla Chiesa di Roma, praticamente fino al Concilio Vaticano II), oppure quelli dell'omogeneità etnico-culturale? Quest'ultima è la proposta comunitaristica della destra profonda alla de Benoist; è l'idea della religione non come fede ma come indice di appartenenza etnica che fu proprio della ex Jugoslavia al momento della sua dissoluzione.
Non è l'idea liberale dell'identità civile fondata sull'adesione a un modello di società aperta e libera, vincolata soltanto alla universale adesione alla democrazia limitata dalla garanzia dei diritti umani di tutte le minoranze.
Affermare per legge che tutti gli italiani devono riconoscersi nel crocifisso significa escludere i non credenti, i protestanti e gli ebrei, prima ancora dei musulmani, dal novero degli italiani a pieno titolo.
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