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| «Il Vaticano coprì gli abusi sessuali dei preti» |
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| L’Observer pubblica un documento del ’62 che imponeva ai vescovi «silenzio perpetuo» sulle violenze |
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| Lunedì 18 Agosto 2003 |
| di l'Unità |
| in Religione |
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Alfio Bernabei
LONDRA Segreto profondo. Silenzio perpetuo. Pena la scomunica. Un documento del Vaticano stilato nel 1962 ai tempi in cui Giovanni XXIII era papa,
ha portato alla luce le rigorose «istruzioni» del Santo Ufficio per tenere
nascosti i casi di abuso sessuale commessi da sacerdoti cattolici approfittando
talvolta del contatto col «penitente », bambini inclusi, durante la confessione
sacramentale. Il documento è stato scoperto dall’avvocato americano Daniel Shea che si è occupato di casi concernenti vittime di abuso sessuale da parte di preti cattolici negli Stati Uniti. Shea ha trasmesso il documento alle autorità americane chiedendo che venga aperta un’inchiesta. Ne ha passato una copia
al settimanale britannico The Observer che lo ha messo in rete nella versione
in inglese. L’inchiesta dovrebbe servire a chiarire fino a che punto le istruzioni
del Vaticano sono responsabili dell’estrema riluttanza con cui gli ambienti
ecclesiastici hanno fatto fronte agli scandali di abusi sessuali, specie nei riguardi dei bambini. «Si tratta di istruzioni che vennero diffuse a tutti i vescovi intorno al mondo -ha detto Shea- e provano che c’è stata una congiura internazionale da parte della chiesa cattolica allo scopo di nascondere gli abusi sessuali dei sacerdoti. Si è trattato di un subdolo tentativo di nascondere dei comportamenti criminali. Le istruzioni non sono altro che una guida che esorta all’offuscamento e all’inganno ». Il documento di 69 pagine porta la stampigliatura «Dalla suprema congregazione del Santo Uffizio» ed è indirizzato «a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e altri ordinari diocesiani, anche del rito orientale». Esordisce con l’avvertimento: «Il testo deve essere diligentemente conservato negli archivi segreti della Curia e trattato come strettamente confidenziale. Non deve essere pubblicato, né allegato al alcun commentario ».
Spiega quindi che «il crimine di sollecitazione ha luogo quando un prete
tenta un penitente, chiunque sia, o nell’atto della confessione, prima o dopo,
o nel pretesto della confessione o in altri luoghi» e specifica: «l’obiettivo
di questa tentazione è di sollecitare o provocare i penitenti verso atti impuri
o materie oscene, con la parola, segni, cenni del capo, col tocco o con degli
scritti». Le istruzioni che seguono sono incentrate in particolare sulla necessità
di non far trapelare nulla all’esterno: «Queste materie devono essere perseguite
nella maniera più segreta. Una volta poste sotto esame devono essere
protette dal silenzio perpetuo (istruzioni del Santo Ufficio del 20 febbraio
1867 numero 14)». L’ordine del segreto è esteso a tutti quelli posti a conoscenza del caso denunciato: «Un giuramento di segretezza deve essere fatto dagli accusatori o da quelli che denunciano il prete e (anche) dai testimoni». Per maggior sicurezza viene imbracciata la minaccia punitiva della scomunica destinata ad intimidire. Il paragrafo 23 evoca aspetti da inquisizione: «Nel ricevere una denuncia (l’accusatore) in primo luogo deve giurare di dire la
verità mentre tocca il Vangelo, quindi l’interrogatorio deve essere circospetto
in modo che (l’accusatore) spieghi le circostanze brevemente, con decenza».
L’avvocato inglese Richard Scorer che si sta occupando di alcuni casi di
abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici in Gran Bretagna che hanno messo
in imbarazzo anche il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, capo della chiesa cattolica in Inghilterra, ha detto: «Abbiamo sempre sospettato che la chiesa cattolica abbia sistematicamente cercato di nascondere abusi sessuali
e tentato di imporre il silenzio alle vittime. Questo documento ne sembra la
prova. La minaccia della scomunica applicata a chi parla dimostra come le
più alte autorità vaticane abbiano cercato di impedire che le informazioni
diventassero pubbliche». Anche se il documento è datato 1962, una lettera
del cardinale Ratzinger del maggio 2001 indica che le istruzioni erano legge
vaticana fino a quella data. La basilica di San Pietro
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