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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
IL QUOTIDIANO DEI VESCOVI APRE AI GAY
IL QUOTIDIANO DEI VESCOVI APRE AI GAY
Molte sorprese nella pagine delle lettere che Avvenire ha dedicato al documento vaticano
Domenica 10 Agosto 2003
di Libero
in Religione

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8 agosto 2003

di Caterina Maniaci.

Milano. "Avvenire filo-gay? E' certo un'esagerazione. Ma qualche dubbio serpeggia, specialmente in Vaticano. Dove si sostiene certo una pastorale di amore e accoglienza, ma mal si sopporta l'annacquamento legale delle coppie omosessuali. Ecco i fatti. Giovedì 31 luglio il quotidiano dei vescovi italiani "Avvenire", diretto da Dino Boffo, e il cui "editore" è Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana prende questa decisione: la notizia che il Vaticano pubblicava un documento contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali sarebbe slittata a pagina sette. Niente richiami in prima pagina. E così nell'afoso mattino di venerdì 1 agosto scorso, chi si fosse preso la briga di sfogliare i quotidiani italiani e non solo si sarebbe certo accorto che un titolo campeggiava sugli altri, con toni diversi, s'intende, ma con una sola notizia: quella, appunto, del documento vaticano. Su tutti, tranne uno: "Avvenire". Il quotidiano dei vescovi ne ha dato conto insomma, come per un avvenimento di importanza relativa. Lo spazio di una intera pagina, certo, ma un po' nascosta, sepolta sotto il cumulo della cronaca incalzante. Mercoledì sei agosto nella pagina dedicata al "Forum" con i lettori, ecco invece una fitta serie di lettere che evocano la questione con ben altri accenti, spesso angosciati, sconfortati, indignati: "La Chiesa mostri amore e accoglienza" (verso i gay, ovviamente); "Così si alimenta l'intolleranza" (lettera in cui l'autore addirittura proclama che "Affermare che la sessualità ha come unico fin la riproduzione è antiscientifico e non tiene conto dell'essere umano" e ancora "Certe visioni sono frutto della paura: i cristiani veri non hanno paura") e via dicendo. In mezzo a quegli accorati richiami sfuggiti dal petto della comunità cattolica, un corsivo non firmato (attribuibile al direttore stesso) spiega con modi pacati e anche un poco imbarazzati che "non sarebbe opportuno rivedere il nostro rapporto con la Chiesa, la quale è magisteriale ma anche compagna di vita sempre?", cioè, in soldoni non ci sono ordini, ma indicazioni. E via prudenzialmente di questo passo. Strano, perchè invece il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (il cui prefetto è il cardinale Joseph Ratzinger) usa toni decisamente diversi: ad esempio, dichiara che "Nessuna ideologia può cancellare dallo spirito umano la certezza secondo la quale esiste matrimonio solo tra due persone di sesso diverso". Il che non è un dettaglio, anche se secondo "Avvenire" "non è il sesso che fonda la persona". Non è la prima volta che il quotidiano ammorbidisce i toni rispetto ad alcuni temi delicati come appunto la pratica omosessuale, mentre la Santa Sede usa esprimersi con una chiarezza inequivocabile. Insomma, il Papa dichiara, "Avvenire" interpreta e "traduce", per tutte quelle anime del cattolicesimo italiano che non se la sentono di usare quell'unica lingua che appunto dovrebbe essere quella cattolica, che tradotta significa appunto universale. La stessa tiepidezza fu usata ad esempio sul braccio di ferro Vaticano-Gay Pride in occasione del Giubileo nel luglio del Duemila. Non sembrava opportuno che a Roma in coincidenza con un momento tanto centrale e nella vita della Chiesa come quello della celebrazione dl Giubileo, si permettesse la manifestazione di migliaia di gay o simpatizzanti, spesso trasformata in una occasione i sberleffo o di attacco proprio alla Chiesa. Hanno vinto loro, s'intende, e il Gay Pride nella capitale s'è fatto. E Avvenire? Sottovoce, con rispetto e moderazione ha raccolto le lettere dei molti cattolici insofferenti delle "chiusure vaticane", ha aperto le sue pagine a quelle grida di stupore. Niente richiami in prima, naturalmente.

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