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| «Ma sulle coppie gay la Santa Sede è isolata» |
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| In un intervento su Il Resto del Carlino Sergio Moravia afferma "Se l'Italia seguisse i dettami del Vaticano si troverebbe, ancora una volta, ancora più sola" |
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| Domenica 10 Agosto 2003 |
| di Il Resto del Carlino |
| in Religione |
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Questo giornale ha già commentato la condanna vaticana del possibile riconoscimento legale delle coppie omosessuali. Ma la questione è così seria — e così emblematica di un certo modo d'essere/agire della Chiesa cattolica — da richiedere un ulteriore approfondimento. Lo conterrò in tre punti. 1. La condanna di cui sopra conferma la ristrettezza di vedute della Chiesa in ambito sessuale. Perché questa discriminazione delle modalità omoerotiche della affettività umana? Sfido l'autore del documento, il cardinale Ratzinger, a citare un solo passo del Nuovo Testamento a favore delle sue tesi. Quello di Ratzinger e della Chiesa di Roma è anzi un atteggiamento che tradisce non solo la lettera ma anche lo spirito del messaggio cristiano — il quale è, come tutti sanno, non di chiusura ma di apertura verso le forme dell'umano sentire. Mi sia permessa, incidentalmente, un'ulteriore osservazione di carattere generale: la Chiesa cattolica dovrebbe evitare di identificarsi — essa ed essa sola — con la Chiesa cristiana. Ciò avviene anche nel documento in questione, e con conseguenze particolarmente fuorvianti: giacché è un fatto che almeno un'altra confessione cristiana — quella protestante — ha assunto posizioni assai diverse nei confronti degli omosessuali e dei loro problemi. 2. Leggendo il documento vaticano, chi si occupa come me di filosofia registra il considerevole isolamento della Chiesa di Roma sotto il profilo teorico. Un esempio cruciale: la condanna delle coppie omosessuali vi viene espressa anche alla luce del «diritto naturale». L'etica moderna Ora, per gran parte del pensiero contemporaneo tale diritto nell'accezione adottata da Ratzinger, è poco più che un reperto storico. Un filosofo molto sensibile ai valori dello spirito e non sospetto di propensioni nichilistiche come Pietro Piovani ha sostenuto che l'etica moderna è nata non dall'eredità ma dalla dissoluzione del giusnaturalismo. Al diritto naturale — essenzialistico, univoco, universalizzante — molti giuristi e pensatori contrappongono i diritti positivi concepiti come espressione di istanze e situazioni culturali. 3. Il riferimento al diritto obbliga ad accennare a un altro grave aspetto dell'iniziativa del Vaticano. E' ovvio che i prelati cattolici possono indicare ai loro fedeli l'atteggiamento da assumere dinanzi a certi casi e problemi. Ma è un magistero che deve essere rivolto solo a determinati soggetti e solo in quanto membri di una ecclesia religiosa. Proprio come fanno gli ebrei o i protestanti. Invece Ratzinger si è comportato in maniera completamente diversa: si è rivolto non tanto ai suoi fedeli quanto, attraverso essi, allo Stato italiano. Chiediamo: in nome di quale presupposto egli si ritiene autorizzato a prescrivere, con la perentorietà che tutti gli riconoscono, una linea d'azione al Governo del nostro Paese? Arturo Carlo Jemolo, il più grande giurista cattolico del Novecento, avrebbe certo biasimato questa interferenza della Chiesa nello Stato. E intanto l'Europa si è già orientata, sulla questione che ci interessa, in una direzione opposta a quella reclamata da Ratzinger. Se l'Italia seguisse i dettami del Vaticano si troverebbe, ancora una volta, ancora più sola.
di Sergio Moravia Questo articolo ha ricevuto 156 visite.
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