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| Fendenti laici e timidezza cattolica |
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| A proposito della nota vaticana sui politici e le unioni gay: editoriale di Vittorio Morero su L'Avvenire |
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| Sabato 09 Agosto 2003 |
| di L'Avvenire |
| in Religione |
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Vittorio Morero
Nel suo editoriale di domenica 3 agosto "Cattolici e gay" sul "Corriere della Sera", Ernesto Galli della Loggia non risparmia alcuno, e lo fa ancora prima che la battaglia - cioé la polemica - abbia fine. Non risparmia coloro che usano la doppia misura di una strana laicità che è laica e altamente laica nell'accusare la Chiesa di ingerenza nella politica a proposito di una legislazione tendente a legalizzare le cosiddette unioni gay (in verità si tratta di una politica tout court, e non solo italiana), mentre poco prima si benedice l'intervento della stessa Chiesa favorevole all'indulto. Osservazione questa che è uscita su altri fogli in contemporanea con lo scritto del nostro, come ad attenuare un'originalità che a nessuno pare garantita. Non risparmia in fondo nemmeno i contenuti del documento del card. Ratzinger, poichè anche a Galli della Loggia sta bene un Patto di solidarietà civile sul tipo di quello francese. Non risparmia i cattolici che ritiene silenziosi o reticenti, specialmente noi di "Avvenire", che avremmo occultato la nota della Congregazione commentandola in modo imbarazzante e anodino. Mi sembra un po' eccessivo che un liberale abbia così tante lezioni da distribuire proprio nel momento in cui vorrebbe essere più liberale dei liberali. E in particolare si prodighi per insegnare ai cattolici a leggere e a commentare nei modi "dovuti" i documenti del Magistero. Intanto, se dedicare una pagina intera alla nota vaticana e un editoriale è una forma di occultamento o di imbarazzo, allora sarà bene rivedere i canoni di un buon giornalismo, ove abbiano forza indicativa cogente anche le geometrie e i pesi specifici delle parole, che non possono però risolversi unicamente nella misurazione soggettiva di chi per un giorno è in vena di ammonizioni paternalistiche. Intanto sia chiaro che noi abbiamo valutato la nota vaticana per quello che essa è, ossia non l'occasione per una disanima complessiva sull'etica sessuale, di cui la Santa Sede si è occupata altrove e in altri momenti, ma un indirizzo specificatamente rivolto ai politici cattolici su iniziative future o già in atto di legalizzazione di unioni gay, che nella cultura liberale e laicista vengono talvolta equiparate ad un vero e proprio matrimonio, e in certi casi ad una vera famiglia con adozioni che a rigore non tutti anche in casa laica ritengono giustificate. Molti giornali invece hanno colto questa occasione per estendere la questione sul rapporto fra coppie omosessuali e legge, fra politici e legislazione, fra coscienza individuale e scelta politica al più alto ventaglio della posizione della Chiesa verso gli omosessuali, che non è solo posizione dottrinale, ma pastorale, non è solo custodia inespugnabile di principi vitali, ma sforzo di motivare alla luce della sensibilità odierna, non è solo posizione giuridica in materia di rapporti interpersonali, ma qualcosa di più e di più profondo. Galli della Loggia pensa davvero che noi siamo imbarazzati a cogliere nel documento il dovere dei cattolici alla coerenza in una visione compiuta e netta di bene comune? Sarebbe un pensiero che ci offende e che respingiamo. Come pure respingiamo l'osservazione (che mi sembra un po' banale e tale da ridursi ad una categoria di tifo sportivo) secondo cui nessuno nel mondo cattolico ha preso la difesa del card. Ratzinger. Infatti è un'osservazione che potremmo rivolgere a quei quotidiani laici laici del nostro Paese che in materia hanno solo intervistato o militanti omosessuali o politici non cattolici, così da praticare quell'occultamento o quell'imbarazzo che Galli della Loggia ci rimprovera. Non sarebbe la prima volta che da noi si chiama dibattito una sequela di interventi tutti della stessa matrice. Come non è la prima volta che essere liberali consiste nell'avere il monopolio con poco riguardo al pluralismo effettivo. Se poi questo monopolio si fa "magisteriale", potremmo rasentare il comico. Questo articolo ha ricevuto 131 visite.
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