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| I gay dividono le Chiese |
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| Anglicani e cattolici sempre più distanti. La sociologa Chiara Saraceno interviene sulla questione con un editoriale per La Stampa |
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| Sabato 09 Agosto 2003 |
| di La Stampa |
| in Religione |
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9 Agosto 2003
di Chiara Saraceno
MENTRE la chiesa cattolica, per bocca del cardinale Ratzinger, incita i politici cattolici a resistere a ogni riconoscimento delle coppie omosessuali, la chiesa episcopale statunitense ha nominato un vescovo dichiaratamente gay e convivente ed è avviata ad approvare le unioni omosessuali. Con ciò ha aperto la possibilità di uno scisma al proprio interno. Soprattutto ha allargato la distanza che la divide dalla chiesa cattolica, cui pure, tra le chiese protestanti, è la più vicina. Già l'apertura al sacerdozio femminile aveva provocato, inizialmente, reazioni negative entro le chiese protestanti. L'apertura agli omosessuali attivi rompe un tabù forse più grande, tanto più se comporterà, come appare inevitabile, il riconoscimento del matrimonio omosessuale dei sacerdoti (protestanti). Il conflitto interno alle chiese anglicana ed episcopale aperto dalla decisione di nominare un vescovo gay, e più ancora il contrasto radicale che apre con la posizione della chiesa cattolica, confermano che gran parte delle fratture che attraversano la cristianità riguardano i temi della sessualità e dei ruoli di genere: che cosa è un uomo, che cosa è una donna, quale è la sessualità legittimata a creare legami socialmente rilevanti e degni di essere riconosciuti.
Il dissenso su questi temi copre, se non mina alla base, qualsiasi consenso si possa realizzare su questioni come il contrasto alla guerra o alla fame nel mondo. Anche le chiese protestanti, i loro responsabili e singoli fedeli sono divise su questi temi, come è ovvio che sia. Ma proprio le lacerazioni di questi giorni, come quelle che avevano accompagnato il sacerdozio femminile, mostrano che la riflessione teologica e dottrinale su questi temi rimane aperta. Viceversa la posizione della chiesa cattolica sembra quella di chiudere non solo il discorso dottrinale, ma anche quello civile, facendo della morale sessuale e familiare il terreno privilegiato di influenza politica. Il documento sulle coppie omosessuali segue di pochi giorni un altro testo, teso a contrastare ogni accelerazione del processo che porta alla fine di un matrimonio. E la vicenda non conclusa della legge italiana sulla fecondazione assistita vede una «marcatura stretta» da parte della chiesa cattolica. È per questo che le posizioni della gerarchia non possono essere lette solo come questioni interne alla comunità dei credenti. Lo spazio della politica sta nella distinzione con obblighi e costrizioni rivolte a tutti, pena il fondamentalismo.
Viene da chiedere ai politici laici quale grado di dissenso riconoscano su questioni che riguardano la libertà dei cittadini. Questo articolo ha ricevuto 130 visite.
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