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| Il reverendo gay nominato vescovo. Anglicani nel caos |
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| Rassegna stampa sulla nomina del primo vescovo anglicano dichiaratamente omosessuale con articoli tratti da La Repubblica,dal Resto del Carlino, da Libertà, da Liberazione, da L'Unità e dal Riformista |
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| Giovedì 07 Agosto 2003 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Da La Repubblica
Robinson designato dagli episcopali americani, ma ora la Chiesa d´Inghilterra chiede l´intervento dell´arcivescovo di Canterbury
Il vescovo gay scatena la rivolta
Rischio scisma per gli anglicani dopo la nomina negli Usa
La sfida del religioso: "Le gerarchie devono decidersi ad accettare l´omosessualità"
PAOLO FILO DELLA TORRE
LONDRA - C´è grande preoccupazione a Canterbury, dove il primate della chiesa d´Inghilterra Rowan Williams trascorre questo caldo inizio di agosto in preghiera. Ancora una volta l´ala conservatrice della chiesa anglicana e quella cosiddetta liberal si danno battaglia. E´ ormai una ricorrenza, nata negli ultimi vent´anni, molto prima che Rowan Williams diventasse arcivescovo di Canterbury. Ma stavolta la crisi è più grave: c´è addirittura la preoccupazione di uno scisma. Questa volta sono i prelati americani a ribellarsi contro la tradizione, secondo la quale i vescovi anglicani non debbono avere relazioni omosessuali.
Non è un mistero che in Inghilterra, soprattutto a Londra, l´omosessualità dei sacerdoti sia molto diffusa. Ma per salvare le apparenze i conviventi vengono presentati come cugini, nipoti, parenti o magari affittuari che abitano nella canonica. C´è chi ha provato a manifestare le sue preferenze: è il caso recente del vescovo Jeffrey John, che era stato nominato capo della congregazione di Reading e aveva ammesso una relazione omosessuale durata molti anni. Ma la reazione era stata tale che il prelato aveva dovuto rinunciare alla nomina. La stampa lo aveva attaccato con pessimo gusto, arrivando a battezzarlo «Jennifer».
Stavolta però la situazione è più grave. I vescovi anglicani americani hanno nominato vescovo Gene Robinson, gay e fiero di esserlo. Robinson, 56 anni, apertamente e attivamente in rapporti con persone vicine alla chiesa, non solo ha accettato l´incarico ma ha addirittura lanciato una sfida contro i tradizionalisti. Ha detto che ormai i tempi sono maturi per cui l´omosessualità deve essere riconosciuta come un «rapporto naturale», un rapporto tra uomo e donna. Immediata la risposta dei vescovi conservatori americani. Una dozzina di loro si è appellata all´arcivescovo di Canterbury, capo della chiesa anglicana, perché annulli la nomina di Robinson.
Robert Duncan, capo della chiesa episcopale americana, ha detto che l´omosessualità, incompatibile con il Vangelo, non può essere riconosciuta al vertice della chiesa. La polemica dura da una quarantina d´anni e rende molto difficile il riavvicinamento tra cattolici e protestanti. Il Vaticano vieta ai gay di amministrare i sacramenti, perché in peccato se hanno relazioni fisiche con altri uomini. Quando era stato nominato arcivescovo di Canterbury, in tempi recenti, Williams aveva dato l´impressione di tolleranza verso i prelati gay. Ma questa tolleranza consiste nell´accettare la loro esistenza, non nel benedire i loro comportamenti.
La "ribellione" americana è preoccupante: non soltanto gli anglicani del Nuovo Continente rappresentano una percentuale molto attiva dei 70-80 milioni di fedeli, ma raccolgono considerevoli capitali per farla prosperare. L´ipotesi di uno scisma preoccupa Williams, che ha invitato alla prudenza. «E´ necessario che siano ascoltate le perplessità di tutti», ha detto, e si è consultato al telefono con la regina Elisabetta. Dai tempi di Enrico VIII il sovrano d´Inghilterra ha l´incarico di «difensore della fede» e una posizione di preminenza nella chiesa d´Inghilterra.
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Dal Resto del carlino
ROMA — Ha vinto la sua battaglia Gene Robinson, ma il caso rischia di scatenare una guerra all'interno della chiesa episcopale americana: l'esito ultimo potrebbe essere addirittura uno scisma. Perché se il sinodo della Chiesa episcopale ha confermato l'elezione a vescovo del New Hampshire del reverendo omosessuale Robinson, la reazione di una ventina di vescovi conservatori e di migliaia di fedeli nel mondo è stata furiosa.
«Giorni difficili»
Tanto che anche l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, capo spirituale degli anglicani, ha parlato di «giorni difficili». Aggiungendo poi: «La mia speranza è che la Chiesa in America e quelle del resto della Comunione anglicana avranno l'opportunità di considerare questo sviluppo prima che vengano prese decisioni significative e irrevocabili in risposta».
La nomina a vescovo del reverendo Robinson è stata caratterizzata dai colpi di scena. E non solo per i risultati della votazione: 62 voti a favore su 107 aventi diritto. Nelle ore immediatamente precedenti, contro di lui erano giunte accuse di molestie sessuali e pornografia, che avevano costretto a una veloce indagine risoltasi poi con l'assoluzione del prelato. Contro Robinson pesava una e-mail inviata da un uomo di Manchester, nel Vermont, al suo vescovo. Nel messaggio, accusava il prelato omosessuale di «averlo toccato in modo improprio».
Circostanza poi respinta. L'altra accusa riguardava un sito per l'assistenza ai gay del quale Robinson era tra i fondatori, tacciato di pornografia. Anche in questo caso il prelato è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti.
Questi avvenimenti hanno ulteriormente turbato le votazioni che si sono svolte a Minneapolis, nel Minnesota, e alle quali il prelato gay si era presentato in compagnia dell'uomo con il quale vive da 13 anni, la ex moglie — dalla quale è separato — e uno dei due figli avute durante il matrimonio.
A decisione presa si prepara la controffensiva. I vescovi conservatori americani hanno convocato una riunione in ottobre con i colleghi di Africa e Sudamerica per organizzare quella che viene definita la «necessaria risposta alla deriva della Chiesa episcopale verso «la falsa dottrina». Ma le proteste vengono anche da altre parti.
Il nuovo sinodo
E c'è chi pensa a creare un nuovo sinodo episcopale per il Nordamerica, chiedendo il riconoscimento a Canterbury. Il Consiglio anglicano americano, un organismo conservatore, ha annunciato una riunione speciale a Plano, in Texas, a inizio ottobre. Al meeting saranno convocati tutti i vescovi ritenuti «moderati» che dovranno confrontarsi su iniziative future. Da parte sua il vescovo della diocesi di Pittsburgh, Robert Duncan, con altri dissidcenti, ha chiesto l'intervento dei 38 leader della comunione anglicana in tutto il mondo, i cosiddetti «primati», chiamati a esprimersi su questa «crisi pastorale».
Silvia Mastrantonio
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Da Libertà
Tempesta nella chiesa episcopale Usa
La nomina vescovo gay: ortodossi verso lo scima
WASHINGTON L'elezione del reverendo americano Gene Robinson, dichiaratamente gay, a vescovo episcopale dello stato del New Hampshire, è stata accolta da una valanga di polemiche e soprattutto dalla minaccia di scisma della frangia ortodossa della chiesa episcopale Usa, il ramo statunitense della chiesa anglicana. Il successo di Robinson, eletto dopo una serie di colpi di scena, è una prima assoluta nella storia della cristianità e contribuisce ad alimentare le speranze dei gay e delle lesbiche americane, non di rado cristiani protestanti. Sono in molti ad attendere con ansia la decisione della Corte suprema del Massachusetts, chiamata a pronunciarsi su una causa di sette coppie omosessuali che rivendicano il diritto di sposarsi con la «persona di propria scelta». Nell'estate a stelle e strisce 2003 dove impazzano i programmi televisivi solo "per loro", dove le prime coppie gay partono per il Canada (le province dell'Ontario e della Columbia Britannica hanno iniziato a distribuire licenze matrimoniali unisex), ha infuocato l'atmosfera la vicenda del pastore Robinson, sposato e diviso, con due figli, fidanzato da 13 anni con un uomo, diventato ora addirittura vescovo. A gettare un po' di benzina sul fuoco ci aveva già pensato George W. Bush, il presidente degli Stati Uniti, che prima di partire per le vacanze, alla fine di luglio, aveva dichiarato il matrimonio «un'unione sacra tra un uomo e una donna» da proteggere attraverso la Costituzione. L'ala conservatrice della chiesa episcopale, una branca della chiesa anglicana che conta negli Stati Uniti oltre 2 milioni di fedeli e raccoglie oltre il 50% dei gay americani, ha tentato di fermare fino all'ultimo l'elezione del pastore di 56 anni. Al termine di una lunga ed estenuante maratona elettorale, nella House of Bishops della chiesa episcopale di Zion a Minneapolis, nel Minnesota, Robertson è diventato vescovo con 62 voti su 107. Numerosi i colpi di scena, tra cui quello delle accuse di molestie sessuali rivolte a Robinson proprio quando stava per essere eletto, lunedì. Il candidato vescovo è stato poi scagionato, ieri, dopo un'inchiesta-lampo. Subito dopo l'elezione, un gruppo di ultra-ortodossi ha paventato il ricorso in appello per annullare la nomina che a loro avviso va decisamente «contro la fede anglicana». Un documento è stato sottoscritto da 18 vescovi conservatori ed è stato inviato a tutte le congregazioni degli Stati Uniti e del mondo per ottenere l'appoggio nella battaglia contro Robertson. Un gruppo di conservatori si è già dato appuntamento ad ottobre per decidere sul da farsi alla vigilia dell'investitura ufficiale di Robertson in calendario a fine novembre. La reazione dei conservatori «è l'unica nota negativa in questa giornata di gioia, ma non credo che la mia elezione potrà creare problemi o scismi», ha commentato subito dopo la nomina Robertson che aveva al suo fianco il suo compagno Mark Andrew, e una delle figlie, Ella. Il neo vescovo spera che la sua nomina «possa servire d'esempio per altre confessioni», perchè «i gay e le lesbiche devono essere accettati come parte integrante della chiesa». Il ruolo degli omosessuali nella chiesa protestante e la minaccia di uno scisma percorrono la storia della chiesa protestante dagli Anni '60, non solo tra gli episcopali, ma anche tra i presbiteriani e i metodisti.
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Da Liberazione
Minaccia di scisma contro il vescovo gay
Il sinodo degli anglicani Usa conferma a maggioranza l'elezione di Gene Robinson.
Il clero conservatore convoca un'assemblea internazionale per ottobre
Un mese fa, quando l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, trangugiando amaro, convinse l'amico Jeffrey John, gay dichiarato, che era meglio rinunciare alla nomina a vescovo di Reading, in Oxford, pur di evitare lo scisma nella Chiesa anglicana, disse che dopo quella dolorosa rinuncia ci voleva «una pausa di riflessione per tutti». Ma per lui, che è il primate di 77 milioni di cristiani "della regina" sparsi per il mondo, la quiete è durata meno di trenta giorni. Adesso la minaccia di una lacerazione proviene dagli Stati Uniti e per la stessa ragione, l'elezione del primo vescovo dichiaratamente omosessuale. E stavolta l'interessato non sembra davvero pronto alle dimissioni. Il Sinodo degli episcopaliani - gli anglicani americani -, alla fine di un tormentatissimo confronto, ha convalidato la scelta a vescovo nello stato del New Hampshire del reverendo Gene Robinson, 56 anni, sposato e padre, divorziato e ora convivente con il quarantenne Mark Andrew.
La candidatura era già passata attraverso il fuoco nell'assemblea che riunisce i rappresentanti del clero e del laicato, secondo le norme canoniche anglicane: a favore i laici di 63 diocesi e i religiosi di 65, contrarie una trentina di comunità, altre 25 rimaste incerte. Martedì scorso l'assemblea dei vescovi, chiamata a dire l'ultima parola, ha eletto Robinson con una maggioranza di 62 contro una rumorosa opposizione di 42, in un clima incandescente in cui non sono mancati i colpi bassi che sono arrivati via email. Un fedele del Vermont ha scritto al proprio vescovo che Robinson lo aveva toccato con pretese sessuali e che aveva anche fondato un sito web pornografico. Voto rinviato, indagine affidata a monsignor Gordon Scruton, vescovo del Massachusset, e alla fine la completa assoluzione del reverendo perché il suo gesto non c'entrava con il sesso mentre il gruppo religioso incriminato per il porno non aveva rapporti con lui da molti anni. Assolto dai sospetti, il sacerdote si è ritrovato finalmente vescovo ma nel pieno della bufera. L'Anglican american council, braccio conservatore della Chiesa, ha annunciato che riunirà ad ottobre una speciale assemblea internazionale per prendere decisioni clamorose visto che «il Sinodo si è diviso da milioni di anglicani nel mondo», come ha sostenuto monsignor Robert Duncan, capo della diocesi di Pittsburg. I tradizionalisti non fanno mistero sulla volontà di fondare una chiesa separata chiedendone il riconoscimento proprio a quell'arcivescovo di Canterbury che si trova nuovamente a fronteggiare la sollevazione di molti vescovi. Nel precedente caso inglese erano stati soprattutto gli anglicani della Nigeria (17 milioni) a minacciare la rottura, adesso oltre ad una parte dei due milioni di episcopaliani Usa, alzano la voce il presidente dell'episcopato indiano, quello della Malaysia senza contare le orecchie ancora sensibili delle diocesi inglesi. Non per caso il sito della britannica Bbc ha aperto il dibattito sulla nomina del vescovo omosessuale. Il leader del sinodo statunitense, Frank Griswold, ammette che «il momento è difficile» e ci vuole rispetto per tutte le posizioni. Anche il neo-eletto Robinson riconosce che sono giorni duri ma sottolinea il significato della propria elezione per «l'inclusione di gay e lesbiche nella vita della chiesa». E' lui infatti il primo vescovo omosessuale dichiarato, unico tra tutte le chiese cristiane, ovviamente compresa quella cattolica. Si è battuta così la mezza verità che tra gli anglicani faceva ammettere un prete gay (purché casto) ma non gli consentiva di far carriera. I reazionari agitano le condanne bibliche contro l'omosessualità, i progressisti considerano invece la questione come banco di prova per la leadership ecclesiale. L'arcivescovo Williams, da poco eletto a Canterbury con una fama di innovatore, sa bene che a soffiare sullo scisma sono i suoi nemici conservatori e che certe opposizioni all'elezione di un vescovo gay - come aveva denunciato il 6 luglio - sono «nauseanti». Proprio per questo commenta con prudenza gli avvenimenti d'oltreocano. «Spero - dichiara - che la Chiesa americana e la comunità anglicana abbiano la possibilità di discutere gli sviluppi prima che siano prese decisioni irrevocabili». Insomma, fermate lo scisma.
Fulvio Fania
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Da L'Unità
Nominato vescovo gay
Ora si rischia lo scisma
LONDRA Gene Robinson è stato nominato definitivamente vescovo della diocesi del New Hampshire. È il primo prelato dichiaratamente gay a ricoprire una carica ecclesiastica così elevata. La decisione del sinodo della Chiesa episcopale americana, che raccoglie oltre 2 milioni di cristiani anglicani, riunito a Minneapolis nel Minnesota, è arrivata dopo un lungo e rovente dibattito con i membri più conservatori. Il voto, previsto inizialmente il 4 agosto scorso, era stato rimandato per le accuse di pornografia emolestie sessuali cadute sulla testa del prelato. Dopo una rapida indagine interna che ha scagionato completamente Robinson, l’assemblea ha affidato il nuovo incarico al 56enne reverendo, la cui investitura avverrà ufficialmente a novembre. Quello compiuto ieri è un passo definitivo sulla strada del riconoscimento del diritto di cittadinanza degli omosessuali all’interno della Chiesa episcopale americana. Ma le polemiche non sono destinate a spegnersi: il Consiglio anglicano americano, l’ala «moderata» della Chiesa episcopale, ha annunciato la convocazione di una riunione speciale a Plano, in Texas, ad inizio ottobre dei vescovi conservatori per decidere il da farsi. Di fronte al pericolo di uno scisma, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, capo dei 77 milioni di anglicani sparsi nel mondo, ha chiesto alla chiesa americana e alla comunità tutta di riflettere «prima di prendere decisioni irrevocabili».
Robinson aveva raggiunto il Minnesota accompagnato dal suo compagno, Mark Andrew, con il quale convive da tredici anni, dall’ex moglie e da una figlia, Ella. Quest’ultima, ascoltata dalla Commissione episcopale incaricata di valutare la nomina, lo ha definito «un uomo buono e un buon padre». Il valore della storica decisione travalica, ovviamente, i confini delle gerarchie ecclesiastiche nel momento in cui si è aperto, negli Stati Uniti e in Europa, il dibattito sull’opportunità di formalizzare di fronte alla legge il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
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Da Il Riformista
7 Agosto 2003
ANGLICANI
Il sesso degli angeli e quello dei vescovi
Archiviata - senza soluzione - la discussione su quello degli angeli, il nuovo nodo teologico e iconografico che sta togliendo il sonno a milioni di credenti sparsi per il mondo riguarda il sesso dei vescovi. Disquisizione che, se coinvolgesse il clero cattolico romano, sarebbe persino più astratta ed esteticamente oziosa della prima, quasi rinascimentale, visto che la Chiesa di Roma vota all'astinenza sessuale i suoi «pastori di anime». Ma trattandosi di vescovi anglicani, che come in altre confessioni cristiane possono sposarsi e avere regolarmente figli, e trattandosi, soprattutto, di vescovi gay, che pure la Chiesa anglicana cerca di orientare al celibato, la disputa arriva al cuore della questione dei diritti degli omosessuali - tra cui il matrimonio, per rimanere all'aspetto più eclatante e controverso - che negli ultimi giorni ha registrato il doppio affondo di George W. Bush e Joseph Ratzinger.
Anche per queste ultime uscite «omofobiche», la nomina a vescovo del New Hampshire del reverendo Gene Robinson - pastore 56enne che dopo essersi sposato e aver fatto due figli ha scoperto di essere un «proud gay» - rappresenta una svolta di cui si avverte la portata storica, ma non si è in grado di misurare gli effetti, anche geo-politici, che ne deriveranno. Lo sa bene l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, capo della Chiesa anglicana (circa 77 milioni di fedeli nel mondo, il ramo episcopale americano ne rappresenta poco più di 2). La scelta dei vescovi Usa avrà senz'altro un «impatto significativo» - ha detto il liberal bishop - anche se «è troppo presto per dire» quali saranno le sue conseguenze. «Dobbiamo stare attenti nel prendere decisioni valide nel nostro mondo e nella nostra società ma che potrebbero costituire un vincolo per la nostra chiesa altrove».
Chiara l'allusione di Williams ai settori più conservatori della chiesa anglicana, soprattutto asiatici e africani, che già per la nomina - poi inibita e sfumata - del pastore gay Jeffrey Jhon a vescovo di Reading, avevano minacciano lo scisma. Allora si trattava, però, di una specie di prova generale. Ora il tabù è stato rotto.
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