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| Nominato il primo arcivescovo gay dichiarato: è anglicano |
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| La nomina del primo arcivescovo gay ha la stessa portata storica di quando, 27 anni fa, la chiesa protestante aprì le sue porte al sacerdozio femminile. |
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| Mercoledì 06 Agosto 2003 |
| di Giorgio Lazzarini |
| in Religione |
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Minneapolis, Piangevano tutti ieri sera al sinodo dei vescovi episcopali. C'era chi piangeva di gioia autentica per la nomina dell'arcivescovo Gene Robinson del New Hampshire. E c'era chi piangeva di rabbia mal celata per aver fallito nell'operazione "discredita moralmente il candidato gay".
Ma ora Gene Robinson è aricvescovo ufficialmente e a pieno titolo. Non sono bastate le accuse dell'ultimo minuto di persone comparse dal nulla che lo accusavano una di averlo toccato durante una assemblea episcopale e l'altro di aver partecipato come commentatore ad un sito per i problemi del coming out, il quale sito aveva dei link a siti erotici (ah... il puritanesimo!).
La nomina del primo arcivescovo gay ha la stessa portata storica di quando, 27 anni fa, la chiesa protestante aprì le sue porte al sacerdozio femminile. E' il segno di una chiesa viva, che si rinnova e che accetta le sfide e le stenzioni tra innovazione e conservazione per rispondere ad una società che cambia. Certo, i tradizionalisti, soprattutto vescovi del terzo mondo, non accettano la nomina e minacciano lo scisma pur di mantenere pura la loro visione delle scritture. Ma il fatto che i rappresentanti delle società più avanzate come Usa, Uk e Canada siano a favore della nomina fa capire come il background culturale sia profondamente diverso. Mentre i primi si rivolgono all'interpretazione delle scritture, i secondi nei loro commenti prendono in considerazione la posizione dei milioni di fedeli gay e lesbiche ai quali vogliono riconoscere la stessa dignità specifica riservata agli altri fedeli. E quindi se un pastore con moglie può diventare vescovo, perchè non può un gay con una relazione sentimentale che dura da decenni?
E così mentre il primate della chiesa anglicana invita a calmare gli animi e moderare i toni prima di parlare, una donna pastore che ha partecipato al voto rivela che questa nomina, come quella della prima vescovo donna "sono punti di svolta per la giustizia sociale. Le fondamenta della chiesa non crolleranno per questo voto, come non crollarono 27 anni fa per l'apertura alle donne".
Mentre il rabbino Horowitz ha commentato la nomina dal punto di vista interreligioso "La nomina di un vescovo apertamente gay tra gli episcopali fornirà fede e speranza per innumerevoli persone nella comunità GLBT e aiuterà coloro che portano avanti un discorso di giustizia nelle altre fedi".
Silenzio a dir poco gelido da parte del Vaticano, nella a dir poco imbarazzante posizione di aver definito una settimana fa "segno del demonio" le relazioni tra persone omosessuali mentre altre chiese cristiane, che quindi si rifanno alle stesse scritture e agli stessi valori (per non parlare dello stesso Dio), ne consacrano la dignità con la nomina a vescovo di "uno di quelli".
giorgio lazzarini
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