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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
«Dio benedice la nostra unione carnale»
«Dio benedice la nostra unione carnale»
Due lesbiche cattoliche, prossime a celebrare un patto d’amore, hanno provato molta amarezza dopo gli attacchi di Ratzinger.
Martedì 05 Agosto 2003
di La redazione di Gaynews
in Religione

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di Delia Vaccarello

L’odio della Chiesa. I credenti gay hanno ricevuto una frustata micidiale. Il documento della Congregazione per la dottrina della Fede firmato dal cardinale Ratzinger è efferato nei toni e nei modi. Dichiara che le unioni gay sono contrarie alla morale, disordinate, assolutamente da non approvare, devianti, nocive. Il cardinale prescrive ai gay la castità. Molti omosessuali e tra loro molti cattolici hanno fatto una fatica enorme a superare il senso di colpa indotto da tali definizioni e dalle onseguenti pratiche di esclusione. Hanno sofferto: la solitudine, l'angoscia, la mostrificazione di sé. Credendo la morale della Chiesa l'unica morale possibile, si sono vergognati dinanzi a tutti. Difficilissimo è stato instaurare con i propri cari un clima sereno. Ma non impossibile, anzi. Molti gay oggi sono felicemente inseriti nel tessuto vivo della nostra società. La Chiesa vuole distruggere tutto questo. È un segno di debolezza, di quelle che hanno animato nei tempi bui della Storia le più efferate persecuzioni. Rispondiamo all'odio mostrando la realtà dell'amore di Emma e Germana prossime a celebrare un patto d’amore dinanzi a Dio (cerimonia cui la Chiesa non dà valore), desiderose di prendere un bimbo in affidamento, innamorate, attive in un gruppo di gay credenti, al lavoro in ambiente ecclesiastico. Unite «in una sola carne». «L'uomo e la donna saranno una sola carne». Ratzinger riprende questa frase della Genesi, e la pone a fondamento del matrimonio eterosessuale. Che cosa vivete tu e la tua compagna quando siete «una sola carne»? La bellezza e l'intensità dell'amore vero. L'amore che si dona e che si riceve. L'amore tra due persone che si amano non solo dichiarandosi l'amore, ma donandosi l'una all'altra, diventando e sentendosi «una sola carne». E tutto questo anche dopo anni di rapporto, anzi soprattutto. Quando siete una sola carne pensate di essere nocive alla società? Pensiamo di non essere nocive alla società non solo quando siamo una sola carne, ma nemmeno nella nostra vita di tutti i giorni, al lavoro, in famiglia, tra gli amici. «Nociva è la mancanza di carità». Germana, che cosa è cambiato nella tua vita quando ti sei innamorata? È cambiato tutto. Ame è successo a 40 anni. Interiormente mi sono sentita e mi sento forte. Non penso più che l'amore non esista. Mi rapporto meglio con me stessa e con gli altri. E questo è fondamentale per vivere serenamente. Mi sono innamorata quando sono stata in grado di amare con tutta me stessa e di essere amata così come sono. Ti sei mai sentita contro-natura? No, mai. Da adolescente mi sono chiesta: «Cosa mi sta succedendo?». Molto presto mi sono data una risposta. L'attrazione verso una persona del mio stesso sesso era per me la certezza di non essere eterosessuale. Nonostante questa chiarezza, ho vissuto l'eterosessualità e con un disagio insopportabile. Hai provato il senso di colpa dovuto ad una concezione che penalizza l'amore omosessuale? Che sofferenze ti ha inflitto? Lo hai superato? Ho avuto una grande fortuna: una famiglia che non mi ha fatto mai sentire in colpa. Questo atteggiamento di comprensione mi ha sempre aiutata. A volte ho vissuto una forma di incoerenza dentro di me: mi sono sentita in dovere di nascondere il mio essere lesbica pensando che avrebbe creato problemi agli altri. Al lavoro ancora mi succede di «dover essere diversa», ma vivo questa situazione come un malessere «da sopravvivenza lavorativa». I miei colleghi sanno di me, la direzione no. Dopo 13 anni di lavoro nello stesso ufficio mi ritrovo a sopportare argomenti discriminatori verso i gay. Lavoro in ambiente ecclesiastico. Per la chiesa l'omosessualità è un fenomeno inquietante e contro natura. Siete lesbiche cattoliche, attive nel gruppo gay credenti di Roma «Nuova Proposta». Che cosa ha suscitato in voi questa definizione? Molta amarezza. La Chiesa cattolica in questi 8 mesi del 2003 si è «accanita» contro le persone omosessuali. Non valuta che sappiamo distinguere il bene dal male, siamo in grado perfettamente di amare, viviamo rapporti duraturi, siamo impegnati nel sociale e all'interno della Chiesa stessa. Tanti gli attacchi: Don Franco Barbero è stato ridotto allo stato laicale. A marzo è uscito il Lexicon redatto dal «Pontificio Istituto per la famiglia» che formula giudizi pesanti sulle persone omosessuali. Il Papa più volte ha ribadito il suo «no» alle coppie gay con la stessa fermezza con cui ha detto «no» alla guerra. Pensate che queste definizioni, che Ratzinger considera anche ad uso dei vescovi, possano far soffrire molti giovani cattolici omosessuali? Non solo gli omosessuali. Scrive Ratzinger: «Tali persone sono chiamate, come gli altri cristiani, a vivere la castità». I risultati di un sondaggio richiesto dal Cardinale Ruini sui giovani del Giubileo, i papa-boys, mostrano che i giovani praticanti sui temi della sessualità (rapporti pre-matrimoniali, uso del preservativo ecc.) in larghissima percentuale non seguono «l'insegnamento della Chiesa cattolica». La complementarietà affettiva e sessuale è secondo Ratzinger esclusiva del rapporto maschio femmina. In che modo voi due vi completate? Il nostro modo di amare comprende, in modo totale, le due cose senza fare alcuna differenza. La parte sessuale è, per noi, il completamento di quella affettiva e la viviamo con serenità senza sentirci inadeguate e, tanto meno, in colpa. Sentite che la vostra unione aggredisce e offende una coppia formata da un marito e da una moglie? Assolutamente no! Anzi, coppie di nostri amici eterosessuali ci dimostrano che, attraverso la nostra reciproca amicizia, si può contribuire alla realizzazione di una società senza differenze. Che cosa provate quando assistete a una cerimonia nuziale? Abbiamo partecipato insieme ad una cerimonia nuziale presieduta da un nostro amico sacerdote che sa del nostro legame. Non abbiamo provato nulla che ci potesse far sentire inadeguate in quella circostanza. Tutti gli invitati erano a conoscenza della nostra storia e non poteva che essere un momento bello per tutti. Il nostro progetto è quello di poter «benedire» la nostra unione e su questo stiamo intraprendendo un cammino spirituale che ci porterà, speriamo, l'anno prossimo a realizzare questo desiderio. Il vostro è un amore coniugale? Se amore coniugale significa l'unione tra coniugi che si promettono reciproco amore, sostegno, fedeltà e rispetto, allora il nostro è un amore coniugale. Come immaginate il giorno delle vostre nozze? Lo pensiamo spesso come un giorno pieno di emozioni, con accanto tutti coloro che ci amano davvero. Ma soprattutto lo pensiamo come la realizzazione del disegno divino su noi due. Quello, cioè, di stare insieme e poter vivere cristianamente la nostra relazione aprendoci agli altri. L'abbigliamento? Sobrio per me, Germana, ed elegante per Emma Il vostro rapporto non avrebbe «il dono della vita»: non potete fecondarvi e avere una creatura nata da voi due. Cosa significa questo per voi? Non avendo mai desiderato avere figli nemmeno nelle nostre passate relazioni eterosessuali, il problema non lo percepiamo come un limite. Per chi, invece, vive il desiderio di maternità o paternità, il problema esiste ed è davvero pesante. Per noi l'affidamento familiare potrebbe essere una forma ideale per aiutare temporaneamente una creatura in difficoltà aiutandola a re-inserirsi nella sua famiglia di origine. Dinanzi a lui o a lei avreste paura di essere giudicate secondo il dettato del documento di Ratzinger: immorali e depravate? Assolutamente no. Non c'è altro da aggiungere. Pensate che il vostro amore farebbe violenza alla vostra creatura? Come potrebbe esistere violenza in un rapporto di coppia sereno e rispettoso? Immaginiamo la sua crescita senza problemi particolari. Una legge di tutela della vostra unione che cosa cambierebbe nella vostra vita? Ci garantirebbe sotto l'aspetto giuridico ma non modificherebbe certamente la sostanza del nostro attuale rapporto di coppia. Ratzinger nel documento dice: il matrimonio non è una qualsiasi unione. Per la Chiesa, dunque, voi siete una «unione qualsiasi». Esistono unioni qualsiasi? Certamente no. Il documento si riferisce anche alle coppie etero che non desiderano un matrimonio sacramentale, ai separati che vorrebbero risposarsi in Chiesa, ai sacerdoti che, lasciato il loro ministero, desidererebbero unirsi sacramentalmente. Il termine unione deve essere rispettato. Perché questo documento della Chiesa secondo voi è così violento? Dopo tanti anni di esperienza all' interno della Chiesa cattolica posso dire che anche noi ancora ci poniamo questa domanda. Sembrerebbe che non vi possa essere altra terminologia se non quella «violenta» delle parole che, a volte, feriscono più di ogni altra cosa. La Chiesa, come sempre, punta sulla «pesantezza» della coscienza umana, sul sempre attuale senso di colpa che ha fatto vivere male o morire tante persone omosessuali e non solo. Ma vogliamo ringraziare tutti i sacerdoti e tutte le suore che da anni stanno dando tanto a tutte le persone omosessuali o separate affinché superino questo peso vivendo una vita di vero amore. Che cosa è per voi l'amore? Svegliarsi al mattino e abbracciarsi davanti ad una tazzina di caffè, aprire gli occhi quando lei si veste, darle il bacio del buon giorno quando va al lavoro, pensare a lei mentre sei al lavoro, mandarci gli Sms quando abbiamo voglia di dirci qualcosa, invitare gli amici a cena, andare a trovare la domenica i nostri familiari, tenerci la mano a messa quando recitiamo il padre nostro, discutere animatamente rispettando le nostre differenze, trovare sempre insieme la soluzione ai problemi grandi e piccoli. E tutto questo all’età di 44 anni, io Germana, e 45, io Emma, dopo tanti anni di vita a due senza mai smettere di desiderare l'altra come l'ossigeno che ci permette di respirare e vivere. Tutto questo in «una sola carne».

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