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| Usa, gay dichiarato diventerà vescovo |
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| Il religioso convive da anni con uomo. La nomina annunciata però è stata rinviata |
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| Martedì 05 Agosto 2003 |
| di l'Unità |
| in Religione |
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di Delia Vaccarello
Forse un colpo di scena, che potrebbe comprometterne definitivamente la nomina, nella elezione del primo vescovo americano episcopale apertamente gay. Il voto di conferma della nomina del vescovo della diocesi del New Hampshire, atteso per ieri a Minneapolis, è slittato dopo che sono emerse accuse di pedofilia e di pornografia nei confronti del candidato vescovo, Gene Robinson, 56 anni. Il portavoce di Robinson, Mike Barwell, non ha voluto fare commenti, limitandosi a dire che il candidato vescovo farà una dichiarazione dopo quella del vescovo che presiede la conferenza episcopale, Frank Griswold. La nomina di Robinson, venuto alla conferenza con il compagno, l’ex moglie e uno dei due figli, viene osteggiata dagli esponenti più conservatori della chiesa episcopale americana, che minacciano una scissione. In Giugno Robinson aveva avuto il via libera dalla sua diocesi del New Hampshire, sabato scorso un gruppo dal peso determinante, il Comitato episcopale preposto alle nomine, ha approvato la sua candidatura, durante i lavori della convenzione generale in corso a Minneapolis. Alla convenzione hanno preso parte 835 deputati in rappresentanza delle 108 diocesi degli Stati Uniti che riuniscono oltre due milioni di fedeli. Fino a oggi Gene Robinson ha lavorato come assistente del vescovo nel New Hampshire, è religioso stimato e padre amato. Divorziato da parecchio tempo, Robinson vive da 13 anni con il suo compagno. In tutti questi anni ha già vinto una grande battaglia, è riuscito a istaurare un clima di stima e reciproco affetto con i suoi cari, vivendo con naturalezza la relazione omosessuale all’interno di una famiglia allargata di affetti. Una delle sue figlie, Ella, che oggi ha 21 anni, ha sostenuto la sua elezione a vescovo insieme alla madre. Per Ella, Robinson è «un uomo buono e un buon padre». Chi lo ha sostenuto descrive l’unione tra il religioso e il suo compagno «una relazione monogama e solidale» che non contraddice il dettato delle Scritture, anzi. Di parere opposto coloro che hanno votato contro. Il confronto che si è tenuto sabato all’interno della convenzione è stato serrato e serio, impegnato e aperto. A tratti drammatico. Il reverendo George Werner, presidente della Casa dei deputati, aveva chiesto ai convenuti di tenere un comportamento all’altezza del compito cui erano chiamati. La tesi dei sostenitori era chiara: votare un vescovo gay dichiarato significa dire al mondo che la Chiesa è aperta a tutti, che è un luogo d’amore accogliente, un’istituzione che non esclude sulla mera base del pregiudizio. Significa dire che la Chiesa è solida, in grado di farsi servire da un cristiano esemplare, qual è Robinson. Altri gli argomenti degli oppositori: per questi l’elezione di Robinson lancia al mondo un segnale sbagliato. Eleggere Robinson vescovo equivale a dire che il sesso fuori dal matrimonio eterosessuale è un comportamento retto e non riprovevole. Sostengono, gli oppositori, che la Bibbia condanna l’omosessualità senza incertezze e che elevare un gay dichiarato al compito più alto all’interno della Chiesa vuol dire approvare un comportamento peccaminoso. I deputati della Chiesa episcopale sono riusciti a ottenere un confronto aperto che non ha mai assunto i toni da crociata e, questo, riteniamo, sia già un traguardo davvero soddisfacente. Dopo il voto, Werner si è detto orgoglioso: «Oggi abbiamo visto la Chiesa al suo meglio. Alcuni hanno provato un profondo smarrimento, altri una gioia intensa, ma il loro comportamento è stato perfetto». Segno che, qualunque siano le opinioni, il rispetto deve essere il primo dei valori. Le reazioni non sono state tutte serene. Molti vescovi anglicani, in particolare quelli africani, hanno fatto pressione per non approvare la candidatura. Insieme a loro, altri hanno paventato la frantumazione della «famiglia anglicana». Il meccanismo che presiede la votazione di un vescovo è piuttosto complesso, poichè i deputati sono divisi in gruppi di laici e di uomini religiosi. A Robinson per «vincere» manca una manciata di voti. Ma noi crediamo che Robinson abbia già vinto. I contenuti drammatici di alcuni dei suoi detrattori, il fatto che abbiano paventato numerosi abbandoni dei fedeli a seguito dell’elezione del religioso gay, la necessità di agitare lo spauracchio dimostrano che costoro hanno paura. La paura non gestita, il mettere paura agli altri, non si addice a chi ha il compito di confortare nel momento di un eventuale smarrimento. Robinson risponde che la Chiesa non metterà in fuga nessuno: «Prego tutti i giorni perchè nessuno vada via, a tenerci insieme è la fede in Gesù Cristo, è il valore supremo. Niente conta di più» Questo articolo ha ricevuto 168 visite.
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