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| Elena Loewenthal: "Ma la Bibbia tace" |
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| "Avvicinarsi al testo può anche produrre la meravigliata scoperta che poco o nulla della tenace sessuofobia che ha abitato nella nostra civiltà si riscontra fra le pagine di quella storia antica" |
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| Domenica 03 Agosto 2003 |
| di La Stampa |
| in Religione |
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Ma la Bibbia tace
03 Agosto 2003
di Elena Loewenthal
NELLE «Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali», stilate dal cardinale Ratzinger, l'unione omosessuale è considerata di per sé una condotta immorale e contro natura, in quanto non finalizzata alla procreazione. Il documento ricorda inoltre passaggi delle Sacre Scritture dove le inclinazioni omosessuali sono condannate come «gravi depravazioni».
Parola umana o divina che sia, la Bibbia s'impone con una distanza che è autentico stimolo al confronto, sia esso di studio o devozione. Tale distanza è stata per secoli anche uno strumento di controllo e di potere: avvicinarsi al testo può anche produrre la meravigliata scoperta che poco o nulla della tenace sessuofobia che ha abitato nella nostra civiltà si riscontra fra le pagine di quella storia antica.
L'omosessualità è oggetto, in tutto l'Antico Testamento, di tre ricorrenze (due delle quali pressoché identiche) alquanto ambigue e discutibili. Vi è inoltre la storia dell'amicizia affettuosa fra Davide e Gionata, dove i sentimenti sono velati di poesia. Il caso ritenuto emblematico è quello di Sodoma: i perversi abitanti della città impongono a Lot di portar fuori i suoi ospiti, sì che li possano «conoscere». Il verbo indica in ebraico anche quel tipo di conoscenza che si raggiunge solo con l'unione fisica. Ccome osserva Daniele Garrone nel saggio su violenza e trasgressione pubblicato in Eros e Bibbia" (edito da Biblia e l'editore Morcelliana), «l'omoerotismo appare soltanto come un aspetto di una aggressione sessuale ostile nei confronti degli stranieri», ed è «fuorviante parlare di antagonismo dell'autore nei confronti dell'omosessualità». Il punto è il disonore che cade su una città incapace di rispettare la regola universale dell'ospitalità verso lo straniero, e usa invece violenza contro di lui.
Vi è poi il versetto in Levitico 18, 22 (ripetuto in 20, 13), che dice letteralmente: «Con il maschio non giacerai come ci si giace con la femmina. E' cosa abominevole». Il testo non è affatto esplicito nella direzione che alcuni vorrebbero imboccare. E' lecito suppore che se si fosse voluto condannare inequivocabilmente l'omosessualità, si sarebbe usato un frasario diverso: se non altro perché non è contemplato l'amore fra donne. Garrone conclude che «neppure in questo caso, la Bibbia parla di omosessualità». Stigmatizza infatti un comportamento (o per meglio dire una posizione), non un'inclinazione.
Chiuso il testo sacro, non resta che constatare quanto sia dura a morire la millenaria vicenda della fobia per l'omosessualità.
elena.loewenthal@lastampa.it Questo articolo ha ricevuto 167 visite.
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