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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Don Zega: "Non sono famiglie, ma lo Stato deve riconoscerle"
Don Zega: "Non sono famiglie, ma lo Stato deve riconoscerle"
Per don Zega "Ci debbono essere altri nomi e altri strumenti con cui lo Stato.... offra riconoscimenti e garanzie sufficienti a chi decide di convivere stabilmente con una persona dello stesso sesso"
Domenica 03 Agosto 2003
di La Stampa
in Religione

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IL DOCUMENTO DEL VATICANO SULLE UNIONI GAY Non sono famiglie

03 Agosto 2003

di Leonardo Zega

FORSE non meritava i titoloni di prima pagina e i servizi vagamente accomodanti dei telegiornali, ma il documento vaticano sulle unioni omosessuali merita attenzione e rispetto, anche da parte di chi non ne condivide il contenuto. Tutto è incentrato sull'esplicito richiamo ai cattolici impegnati in politica a non favorire, anzi ad osteggiare, con tutti i mezzi legittimi di cui democraticamente dispongono, la legalizzazione delle coppie gay. Si può non essere d'accordo, ma non ci si dovrebbe rifiutare a un onesto confronto con gli argomenti di carattere religioso, ma anche antropologico e sociale, che vengono proposti con chiarezza e senza imbarazzi; soprattutto «non si può negare ai cattolici - come ha scritto Barbiellini Amidei - il diritto di esprimere le loro rigorose convinzioni in materia». Aggiungendo, però, che «il di più in accanimento può solo scavare altri fossati e di conseguenza creare altre emarginazioni».

Negare che ci sia ancor oggi un notevole accanimento, dall'una e dall'altra parte della barricata, significherebbe rifiutare l'evidenza. Questo contrasto provoca sofferenze e palesi ingiustizie, relegando gli omosessuali nel ghetto dei reprobi o facendone una sfacciata bandiera nella battaglia contro l'oscurantismo cattolico. Per quanto la riguarda, la Chiesa ha riconosciuto lealmente d'aver assunto in passato atteggiamenti contrari al Vangelo; ci sono tuttavia resistenze ancora vivaci al pieno riconoscimento del diritto di cittadinanza cristiana per gli omosessuali credenti (e non sono pochi).

E' morto giusto un mese fa uno dei più importanti teologi moralisti italiani, don Leandro Rossi. Per anni aveva insegnato la sua materia e scritto saggi di riconosciuto valore scientifico. Tra le cause del suo improvviso e spontaneo abbandono dell'insegnamento e della ricerca, avvenuto una ventina di anni fa, c'è anche la sua battaglia contro la discriminazione nei confronti degli omosessuali. Attaccato aspramente, reagì col silenzio e la dedizione ai poveri. La stampa cattolica che conta lo ha ripagato ignorandone completamente la morte.

Sul fronte opposto, non si comprende l'ostinazione con cui si vogliono equiparare, a tutti gli effetti, unioni gay e famiglie tradizionalmente intese. Ci sono, ci debbono essere altri nomi e altri strumenti con cui lo Stato, senza pretendere di regolare relazioni e rapporti anche privatissimi, offra riconoscimenti e garanzie sufficienti a chi decide di convivere stabilmente con una persona dello stesso sesso, come ricorda lo stesso documento vaticano. Matrimonio e famiglia sono però altra cosa: per forza di natura e per la diversa funzione sociale che svolgono. Ed è solo a partire da questa evidenza che si possono costruire rapporti più corretti tra omosessuali e società.

leonardo.zega@stpauls.it

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