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| Scoppola: quella del Papa è la legge morale ai politici spetta mediare |
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| Il cattolico moderato: «Forzatura parlare di matrimoni, ma questo non esclude che ci siano riconoscimenti economici, di responsabilità reciproca» |
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| Domenica 03 Agosto 2003 |
| di Corriere della Sera |
| in Religione |
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IL DIBATTITO SUI GAY / Il cattolico moderato: «Forzatura parlare di matrimoni»
Scoppola: quella del Papa è la legge morale ai politici spetta la mediazione con la società
MILANO - «Guardi, l’importante è che non si usi un problema religioso o di coscienza come pretesto per una contrapposizione politica, come quando la Lega voleva il Crocifisso obbligatorio nelle scuole...». Pausa. Lo storico Pietro Scoppola, 76 anni, grande figura del «cattolicesimo democratico», si concede una sorriso ironico, «...anche se temo avverrà così, ci sarà la gara a chi è più cattolico». Allora, professore: il cardinale Ratzinger scrive che «il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale». Di più: sarebbe «gravemente immorale» favorire il riconoscimento legale delle coppie gay. Risulterebbe «nocivo per il bene comune della società». Che faranno i parlamentari cattolici? «Beh, anzitutto c’è da dire che la legge morale proposta dalla Chiesa non può coincidere sempre con la legge dello Stato, su questo c’è una consapevolezza ormai matura. Perché la legge dello Stato è un punto di sintesi fra tanti orientamenti e spinte diverse. E un politico bravo cerca questo equilibrio nel buon senso...». E come la mettiamo con la «legge morale naturale?» «Magari dal punto di vista culturale sarà anche interessante discuterne, però sul piano politico sono questioni complesse che non hanno soluzioni semplici né si risolvono con le contrapposizioni dottrinali o ideologiche. Del resto la legge rispecchia necessariamente quello che la società è diventata, si devono valutare in modo equilibrato le questioni concrete». E l’intervento della Chiesa, allora? È una interferenza? «Ma no, anche questo è un equivoco che va eliminato, se non dicesse così la Chiesa non farebbe la sua parte. Semmai dovrebbe fare di più sul piano formativo, creare alla base della società motivi di tensione etica più forte, pensi solo ai guasti creati dalla tv. Guai se ci fosse la convinzione che basta un intervento legislativo per risolvere la faccenda. Il fenomeno c’è lo stesso, non si cancella per legge, ed è una realtà di cui lo Stato deve tenere conto». Quindi? «Quindi è legittimo e doveroso chiedere a un cattolico di essere il più possibile coerente con i propri valori. Ma il politico deve porsi il problema della convivenza nella società, della tolleranza, del rispetto reciproco...». Appunto. Che problema c’è se una coppia omosessuale vuole essere unita in matrimonio? «Ecco, secondo me il punto è proprio pensare alle coppie gay unite "in matrimonio". Intervenire perché siano garantite situazioni che ci sono, mi pare giusto. Ma assumere come modello il matrimonio mi sembra improprio, una forzatura. Questo non esclude che ci siano riconoscimenti economici, di responsabilità reciproca e così via, ma il matrimonio storicamente è un’altra cosa, altrimenti mettiamo in discussione un modello che oggi è già abbastanza debole di suo...» Non si rischia una discriminazione? «Ma che significa? Togliere diritti a uno perché è omosessuale è una discriminazione. Ma il modo di riconoscere le unioni è un’altra cosa. E un’altra ancora la storia delle adozioni: qui non avrei esitazioni, la legge non può cedere in alcun modo e proprio perché c’è di mezzo un terzo individuo, il bambino, la sua libertà. Non credo gli si potrebbe garantire lo stesso sviluppo d’un bimbo cresciuto da padre e madre». Resta il problema di fondo: c’è una distanza tragica tra la Chiesa e il mondo? «È sempre stato così, che si parli di esigenze evangeliche come la carità oppure di magistero. Per un cattolico esiste un elemento di sfida continua, di tormento, quello che Aldo Moro chiamava "principio di non appagamento". E per la polis è un bene, altrimenti si ripiegherebbe su se stessa e morirebbe: la tensione etica è vitale, in una società democratica». Gian Guido Vecchi Questo articolo ha ricevuto 217 visite.
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